Politica

Maroni fa il rottamatore della Lega <br/> “Dare fiducia ai giovani, il futuro è loro”

Il ministro dell'Interno ieri sera ha animato un'affollata convention di giovani padani a Varese. “Loro - ha detto - hanno vivacità e grande potenzialità". Sulla contingenza nazionale ha escluso governi tecnici. "Per noi c'è solo il voto"

Entusiasmo, creatività, idee nuove. Sono queste le parole d’ordine del discorso che Roberto Maroni ha tenuto ieri sera ad un gruppetto di ragazzi e ragazze, parlando per quattro ore alla riunione del movimento dei Giovani Padani di Varese. Una sorta di manifesto della rifondazione leghista pronunciato davanti ai suoi sostenitori più autentici, i giovani, quelli più puri e liberi da condizionamenti.

Ieri sera il ministro dell’Interno si è intrattenuto fin’oltre l’una di notte con i militanti in erba, che si erano riuniti nella sede cittadina di piazza Podestà per il direttivo provinciale. Un fuori programma, quello di Maroni, che a qualcuno è sembrato stonato in giorni di forte turbolenza economica e politica, ma che lo stesso ministro ha spiegato con l’esigenza di attivare e motivare i giovani, vera risorsa del partito: “Hanno grande entusiasmo, capacità creative e capacità di visione. Perché il futuro è una dimensione in cui loro vivranno”. E poi, sul contenuto della riunione fiume, spiega che: “I giovani hanno vivacità e grande potenzialità. Abbiamo parlato di questo e della capacità che devono avere di organizzare e di fare proposte ed elaborare idee. Elaborare idee su tutto, sulle cose che li riguardano, la scuola, il lavoro, ma anche su tante altre cose, l’immigrazione, le politiche di sicurezza, il mondo delle imprese, l’economia, la globalizzazione”. Insomma, secondo il ministro leghista: “le idee nuove servono sempre, perché il mondo cambia. Oggi viviamo una situazione che tre anni fa non era neanche ipotizzabile. Quindi le risposte da dare oggi sono diverse”.

Un mondo nuovo richiede idee nuove, anche nella Lega e il gruppo dei giovani è l’attore essenziale di questo cambiamento auspicato dal titolare del Viminale: “Il gruppo giovani è, secondo me, il gruppo più attrezzato per farlo perché ha la mente sgombra da condizionamenti che con la vita e con il passare del tempo uno ha”. Via il vecchio, via le incrostazioni politiche che bloccano gli ingranaggi e offuscano le menti: “Al di là delle questioni strategiche della Lega, come il federalismo, la riforma federale, su tanti temi è utile fare un aggiornamento delle nostre piattaforme, delle nostre proposte, tenendo conto dei cambiamenti che negli ultimi tempi sono arrivati. Mi sembra un modo utile per mettere a frutto l’entusiasmo e la creatività dei giovani, che nella Lega ci sono, sono tanti, e hanno molta voglia di darsi da fare”.

Poche parole sulla politica nazionale, nessuna sulle spaccature interne al Carroccio emerse violentemente nelle scorse settimane, dopo il congresso provinciale di Varese del 9 ottobre. Maroni si è limitato a ribadire le posizioni leghiste sul fronte della tenuta del governo, respingendo l’ipotesi di un esecutivo tecnico: “Per i prossimi mesi ci sono tanti scenari possibili – ha detto – tra i molti, quello che preferisco ci vede vincitori alle elezioni”. E, in tema di elezioni, a chi gli ha chiesto se la Lega abbia intenzione di rinnovare l’alleanza con il Popolo delle libertà, ha risposto semplicemente: “vedremo”, ma più delle parole ha detto il suo sguardo sornione. Anche sull’ipotesi di un Maroni premier taglia corto: “Lo dice solo chi mi vuole male”.

Sulla scorta dei sondaggi che vedono una Lega in flessione Maroni prima taglia corto dicendo “Non mi occupo di sondaggi, non mi interessano”. Poi, quasi per giustificare scelte rimaste incomprese da parte della base, tratteggia la sua Lega: “Siamo abituati a gestire le iniziative della Lega non sulla base dei sondaggi ma sulla base di progetti. Facciamo quello che è giusto fare, a volte facendo scelte impopolari, ma se la Lega è qui ed è forte da 20 anni è perché ha dimostrato una coerenza nella sua azione politica che ci ha permesso di mantenere lo stesso nome che avevamo vent’anni fa. E mantenere per vent’anni lo stesso nome vuol dire che l’innovazione c’è su altri livelli, quello delle proposte. Gli altri partiti sono stati tutti costretti a cambiare nome. Quindi vuol dire che noi abbiamo mostrato una coerenza e una capacità innovativa che prescinde dagli umori del momento, dai sondaggi, dal correre dietro a quello che la gente vuole. La coerenza è nei programmi e nei progetti, non nella moda del momento. Questa è la caratteristica della Lega”.