Cronaca

Prova a comprarsi la spintarella per un lavoro ma viene truffata. E lei sporge denuncia

Una precaria delle poste di Cosenza affida 300 euro a un uomo per una raccomandazione per un posto all'Anas. Una volta scoperto il raggiro, denuncia il tutto. Ma il suo presunto tentativo di corruzione potrebbe rivelarsi un boomerang

Ha provato a comprarsi la spintarella, ma gli è andata male. L’idea era quella di assicurarsi un posto di lavoro all’Anas, perché il suo contratto con le Poste era in scadenza. Così ha affidato 300 euro a un uomo che si era offerto di “aiutarla”, ma poi, al momento opportuno, si è dileguato nel nulla.

E’ successo a Cosenza e la vittima del raggiro (Francesca, nome di fantasia), ha presentato una denuncia per millantato credito contro la persona che si è presa gioco di lei. Al quale però, a ben vedere, lei stessa si è affidata per provare illecitamente ad imboccare facili scorciatoie che la portassero ad essere assunta all’Anas.

Una volta essersi accertata della truffa la donna ha presentato denuncia, chissà quali conseguenze. Perché certamente Francesca è rimasta vittima di un raggiro. Ma denunciando l’accaduto, ha portato alla luce il presunto tentativo di corruzione di cui lei stessa si è resa responsabile. Perciò la vicenda potrebbe prendere una piega ben diversa da quella originaria e la denuncia potrebbe rivelarsi ben presto un boomerang per l’ex precaria delle Poste.

La vicenda è ora arrivata nelle mani di Dario Granieri, capo della Procura di Cosenza, ma per Francesca ha inizio molto prima. La collaboratrice delle Poste, consapevole della sua condizione di precarietà, tempo prima della scadenza del suo contratto comincia a mettersi alla ricerca di un nuovo lavoro. Ed è qui che entra in scena l’uomo il quale, venuto a sapere delle difficoltà di Francesca, la chiama al lavoro e si spaccia per un suo collega pronto ad aiutarla.

Dapprima in maniera disinteressata e poi dietro richiesta denaro, l’uomo si dice in grado di procurarle un impiego presso l’Anas attraverso una sua conoscente, che però ha bisogno di un “incoraggiamento” dal valore di 500 euro. Insomma l’uomo si mostra agli occhi di Francesca solo come un intermediario, senza alcuna ambizione di guadagno. Anzi le lascia intendere che il sistema è ben oliato e funzionante, e che per fare un giro sulla ruota si deve pagare dazio obbligatoriamente. Funziona così e lui c’entra poco.

Francesca, seppur con difficoltà riesce a racimolare solo 300 euro da familiari e amici, ma l’uomo si mostra come al solito comprensivo e pronto a colmare la differenza di tasca sua, fino al momento in cui la donna riceverà il suo primo stipendio. Così i due si accordano per rivedersi presto e parlare degli sviluppi della faccenda.

Nei giorni successivi comincia a telefonare all’uomo, il quale prima rimandando e poi acconsentendo, le da appuntamento davanti al luogo in cui tutto cominciò: la sede delle Poste Italiane. Ma a un certo punto il personaggio si fa di nebbia lasciando la precaria con un palmo di naso.

Prima di sporgere denuncia lei decide di informarsi sul conto di quell’uomo e scopre di aver avuto a che fare non con un dipendente delle Poste, ma con un pensionato sessantacinquenne. Il quale si è preso gioco di lei e si è impossessato con l’inganno dei suoi 300 euro. Ma del quale lei stessa ha cercato invano di servirsi, affidandogli illecitamente i suoi soldi e le sue speranze in un futuro migliore.

di Nicola di Turi