Cronaca

Cellule staminali: si riaccende il dibattito

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito oggi che non è brevettabile un procedimento che, ricorrendo al prelievo di cellule staminali ricavate da un embrione umano nello stadio di blastocisti – cioè la prima fase di sviluppo dell’embrione – comporti la distruzione dell’embrione. Si è conclusa così la causa avviata da Greenpeace contro il ricercatore tedesco Oliver Brustle, dell’Università di Bonn, che voleva convertire cellule staminali embrionali umane in cellule nervose per poter brevettare un medicinale che potesse combattere il morbo di Parkinson. La Corte europea ha diffuso oggi una nota nella quale afferma che “l’utilizzazione per finalità terapeutiche o diagnostiche che si applichi all’embrione umano e sia utile a quest’ultimo può essere oggetto di brevetto ma la sua utilizzazione a fini di ricerca scientifica non è brevettabile”. La Corte sostiene la sua tesi sottolineando che “sin dalla fase della sua fecondazione qualsiasi ovulo umano deve essere considerato come un embrione umano, dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano”.

Ma facciamo un passo indietro per spiegare meglio cosa sono le cellule staminali e quali quelle ricavate da embrione umano. Le cellule staminali sono cellule che si trovano in tutti gli organismi biologici pluricellulari e che si distinguono dagli altri tipi di cellule perchè sono non specializzate e in grado di rigenerarsi attraverso la divisione cellulare. A volte anche dopo periodi di lunga inattività. Inoltre si distinguono perché  in determinate condizioni fisiologiche o sperimentali, possono essere indotte a diventare cellule di tessuto specifiche con speciali funzioni. Molti ricercatori sostengono infatti che le cellule staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi.

Le cellule staminali vengono classificate secondo la sorgente di derivazione, come: adulte (o anche chiamate somatiche), reperibili tra le cellule  di un tessuto specifico non necessariamente di un adulto e già utilizzate per le cure di oltre cento malattie e patologie; amniotiche che si trovano nel liquido amniotico che circonda il feto durante la gestazione; fetali che sono presenti nell’utero nel corso dello sviluppo del feto e vengono ottenute da feti abortiti spontaneamente o da interruzioni di gravidanza: e poi ci sono le embrionali che sono quelle di cui parla appunto la Corte di Giustizia.

La maggior parte delle cellule staminali embrionali derivano da embrioni crescituti da ovociti fertilizzati in vitro che vengono donati con il consenso dei donatori. Non derivano da ovociti fertilizzati nel corpo di una donna. Le cellule staminali embrionali possono dividersi senza limiti, mantenendo la capacità di creare tutte le cellule del corpo. Questo le rende particolarmente utili per la ricerca sulle funzionalità del corpo umano, per la scoperta di nuovi farmaci, e come fonte di cellule per la medicina dei trapianti e dei tessuti.

Nel 1998, il biologo americano James Thomson, fu il primo a segnalare l’isolamento di cellule staminali embrionali con successo. Il 6 novembre 1998, la rivista Science pubblicò un articolo di questa ricerca che titolò con “Linee di cellule staminali embrionali derivate da blastocisti umane”, denominandola poi “la scoperta scientifica dell’anno”. Nel 2007 il gruppo del Dott. Thomson ha inoltre riportato un metodo di convertire le cellule della pelle umana in cellule molto simili a quelle delle cellule staminali embrionali umane.

Nonostante il loro grande potenziale ai fini della ricerca e della cura di molte malattie, le cellule staminali embrionali hanno però sempre creato numerose polemiche e dibattiti di carattere etico perchè l’ottenimento di questo implica la distruzione di un embrione umano. Un dibattito questo che vede contrapposti da una parte coloro che sono contrari all’utilizzo degli embrioni umani per fini di ricerca perchè collegano l’inizio della vita umana al concepimento e coloro che condividono e sostengono la necessità di ricerca sulle cellule embrionali umane pur  implicando essa la distruzione dell’embrione. Questo perchè verrebbero utilizzati solo embrioni congelati che sarebbero comunque poi “eliminati” in un secondo momento. Sono gli stessi che sostengono che l’embrione non possa considerarsi in possesso delle caratteristiche che ne fanno una persona perché non possiede ancora tutti gli organi dell’adulto. Negli Stati Uniti l’utilizzo di staminali embrionali è già possibile per la ricerca su numerose patologie.

Il dibattito sul se e sul quando l’embrione debba essere considerato una persona, è più che mai aperto e non privo di difficoltà etiche e le correnti di pensiero contrastanti si affrontano a spada tratta.