Politica

Sarkozy: “Se avessimo lasciato cadere la Grecia, poi sarebbe toccato all’Italia”

Secondo il presidente francese senza l'accordo di ieri a Bruxelles ci sarebbe stato un "crollo a livello mondiale" a cominciare proprio dal nostro Paese

Il presidente francese Nicolas Sarkozy

L’accordo raggiunto in Europa è servito non solo a salvare la Grecia, ma ad evitare una catastrofe che avrebbe travolto a cascata l’Europa e anche il resto del mondo. A cominciare dall’Italia. E’ questa l’analisi che il presidente francese Nicolas Sarkozy fa all’indomani del Consiglio europeo di Bruxelles in cui si è discusso del piano di salvataggio di Atene e delle misure da prendere per affrontare la crisi economica.

“Senza l’accordo di ieri sera ci sarebbe stata una catastrofe dagli effetti inimmaginabili non solo in Europa, ma nel mondo intero”, ha detto il presidente francese, che ha usato parole molto dure nei confronti della Grecia, sostenendo senza mezzi termini che “nel 2001 fu un errore acconsentire al suo ingresso nell’unione monetaria”. Il Paese ellenico, infatti, “non era pronto” secondo Sarkozy, tanto è vero che “falsificò i dati economici”. Ma, ha aggiunto il capo dell’Eliseo, “non avevamo scelta”. Sarkozy si è però anche detto sicuro che Atene ” ce la farà a risolvere la crisi del suo debito”. E, a proposito di debito, ha avuto qualcosa da dire anche a proposito del nostro Paese. E ha dichiarato: “Se avessimo lasciato cadere la Grecia, dopo sarebbe toccato all’Italia. E poi sarebbe stata la fine dell’Europa”.

E, parlando alle televisione TF1 e France 2 a sei mesi dall’appuntamento elettorale, il presidente ha affermato di non essere sicuro che la separazione tra banche commerciali e di investimento – ipotesi, questa, che era stata avanzata dai socialisti francesi come possibile misura anti-crisi –  “sia la soluzione migliore”.

Tutto è lecito, però, per salvare la crisi: tra le ipotesi che non vanno escluse, c’è, secondo Sarkozy, anche l’arrivo di capitali cinesi per salvare l’euro, “anche se – ha aggiunto – non sono essenziali”. Il ragionamento del presidente d’Oltralpe è questo: “Se i cinesi che hanno il 60% delle riserve monetarie globali decidessero di investire nell’euro invece che nel dollaro, perché rifiutare? La nostra indipendenza non sarebbe comunque a rischio” ha dichiarato.

Quanto al suo Paese, Sarkozy ha promesso una riduzione delle previsioni di crescita per il 2012 dall’1,75% all’1%.