Politica

La “buona” coscienza di Don Verzé

“Andate, insegnate, guarite, mondate i lebbrosi”, così esortava Gesù. E Don Verzé, in attesa di scovare gli ignoranti più bisognosi e i malati più repellenti, acquistava aeroplani: “Per risparmiare tempo e fatiche”. Forse che il Vaticano vieta ai suoi fedeli servitori la promiscuità di un imbarco su velivoli di linea? O è lo stress da check-in che non si addice all’abito talare? Non si sa.

Certo è che lui non cessa di incensare la sua umile persona: avrebbe “donato una sanità dignitosa ai poveri”. Con una bancarotta da 1,5 miliardi di euro, una condanna per abusivismo edilizio e il suicidio del suo braccio destro sulla coscienza? Non importa. Certi preti hanno coscienze accoglienti. Possono santificare qualsiasi difetto o delitto, dalla corruzione alla pedofilia. Finché la tonaca li copre, continuano a fingersi ciò che dovrebbero essere: buoni per antonomasia, per scelta culturale, per professione. Se vengono smascherati e inquisiti, hanno sempre la carta della Croce. Un Golgota gonfiabile da montare nel giardinetto dietro la canonica. San Manigoldo Martire. Il più furbo dei due ladroni.

Il Fatto Quotidiano, 4 dicembre 2011