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Bossi show: “Somaro chi espone il tricolore” <br/> Poi smentisce. E su Brunetta: “Il più pirla”

Alla festa della Lega di Somma Lombardo, il senatùr ne ha per tutti: dai giornalisti che "prima o poi rischiano le legnate" al ministro Brunetta, "il più pirla di tutti". Ribadisce lo stop del Carroccio alla missione italiana in Libia, difende Tremonti e conferma il voto contrario della Lega alla mozione di sfiducia su Romano

Insulti, gestacci, doppi sensi e divagazioni. Nonostante la fasciatura al gomito (che lo accompagnerà ancora per un mese), il ministro Umberto Bossi alla festa della Lega di Somma Lombardo (Varese) è più in forma che mai. Inizia parlando delle difficoltà del momento, occasione buona per tornare sul tema delle pensioni e ribadire l’impegno profuso dalla Lega Nord per salvarle, anche contro il volere della stessa maggioranza. E gli scappa pure un mezzo insulto al ministro Brunetta, “il più pirla di tutti”, ma poi corregge il tiro affermando che: “non è uno stupido… però”.

Su chi invoca l’unità d’Italia ed espone il Tricolore, invece, Bossi non ha dubbi: “Somari, che quelli (i terroni, ndr) mangiano e bevono”. All’indomani della manifestazione, tuttavia, il leader del Carroccio smentisce di aver mai attaccato la gente del sud: “Ho solo detto che il Paese va male e per farlo andare bene ci vuole ben altro che il tricolore”. Ecco il video.

E’ un Bossi sensibile, che ha inaugurato proprio durante il comizio di domenica sera, la nuova linea umanitaria del partito. Dal palco della festa, davanti ad un centinaio di simpatizzanti, ha lanciato per ben tre volte l’idea di aprire mense per poveri gestite direttamente dal partito: “Dobbiamo pensarci noi, ogni tanto bisogna fare anche del bene. Non è giusto che ci sia gente che non riesce a comprarsi da mangiare. I poveri che non arrivano a fine mese possono venire a mangiare gratis”, paga la Lega. Anzi, paga Bossi di tasca sua: “Qualcosa ce lo posso mettere anche io di tasca mia, tanto io i soldi che guadagno li dò al partito e come me fanno tutti gli altri parlamentari della Lega”. E giù applausi.

Nel dettaglio, l’idea del Senaùr prevede che ogni sezione debba approntare un tendone per la distribuzione di pasti gratuiti ai poveri, e preso dall’entusiasmo organizzativo invita pure l’onorevole Giancarlo Giorgetti a farsi avanti come cameriere volontario. A Somma Lombardo si è ripetuto anche il rito dell’ostensione del dito medio ministeriale, stavolta esposto all’indirizzo della “sinistra” nel corso di un articolato discorso sul caso Milanese, utile non solo a far sapere agli avversari politici che non hanno speranze di far cadere il governo, ma anche per spiegare ai militanti una scelta (quella di votare contro l’autorizzazione all’arresto del consigliere di Tremonti) che nella Lega non tutti avevano compreso.

Tornano, più generosi che mai, gli insulti ai “giornalisti del cazzo” che diventano “stronzi” e “lacchè” per aver infangato il nome della moglie Manuela Marrone: “Una donna meravigliosa, che si è sempre fatta in quattro per la Lega, che ha gestito per anni una scuola (la scuola Bosina, ndr) senza prendere una lira”. Poi per la categoria più bistrattata del momento arriva anche il monito: “State attenti che prima o poi prendete quattro legnate”.

Nel corso della serata Bossi ha anche annunciato un incontro con il ministro Giulio Tremonti (a cui ha invitato anche Giancarlo Giorgetti) per parlare delle riforme strutturali per il Paese, riforme per la crescita delle imprese “non quelle di Napoli, ma quelle del nord, quelle che danno lavoro e che pagano le tasse”.

Già, perché quello di domenica sera è stato anche un discorso con accenni antimeridionalisti. Un sentimento mai sopito, che è tornato a fare capolino quando si è trattato di indicare un colpevole per la difficile situazione economica in cui versa il Paese, che ha speso molto: “perché costa troppo il sud”, mentre il nord “lavora e paga”. A margine, a chi gli chiede se sia preoccupato per il futuro di Tremonti come ministro, vista la bufera che impazza su di lui nel Pdl, Bossi risponde: “Speriamo di no” e poi puntualizza: “Lui era in America, d’altra parte uno come lui deve andare a rassicurare i mercati in giro per il mondo. Certo, loro dicono che stavamo votando una cosa che in qualche modo è legata a lui e lui non viene. Capita a chi ha troppo da fare”. Simile il discorso per quanto riguarda la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano, con il leader del Carroccio che ha confermato il voto contrario della Lega al voto di mercoledì alla Camera. E, sul rifinanziamento della missione in Libia è perentorio: “Avevamo detto che a settembre finiva la missione il Libia e a settembre è meglio che finisca”.