Scuola

Caro Profumo, ecco dieci proposte per l’Università

Il ministro Profumo si trova davanti un sistema universitario in una situazione molto critica. Le conseguenze della riforma che porta il nome del peggior ministro della Pubblica Istruzione dal dopoguerra ad oggi, si iniziano a sentire ed il sistema già si trova paralizzato da una serie di norme appena varate, da varare e in discussione. A farne le spese, come d’altronde era abbastanza prevedibile, sono le parti più deboli e delicate del sistema: i giovani ricercatori e gli studenti, anche se in realtà tutti risentono del drammatico stallo nonché degli effetti nefasti dei tagli orizzontali ai finanziamenti. Dunque, nell’immediato, più che pensare ad una nuova riforma del sistema universitario, occorre ridare ossigeno a un paziente ormai ridotto in fin di vita. Sembra che questo non potrà avvenire aumentando, in questi prossimi mesi, la spesa e dunque è stato necessario elaborare delle proposte a costo quasi zero: con gli altri redattori del neonato sito Roars (Return on Academic ReSearch – il rendimento della ricerca accademica), che si propone di contribuire allo sviluppo di una discussione meditata e competente sui problemi dell’università e della ricerca, è stato redatto un documento in cui sono illustrati “dieci obiettivi raggiungibili per l’università e la ricerca”.

Se l’attuale congiuntura economica non permette nell’immediato di investire ulteriori  necessarie risorse, queste dovranno essere però trovate nel prossimo futuro per portare la spesa in istruzione avanzata ad essere confrontabile a quella dei nostri famosi “paesi concorrenti” come la Francia, la Germania, l’Inghilterra, ecc. Come ci spiega Francesco Coniglione nel suo “Maledetta Università” per sfatare i luoghi comuni sull’università italiana, e per capire l’origine del suo declino, è necessario considerare attentamente i dati statistici e i raffronti internazionali, come ad esempio i dati Ocse che, quando non vengono opportunamente “normalizzati”, ci pongono sempre nel fanalino di coda per la spesa in istruzione (spesa per studente, spesa rispetto al Pil, ecc.), con anche uno dei più bassi numeri di laureati in percentuale alla popolazione. Questi fatti sono allarmanti e qualsiasi politica riformatrice sana e lungimirante deve porli al centro della sua azione.

Tra le dieci proposte da fare nell’immediato ne vorrei sottolineare due. La prima riguarda il reclutamento di nuovi ricercatori. A questo proposito è necessario ricordare che il corpo docente italiano è il più anziano al mondo e che nei prossimi anni una buona frazione di questo andrà in pensione. Un semplice confronto dell’età dei docenti italiani e dei, ad esempio, francesi, rappresenta la migliore risposta a chi chiede del perché dell’invasione di giovani italiani in Francia nelle discipline tecnico-scientifiche, e in modo speculare spiega il drammatico problema delle nuove generazioni. L’ondata di pensionamenti dei docenti assunti con la famosa ope-legis del 1980 sta iniziando ora, ma questa situazione non si profila come l’apertura delle porte a un’immissione di nuove leve, quanto piuttosto ad un sottodimensionamento del sistema universitario, nel prossimo futuro, rispetto a quello attuale. Il problema chiave è, infatti, rappresentato dai tagli di bilancio, a causa dei quali solo una piccola frazione delle posizioni dei pensionati sarà di nuovo disponibile.

In aggiunta, l’attuale riforma prevede una serie piuttosto ampia di decreti attuativi che servono per fissare i criteri di selezione dei candidati, delle commissioni, ecc.: ogni decreto, se mal scritto, può generare ricorsi. Insomma se non s’interviene con urgenza e competenza, almeno sulla parte normativa è possibile farlo a “costo zero”, la paralisi attuale si trasformerà rapidamente in una catastrofe epocale con una diminuzione del 20%-30% dei docenti, un ulteriore aumento dei “precari” ed il definitivo taglio delle possibilità di carriera di un paio di generazioni di giovani ricercatori.

Il secondo tra i dieci punti di Roars su cui vorrei richiamare l’attenzione, riguarda il diritto allo studio. In particolare, è necessario garantire la borsa di studio a tutti gli aventi diritto, su tutto il territorio nazionale, con condizioni di accesso chiare e uniformi nel Paese: questo in quanto molti studenti che rientrano nella categoria di coloro che avrebbero diritto a ottenere una borsa di studio non l’ottengono per carenza di fondi. Di conseguenza è necessario un consistente aumento del finanziamento statale poiché il fondo previsto per il 2012, pari a 150 milioni di euro, è insufficiente a coprire il numero attuale di borsisti e assolutamente al di sotto dei livelli di spesa europea (in Francia e Germania pari ai 2 miliardi di euro). In parallelo è necessario un consistente investimento nelle residenze universitarie per sostenere la mobilità degli studenti: solo il 3% della popolazione universitaria beneficia di posto letto e il costo dell’alloggio è quello che pesa maggiormente sul budget di spesa di uno studente.

Se nell’immediato è dunque urgente intervenire a costo quasi zero, nel prossimo futuro è necessario mettere a punto una politica di intervento mirata ed efficiente, che da una parte non soffochi o blocchi definitivamente sotto il peso di altre norme, regole e leggi il sistema universitario ma che d’altra parte cerchi di risollevare le sorti di un settore vitale per il futuro del paese.