Cronaca

Enav, Tremonti sentito come testimone<br/>Monti: “Rapida e responsabile soluzione”

L'ex ministro dell'economia è stato interrogato come persona informata sui fatti a seguito delle dichiarazioni dell'ex consulente di Finmeccanica, Cola, e del manager Di Lernia, che lo lo hanno chiamato in causa

“Una rapida e responsabile soluzioni”. E’ quanto si aspetta il presidente del Consiglio, Mario Monti, che segue “con attenzione l’evolversi della situazione di Finmeccanica”. Il premier, con una nota, ha comunicato di aver “concordato con i ministri competenti di verificare con la società stessa che si stiano predisponendo le iniziative necessarie”. E che il governo abbia intenzione di accelerare le cose lo dimostra la nomina dell’amministratore unico all’Enav di Massimo Garbini. In serata l’appello del segretario Pd Pierluigi Bersani: “Ora dimissioni dei vertici di Finmeccanica”

Oggi, inoltre,  è stato reso noto che anche l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è stato sentito dai pm come persona informata dei fatti. L’ex capo di via XX Settembre ha riferito di aver avuto “un solo ed unico incontro con Cola nello studio di Giulio Andreotti dove ero stato invitato a parlare di Europa”.

Tremonti ha specificato in una nota di esser stato sentito “esclusivamente per una dichiarazione di Lorenzo Cola” e di aver precisato “quanto segue: durante il periodo di opposizione al governo Prodi sono stato invitato dal Senatore Giulio Andreotti nel suo studio a palazzo Giustiniani per un colloquio sull’Europa. In quella sede e solo in quella sede, non altrove e non dopo, ho avuto occasione di incontrare Cola. Fattami dal Cola l’ipotesi di un viaggio negli Stati Uniti d’America ho cortesemente declinato avendo in quel Paese altre, diverse opportunità di incontro. Tutto qua”.

Nel corso dell’audizione dell’ex ministro, sentito a Milano dal pm di Roma Paolo Ielo, il magistrato ha fatto riferimento a un verbale dello scorso 24 agosto. Si tratta di un interrogatorio di Lorenzo Cola, nel quale l’ex consulente di Finmeccanica, in relazione al potere di nomina dei vertici Enav, afferma che “formalmente spettava al Ministero dell’Economia”, ma “sul piano sostanziale la nomina era il frutto di una precisa ripartizione politica. Nell’ultima tornata di nomine fui messo a conoscenza che Matteoli aveva ottenuto un accordo con Tremonti per il quale avrebbe potuto lui decidere le presidenze delle società”.

In un altro interrogatorio, datato 14 settembre, Cola racconta poi di avere incontrato personalmente l’ex ministro su incarico del presidente Pier Francesco Guarguaglini, “presso lo studio del senatore Andreotti”, per discutere del possibile ingresso dei libici in Finmeccanica. Una circostanza che l’ex ministro ha già definito “totalmente falsa”.

Dell’ex ministro dell’Economia parla anche l’imprenditore Di Lernia che il 27 giugno 2011, racconta agli inquirenti che la riconferma di Guido Pugliesi al vertice dell’Enav è dovuta a due canali: l’appoggio di Matteoli, favorito con l’operazione Optimatica; l’appoggio di Marco Milanese, favorito attraverso l’operazione della barca e la somma di 10mila euro mensili che l’imprenditore Angelo Proietti (uno dei titolari della Edil Ars, ndr) gli erogava e che Milanese, secondo quanto mi ha detto Cola, gli richiedeva per pagare un affitto per il ministro Tremonti”. Si tratta di circostanze smentite sia da Milanese che da Matteoli.

Di Lernia, infine, parla dell’ex ministro anche lo scorso 13 luglio sostenendo che Cola, infastidito per le voci di una sponsorizzazione da parte di Milanese della nomina di Flavio Cattaneo alla presidenza di Finmeccanica, gli riferì che “sarebbe andato direttamente da Tremonti a raccontargli tutte le malefatte di Milanese, cosa che, successivamente, nella prima parte del 2010, mi riferì di aver fatto”.

Oggi poi si sono tenuti gli interrogatori di garanzia di Manlio Fiore, direttore commerciale di Selex Sistemi Integrati, e Marco Iannilli, commercialista, arrestati sabato. Il primo, accusato di frode fiscale in relazione a tre fatture per circa un milione e cento mila euro riguardanti lavori mai eseguiti in Qatar, ha negato tutto. “Non mi sono mai occupato del Qatar. Mai fatto false fatture, nè sovrafatturazioni”, si è difeso con il gip. Al contrario ha ammesso che sono false, ossia emesse per lavori mai eseguiti, le fatture per circa 800 mila euro a lui attribuite, Marco Iannilli, il commercialista dominus della ‘Arc Tradè, una delle società che subappaltavano i lavori affidati, senza gara, da Enav a Selex Sistemi integrati.

Ammissioni importanti, quelle di Iannilli: in sostanza, secondo quanto si è appreso, ha riconosciuto che le false fatturazioni servivano per la creazione di fondi neri con cui retribuire manager e politici. Nello specifico, il “fondo nero” costituito con le tre false fatture sarebbe servito per consentire a Lorenzo Borgogni, responsabile (autosospesosi) delle relazioni esterne di Finmeccanica, di acquistare, nel 2009, una tenuta agricola in cambio di un subappalto. Il contratto, però, non andò in porto ed il dirigente restituì la somma a Iannilli. A quel punto Cola avrebbe obiettato che gli 800 mila euro andavano comunque dati a Borgogni e per questo motivo se li fece consegnare. Che fine abbiano poi fatto quei soldi, Iannilli non lo sa.

Giovedì sarà Guido Pugliesi, l’Ad di Enav agli arresti domiciliari, a raccontare la sua verità al gip, presente anche il pm Ielo (che in una intercettazione definisce “il più accanito”, anche se a Milano era “il ragazzetto di bottega del pool Mani Pulite”). Ma già oggi, per bocca dei suoi avvocati, dopo le notizie di presunti incontri nel suo ufficio con rappresentanti “di ogni partito e in particolare di An”, ha smentito: “gli eventuali incontri si sono svolti solo nelle sedi istituzionali”. “Non ho mai ricevuto somme di denaro dal signor Cola, nè da altri. Ora querelo”, dice l’ex senatore Dc, Franco Bonferroni, membro del cda di Finmeccanica, che secondo Cola (“per noi del gruppo era espressione dell’Udc“) avrebbe ricevuto “300-350.000 mila euro in contanti”. Una pioggia di smentite, con conseguente minaccia di querele, arriva anche dai tanti politici i cui nomi ricorrono a vario titolo nelle carte dell’inchiesta: da Marco Follini (Pd) all’ex ministro Matteoli, da Casini (“una vicenda lunare”) al sindaco di Roma Alemanno.