Politica

Gentilini all’opposizione dell’opposizione <br/> “Sì a Monti, ora Maroni al posto di Bossi”

Il vicesindaco di Treviso voce fuori dal coro nel Carroccio: "Speriamo che il nuovo governo cambi questa porcata di legge elettorale. Basta con tutta 'sta gente calata dall'alto, anche nella Lega, che doveva staccarsi prima da Berlusconi"

Il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini

“Ma quali elezioni subito! Non si può andare a nuove elezioni con questa porcata di legge qui! Benvenga invece il governo di Monti, sperando che cambi finalmente anche questa schifosa legge elettorale perché il popolo possa tornare a scegliere chi mandare in Parlamento. Basta con tutta ‘sta gente calata dall’alto. Certo, parlo anche della Lega”. Pensi a un grillino, invece a parlare così è lo ‘Sceriffo’ di Treviso, Giancarlo Gentilini. Un bastian contrario per definizione: se i vertici del Carroccio dicono bianco, lui dice nero. Del tutto coerente quindi il suo gradimento per Monti, a dispetto della posizione ufficiale di Bossi. “La Lega starà all’opposizione? Beh, pazienza, per me doveva andarci anche prima – risponde secco – Non aspettare tre anni inutili in cui non è stato fatto niente. La Lega è nata per essere una sentinella, se non altro ora tornerà ad esserlo”.

In realtà per lo Sceriffo la ‘quadra’, in gergo leghista, sarebbe stata un governo guidato da Maroni, la sua nuova passione politica in perfetta sintonia con Flavio Tosi, l’altro eretico veneto, da lui ribattezzato lo Sceriffino. “Mi sarebbe piaciuto vedere all’opera Maroni, perché sarebbe stato l’unico in grado di guidare un governo politico di transizione in questa fase difficilissima. Non è stato possibile e allora mi va bene anche un Monti, purché faccia le cose che deve fare e rimetta le cose a posto in questo Paese”.

Ma l’appoggio dell’alpino Gentilini all’ ministro dell’Interno va ben oltre, arrivando fino alla soglia del portone di via Bellerio. “Lui è il vero delfino di Bossi ed è ora che prenda le redini del comando della Lega, finora è stato troppo penalizzato” dichiara senza indugio, osando sfidare già nella prossima giunta (com’è accaduto un paio di mesi fa) le ire del sindaco Gobbo, il fidatissimo uomo di Bossi in Veneto: “Non m’importa niente. Io dico quello che penso perché non faccio il politico, faccio il sindaco e sto tutto il giorno in mezzo alla gente e so quello che il mio popolo vuole”. Tradotto: la base leghista, in cui il gradimento per lo Sceriffo rasenta livelli di pura idolatria, vuole un vigoroso cambio di marcia del movimento.

“Io interpreto la volontà popolare – continua Gentilini – e la Lega deve tornare a sentire la gente da cui invece si è allontanata pericolosamente, stando troppo tempo a Roma fra pennichelle, ponentini e abbacchi”. L’immagine di un certo lassismo da Palazzo “che corrompe” è dura a morire ma è anche una delle accuse più frequenti della base leghista verso onorevoli e senatori spediti in Parlamento: partono con il piglio di Attila, dopo due giorni sono già degli agnellini dimentichi. “Anche per questo – insiste lo Sceriffo – la gente vuole tornare a scegliere i suoi rappresentanti, non limitarsi a votare quelli che vengono imposti dall’alto. C’è una grave crisi economica da risolvere e dare prospettive di lavoro ai nostri giovani, andare a votare in questo momento sarebbe molto peggio”. Inutile sottolineare che anche stavolta la posizione di Gentilini sia praticamente unica nel panorama del Carroccio veneto, dove l’ordine di Bossi – “tutti all’opposizione” – è passato senza colpo ferire condiviso da tutti. Anche da Gentilini, anche lui in fondo sta all’opposizione.

di Massimiliano Crosato