Misfatto

La debacle

Dopo la Ue, la Confindustria, la Chiesa e la società civile, scende in campo anche Napolitano il quale, attaccando finalmente la secessione, dà un brusco stop all’alleato di un Berlusconi sempre più in difficoltà.

Mentre il Pd dalle tante anime continua a crogiolarsi nei suoi dubbi atavici sulla strategia delle alleanze, sempre più lontano dai suoi ormai ex elettori.

La debacle

E’ un momento spaventoso
per un premier che, focoso,
pensò ad altro fino a ieri:
ai tubini corti e neri

di fanciulle senza trucco
che un lenon vecchio bacucco
ed un giovane pappone
gli portavan nel lettone.

Niente più sere eleganti
con pulzelle sculettanti
che gli offrivan fronte e verso,
non più capo a tempo perso

di una merda di paese.
Ora è solo un vecchio arnese
da buttar nell’immondizia.
A iniziar fu la Giustizia

coi piemme di Milano,
poi sul povero caimano
son piovute mille inchieste.
Son seguite le tempeste

provocate dalla Ue
per questioni di dané.
Fu brutal l’avvertimento:
Siete quasi al fallimento,

urge fare qualche cosa…”.
Fu manovra, e faticosa,
poiché, fatta, fu bocciata
e andò ben la quarta fiata.

Poi i soloni del partito
hanno visto che è bollito
e hanno preso a litigare
su chi deve ereditare.

Qui Alemanno e Formigoni,
là Pisanu e i suoi vecchioni
vanno a caccia del caimano
alla qual si oppone Alfano.

Spunta poi la Marcegaglia
pronta a scendere in battaglia
trascinando tutto il gruppo:
O si parla di sviluppo

o va via, non ci son santi!
Confindustria, commercianti,
banche, giovani industriali
Còop e Sardanapali

sono pronti a farlo fuori
e perfino i costruttori
se la prendon col governo.
Ad un tratto ecco l’inferno

scatenato dalla Cei,
han capito i farisei
che il premier vuol solo mona
e…la Chiesa non perdona.

Mentre gli alt Silvio accatasta,
gli italiani dicon basta
all’ignobile porcata
e la fin ne han decretata:

un milion duecentomila
son le firme e si profila
l’agognato plebiscito.
Al che Giorgio fa un ruggito

e, improvvisamente sveglio,
ci propone di sé il meglio
dopo una stagione triste:
La Padania non esiste!

Ciascun porta il suo tassello
per por fine allo sfracello
del governo del caimano
e dell’orrido padano.

Uno solo si schermì
e fu il flaccido Pd,
sempre teso a fare inchini
a Caltagiron Casini

ed a dire: “Vade retro!
al duo Vendola-Di Pietro,
sempre in preda ai turpi amplessi
fra compagni e genuflessi,

sempre ostaggio di Fioroni,
di D’Alema e di Veltroni
oramai democristiani,
sempre privo di un domani.