Politica

Resisteranno Napolitano e Monti alle minacce di B?

L’augurio è che Napolitano consideri zero le minacce e i ricatti che il Caimano di Arcore va sciorinando nei suoi prevedibili colpi di coda. L’augurio è che Mario Monti faccia altrettanto coi tentativi di invischiarlo in trattative e veti che vogliono garantire all’amico di Putin le uniche due cose che gli stanno davvero a cuore: l’impunità giudiziaria e un potere orwelliano sulle tv (da questi due elementi dipendono infatti le quotazioni in borsa della sua “roba”, Mediaset in primis). L’augurio, insomma, è che Monti mostri coerenza rispetto a quanto detto esplicitamente sul programma (basta privilegi!) e fatto trapelare sui ministri (nessun esponente dei partiti, dodici personalità indipendenti di alto profilo). E che le parole valgano esattamente per il significato che leggiamo nel vocabolario (“privilegio: vantaggio che consente di sottrarsi a determinati obblighi”, secondo il Devoto-Oli).

Quale sia il privilegio dei privilegi è noto anche ai sassi: essere, di fronte alla legge, più eguali degli altri. Fino all’impunità. Di questo privilegio, l’aspirante dittatore dello Stato libero di Bananas ha goduto in modo abnorme, spudorato, insultante per la Costituzione e per i cittadini. E ne hanno goduto di riflesso i suoi complici, i suoi gazzettieri, i suoi ruffiani.

L’altro privilegio, inqualificabile perfino in qualsiasi capitalismo con un residuo di dignità civile, è il regalo munificentissimo fatto ai signori dello “scudo fiscale”: tassazione al 5% anziché al 30% che hanno pagato i ricchi fiscalmente onesti, e nessuna delle multe salatissime ed eventuali sanzioni penali previste per i comuni evasori e riciclatori. Chiedere la restituzione di quel 25% (che frutterebbe al bilancio dello Stato la bella cifra di 27 miliardi) dovrebbe andare da sé. Con l’appendice di una legge draconiana sull’evasione “ordinaria”, senza la quale non ci sarà mai un briciolo di equità ma la logica della rapina, degli amici degli amici e della “legge” del più forte (o più ammanicato, che è lo stesso).

Insomma, i soldi dei “sacrifici lacrime e sangue” si possono prendere da chi le lacrime le ha imposte al paese e il sangue lo ha succhiato a suo profitto, altrimenti la salvezza nazionale non sarebbe più la salvezza di tutti (la “nazione” è innanzitutto il terzo stato) ma dei privilegiati, cui Monti promette di non guardare in faccia. E la giustizia è l’ambito su cui è nata la crisi, che ci portiamo dietro da quasi vent’anni, da quando si è voluto seppellire Mani Pulite anziché prolungarla in un’autentica rivoluzione morale e istituzionale. Farne mercimonio per ottenere il voto del Caimano, ora che il suo potere di menzogne e ricatti è andato in frantumi, sarebbe la più stupida delle rese.