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Il collettivo Bartleby: “Il Comune di Bologna ci ha abbandonato”

L'assessore Ronchi: "Non chiudiamo le porte in faccia a nessuno e il tempo c’è ancora, ma se vogliono che si ricominci a dialogare devono dichiarare che non occuperanno più la Sala Borsa"

“Ricondurre al collettivo di Bartleby quanto accaduto in merito a Santa Insolvenza e all’occupazione del Cinema Arcobaleno è un’inesattezza. Il movimento che si è attivato a Bologna è qualcosa di eterogeneo, cittadino e composto da centinaia di persone. E’ evidente quindi che non sia sovrapponibile né al nostro, né agli altri centri, a meno che Bologna non abbia il collettivo più numeroso d’Italia. Noi siamo sempre stati parte di ciò che si muove in città, ma questo non esaurisce quello che siamo”.

Così i ragazzi di Bartleby hanno risposto al passo indietro del Comune di Bologna, che dopo essersi offerto di trovare un nuovo spazio al collettivo studentesco, vista la scadenza dell’accordo con l’Università, ci ha ripensato, attribuendogli la responsabilità dell’occupazione abusiva del Cinema Arcobaleno l’11 novembre.

A settembre, infatti, l’accordo per gli spazi di via Petronio Vecchio 30 è scaduto e l’Assessore Ronchi, riconoscendo il valore culturale degli eventi organizzati dal collettivo, si era proposto di trovare una soluzione. Poi, però, Bologna è stata teatro delle attività della neonata Santa Insolvenza, protettrice dei precari, che hanno fatto infuriare l’amministrazione cittadina.

Così ieri sera il movimento della Santa è rimasto chiuso fuori dalla Sala Borsa, sede di abituali appuntamenti per discutere e pianificare iniziative e attività, e ora il collettivo Bartleby rischia “la casa”.

Accusato di ciò che è accaduto, infatti, sembra che per il Comune di Bologna il valore culturale delle sue attività sia passato in secondo piano e, se nessuno interviene tempestivamente, il collettivo rischia lo sfratto. “Non vogliono capire” sottolinea Davide “che quel gruppo è composto da centinaia di cittadini eterogenei, che spesso non militano in nessun centro o sigla, ed è riconducibile solo a quel movimento globale che si chiama Occupy Everything. Tutto il nostro lavoro, tutte quelle attività culturali di alto profilo, quelle stesse motivazioni che avevano spinto Ronchi a intervenire ora non esistono più solo per un movimento ampissimo di cui sì, facciamo parte, e le sue azioni?”.

“Noi vogliamo ricordare all’amministrazione che la nostra disponibilità a dialogare è intatta e che la città già una volta ci sostenne, quando il nostro bando era in scadenza e buona parte del mondo politico e culturale cittadino, da Carlo Lucarelli a Ermanno Cavazzoni, dai consiglieri comunali ai sindacati, si unì alla nostra battaglia. E che tutti coloro che ci apprezzano ci sono vicini e nei prossimi giorni ci appoggeranno. C’è stata confusione ma tutti sanno che gli spazi sociali sono importanti e che i movimenti cittadini si batteranno per difenderli”.

“Il nostro progetto non può essere eliminato, così come non possono essere cancellati i legami che abbiamo instaurato. Noi continueremo a esistere e a resistere”.

Da parte dell’Assessore alla cultura Alberto Ronchi, però, non tutte le porte sembrano essere chiuse e forse il margine per una trattativa esiste ancora.

“Noi abbiamo interrotto la trattativa perché non abbiamo apprezzato il comportamento tenuto dal movimento, il Cinema Arcobaleno era uno spazio ancora oggetto di discussione ma loro l’hanno occupato lo stesso” spiega l’Assessore Ronchi. “Siccome facevano parte del movimento avrebbero dovuto impedire che quell’atto fosse realizzato, proprio in virtù della trattativa che si stava sviluppando. Noi non chiudiamo le porte in faccia a nessuno e il tempo c’è ancora, ma se vogliono che si ricominci a dialogare devono, prima di tutto, dichiarare che non occuperanno più la Sala Borsa. E’ ingiusto verso gli altri soggetti che operano in città e verso i lavoratori, che sono costretti a rimanere ben oltre la fine della loro giornata, devono stare lì e aspettare che se ne vadano”.