Politica

Come si costruisce un popolo. Finto

“Io esisto e sono una scrittrice. Quindi il popolo delle scrittrici esiste. Perché non sono l’unica”. Consentitemi di ringraziare il Presidente della Lega, Angelo Alessandri (A. A. o forse Ah, Ah… fra l’annuncio economico e la simulazione di risata): “Io esisto e sono padano. Quindi la Padania esiste. Perché non sono l’unico”.

Mi ha illuminata. Non sapevo di aver accesso a un popolo, tutto mio. Pensavo di dovermi accontentare dell’Italia, che, ultimamente, non mi dà molte soddisfazioni. Invece no. Ciascuno può organizzarsi la sua appartenenza come gli pare. Basta che non sia l’unico. A essere di dov’è. Ogni campanile avrà il suo popolo. Ogni dettaglio identitario si farà universale. Chiunque, per quanto strano eccentrico e solitario, può dimostrare di non essere l’unico. E quindi dirsi popolo.

È una notizia che scalda il cuore. Basta con la pigrizia tricolore. L’Unità d’Italia è roba da excomunisti. È un film in costume. Superata, balorda. Non ci sforziamo più di tenere insieme questo stivale, di risuolarlo instancabilmente, tutte le volte che qualcuno lo strapazza. Il sillogismo di Alessandri ci ha liberato da qualsiasi responsabilità patriottica. Indietro tutta! Rompiamo le file. Ciascuno per sé e nessuno per tutti. Fino alla dissoluzione della nazione.

Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2011