Politica

Tromboni for ever

Atroci, le vecchiaie dei tromboni. Hanno ottant’anni, novanta, cento. Sono stati gratificati dall’attenzione nazionale tutta la vita. Hanno arringato, digiunato, strillato. Si sono incatenati lamentati rilanciati. Hanno preso partito, cambiato partito e offerto il partito ai nemici del partito precedente.

E non sanno smettere. Non conoscono il supremo chic del saper declinare. La pace di sensi non li tange. Trasformano le figuracce in occasioni di martirio. Se ne gloriano, se le recitano. Perché tutto è meglio che tacere. O essere taciuti.

Tutto: anche gli sputi. L’horror vacui li fa correre di qua e di là, starnazzando senza sosta. Sono sempre in mezzo. Ossessionati dalla visibilità.
Cercano le telecamere come certi cani i tartufi. E l’olfatto non li abbandona.

Li trovano. I preziosi tuberi. Riescono sempre a farsi illuminare, inquadrare, immortalare. Non importa se nella parte di un Giuda compulsivo che tradisce anche tre volte al giorno, o di un Gandhi della mutua che inzuppa la santità nel cappuccino. E la vende in cambio di un posto al sole. All’ombra. Ovunque.

Il fatto Quotidiano, 23 ottobre 2011