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L’austerità servita all’ora di cena

Lisbona. L’austerità servita a cena. È accaduto ai portoghesi lo scorso giovedì, un 13 ottobre che a Lisbona ricorderanno a lungo. Pareva un giorno come tanti, in questa lunghissima crisi che per il paese collocato sull’estremo occidente d’Europa dura dall’inizio degli anni Duemila. Ma nel tardo pomeriggio si è avuto il preavviso che qualcosa di cruciale stesse per accadere. Sulle pareti in piastrelle bianche della fermata Baixa-Chado (quella vicina al caffè “A Brasileira”, famoso per la statua di Pessoa seduto al tavolino), al pari di quanto accadeva nelle altre stazioni della metropolitana, veniva proiettato un messaggio in cui si avvertiva che “As 20 h. Passos fala ao pais”.

Il primo ministro socialdemocratico (che in Portogallo significa centrodestra), al potere da soli quattro mesi, s’apprestava a “parlare al paese” in diretta televisiva, sulle frequenze dell’emittente di stato Rtp. E non era difficile immaginare quale fosse l’argomento, dato che da settimane c’è un solo tema a occupare l’agenda politica: quello che viene racchiuso nell’acronimo ‘OE’, “Orçamento de Estado” (bilancio dello Stato). Ma per quanto ci si potesse attendere un preannuncio di sacrifici, pochi avrebbero immaginato che la misura fosse così pesante. E invece l’effetto del discorso di Passos Coelho è stato quello perfettamente fotografato dal quotidiano I: il primo ministro “estragou o jantar” (ha rovinato la cena) ai portoghesi.

Non solo quella, invero. Anche le vacanze di fine anno, e le ferie degli anni 2012 e 2013. Tutte cadute sotto la scure delle misure di austerità, animate da uno zelo che anche secondo gli osservatori meno inclementi verso la coalizione guidata dal leader ‘socialdemocrata’ ha superato le richieste della famigerata troika (Fmi, Bce e Ue). Qualcuno si spinge a parlare di una dichiarazione di guerra al popolo portoghese.

Di sicuro c’è che l’atto di ostilità è rivolto soprattutto ai dipendenti del settore pubblico e ai pensionati. Per 1,3 milioni di portoghesi (tra funzionari dello stato, dipendenti di aziende pubbliche e beneficiari della previdenza) il 2012 e il 2013 saranno anni di tredicesime e quattordicesime saltate, e di ferie non pagate. La misura scatta per tutti i salari, e per le pensioni al di sopra della minima (che in Portogallo è fissata a quota 485 euro). Il Correio da Manha ha fatto notare che la vittima più illustre della sforbiciata sarà il presidente della repubblica, Anibal Cavaco Silva: nelle due annate vedrà alleggeriti i suoi appannaggi per 40.168 euro. Un’altra stima, offerta dal Diario de Noticias, parla di un 22% di perdita del potere d’acquisto da parte dei dipendenti pubblici. Colpite anche le feste laiche e religiose, per le quali si prevede lo slittamento nei weekend più vicini. Una cura che rischia di accoppare il malato.

Le opposizioni politiche e sociali hanno usato parole in linea con la durezza delle misure. Qualcuno si è spinto a parlare di una dichiarazione di guerra contro il popolo portoghese, mentre i sindacati si preparano a indire lo sciopero generale. Il precedente era stato tenuto meno di un anno fa, 24 novembre 2010, e aveva paralizzato il paese. Anche in quell’occasione oggetto della protesta erano le misure di austerità inserite nel bilancio dello stato. Solo che allora il governo era guidato dal socialista José Socrates, catastrofico premier rispetto al quale la coalizione guidata da Passos Coelho pretendeva di marcare una discontinuità.

Tutto intorno c’è un paese che sente tutto intero il momento d’inquietudine. Sabato scorso, in una Lisbona bella e struggente come mai, il percorso degli Indignados ha deviato verso l’Assembleia da Republica e lì ha istituito un presidio permanente. Erano lì ancora ieri pomeriggio, mentre il ministro delle Finanze, Vitor Gaspar, presentava il provvedimento al Parlamento. Nella stessa aula in cui venerdì, all’indomani del messaggio al paese, Passos Coelho difendeva grintosamente la linea dell’austerità rispondendo una a una alle dure eccezioni provenienti dai banchi delle opposizioni. Ancora una volta ci metteva la faccia, come la sera prima. E certo si può dissentire sul merito delle misure; ma facendo il confronto con quel suo collega che va in tv solo per parlare di intercettazioni e inscenare la pantomima con la cornetta in mano, ecco che allora il primo ministro portoghese ne esce da gigante.

Il Fatto Quotidiano, 18 ottobre 2011