Politica

Governo, Berlusconi punta al rimpasto<br/>per offrire poltrone ai dissidenti

Far dimettere almeno dieci sottosegretari in una prima fase e altri dieci in una seconda per “favorire il rinnovamento della squadra di governo, portando aria nuova, idee nuove”, ma soprattutto per liberare poltrone da usare come merce di scambio con i frondisti più duri che minacciano di votare no sia al rendiconto (martedì) che alla fiducia sul ddl Stabilità. Non conoscendo altri metodi e avendo evidentemente esaurito la cartuccia Verdini che, almeno fino ad oggi, aveva saputo venire incontro alle “necessità” dei malpancisti, ieri Silvio Berlusconi è rimasto per il secondo giorno di seguito chiuso a palazzo Grazioli a far di conto con Gianni Letta e Paolo Bonaiuti sui numeri dell’aula della Camera. Se tutti quelli che hanno preso le distanze negli ultimi giorni dovessero tenere fede alla parola data, alla fine mancherebbero all’appello almeno dieci voti; da 316 dell’ultima fiducia a 306.

Il Cavaliere questi dissidenti li ha risentiti uno ad uno, rendendosi conto che per qualcuno (Antonione, Sardelli, Mannino e Milo, ma anche Santo Versace) la decisione è ormai presa e la richiesta – da parte loro – di un passo indietro per favorire una nuova fase politica non è stata in alcun modo ritirata. Dunque l’unica via per recuperare i voti persi secondo Berlusconi è quella di “dare qualcosa in cambio del voto”, in questo caso una poltrona del governo. E’ ovvio che nessuno di questi dissidenti pensa di poter rimanere a lungo al governo con la maglietta da sottosegretario, ma “sempre meglio un giro breve che nulla”, avrebbe commentato il repubblicano Nucara, con una buona dose di senso dell’umorismo. Ebbene, il Cavaliere però sembra serissimo. E l’idea di far dimettere dieci sottosegretari “che hanno già dato e fatto un buon lavoro”, per far posto a questi malpancisti che gli stanno mettendo a repentaglio la legislatura, è circolata come più che concreta tra le stanze di palazzo Grazioli.

Persino Daniela Santanché l’ha avvalorata non solo come possibile, ma più che percorribile. “Mi sembra assolutamente condivisibile, perché c’è da lavorare sia al governo sia in Parlamento – ha spiegato, già nella parte di chi si dice pronta a lasciare il posto per la causa – ed è sempre più difficile poter fare al meglio entrambe le cose”. Martedì in Aula ”avremo sicuramente i numeri – ha sottolineato- anche perché la nostra è una comunità politica molto responsabile, che sa perfettamente cosa ha bisogno in questo momento il Paese: far approvare più in fretta possibile gli impegni che il presidente Berlusconi ha preso con l’Europa”. “La preoccupazione dell’opposizione – ha rimarcato la sottosegretaria – non è come risolvere i problemi dell’Italia, ma come mandare a casa il premier senza passare dalle urne”. “Spero che presto tutti gli italiani ne prendano coscienza perché – ha concluso – qualsiasi altro presidente del Consiglio, visto che quasi 14 milioni di italiani lo hanno votato, sarebbe un impostore”.

Martedì, comunque, è più che probabile che – per senso di responsabilità e per non lasciare l’Italia in esercizio economico straordinario, come ha sottolineato Napolitano – anche i malpancisti votino il rendiconto economico, ma la vera crisi del governo Berlusconi potrebbe aprirsi già il giorno dopo, quando la seconda asta settimanale dei Btp (la prima sarà già domani) potrebbe non dare i frutti sperati. E, a qual punto, il Capo dello Stato potrebbe agire.