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Obama: “La guerra in Iraq è finita, via tutti <br/> i soldati americani entro la fine dell’anno”

Lo storico annuncio chiude il conflitto iniziato nel 2003 e costato 4.400 morti fra le truppe Usa. Il presidente degli Stati Uniti rispetta la promessa elettorale, ma deve rinunciare al progetto di lasciare nel paese un contingente di cinquemila uomini: il governo al-Maliki non avrebbe garantito la loro immunità

“Tutte le nostre truppe in Iraq saranno a casa per Natale, e dopo quasi nove anni la guerra sarà finita”. Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama mette fine alla guerra iniziata nel marzo del 2003 dal suo predecessore George W. Bush. Il presidente ha rilasciato una breve dichiarazione alla stampa dopo aver avuto un colloquio telefonico con il premier iracheno Nouri al-Maliki.

Ad al-Maliki, spiega Obama in un breve incontro con i giornalisti alla Casa Bianca, “ho ribadito che gli Usa mantengono gli impegni presi e come promesso il rimanente delle truppe rimaste rientreranno negli Stati Uniti entro la fine dell’anno”. Azzerata la presenza militare, precisa, non verrà interrotta “l’importante relazione tra i due paesi, basata sul reciproco rispetto e comprensione tra due nazioni sovrane”. Nella nuova fase “continueranno le discussioni” per trovare un accordo che permetta agli Stati Uniti di continuare ad aiutare l’Iraq, che avrà di fronte a se “ancora giorni difficili”, soprattutto sul fronte dell’addestramento militare.

Il ritiro completo entro la fine dell’anno rappresenta un successo per il presidente, che aveva promesso nella sua campagna elettorale nel 2008 di raggiungere questo traguardo entro la fine del suo primo mandato. In realtà Obama avrebbe voluto lasciare in Iraq un contingente di cinquemila soldati, ma la mancata garanzia dell’immunità (tutti i soldati Usa macchiatisi di crimini sono sempre stati giudicati a casa) per questi ultimi militari ha costretto il presidente a far tornare a casa tutte le truppe. Resteranno poco meno di 200 soldati a protezione dell’impnente ambasciata Usa a Baghdad, la più grande del mondo.

Il conflitto voluto da Bush nell’ambito della “guerra al terrore” scatenata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, è costata alle forze armate americane 4400 vittime, mentre non esiste un bilancio preciso delle vittime irachene, durante la rapida invasione e negli anni sanguinosi che l’hanno seguita. Gli Stati Uniti hanno al momento in Iraq 39.000 soldati, che dal 31 agosto 2010 hanno solo funzione di addestramento. Il picco di 139.000 fu raggiunto nel penultimo anno dell’amministrazione Bush, a metà 2007, con la politica del “surge”, i rinforzi voluti dall’allora comandante sul campo, generale David Petraeus, attuale capo della Cia.

“Nei prossimi due mesi – aggiunge Obama – le nostre truppe in Iraq, decine di migliaia, raccoglieranno armi e bagagli per tornare a casa. Attraverseranno il confine a testa alta, orgogliosi per il loro successo e sapendo che il popolo americano unito li supporta. E’ così che lo sforzo militare americano in Iraq avrà termine”.