Politica

Berlusconi al Foglio: “Vogliono trasformare <br/>la mia vita privata in un reato”

Il premier invia una lettera al quotidiano diretto da Giuliano Ferrara che suona come un'autentica auto-difesa e dice: "Io non mollo"

“Da tre anni è in atto un mascalzonesco tentativo di trasformare la mia vita privata in un reato”. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi scrive a Il Foglio di Giuliano Ferrara la sua verità sulle notizie che trapelano dalle inchieste di Napoli e Bari sul caso escort. “Ed è questo uno scandalo intollerabile”, continua Berlusconi, “da parte di un circuito mediatico e giudiziario completamente impazzito di cui nessuno sembra preoccuparsi e di cui nessuno si scusa”.

“Non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi”, scrive ancora il presidente del consiglio. “E’ vero, come Lei scrive, che il mio comportamento, così come descritto dai giornali in questi giorni, appare scandaloso”, scrive il premier nella lettera pubblicata sul sito del quotidiano. “Ma il mio comportamento non è stato assolutamente quello che viene descritto e io Le confermo, come ho già avuto modo di dirLe, che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi”. Berlusconi assicura inoltre di “non avere alcuna intenzione di mollare”.

A proposito della sua deposizione come parte lesa richiesta dai pm di Napoli che indagano sulla presunta estorsione ai suoi danni relativa al caso escort, il premier scrive: “Non ho affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza, che è mio interesse rendere, tanto che ho già inviato una dichiarazione scritta ma che ha, così come congegnata, l’aria di un trappolone politico-mediatico-giudiziario. Pretendo però come ogni cittadino che i magistrati rispettino anche loro la legge”.

Poi un richiamo all’unità e al rapporto con gli italiani: “Lei – Direttore ndr. – dice bene: Berlusconi è uno scandalo permanente, perché è scandalosa la pretesa di governare stabilmente un Paese con il mandato degli italiani, è scandaloso che un imprenditore rubi il mestiere a una classe politica fallimentare, è scandalosa la pretesa di fronteggiare la grande crisi mondiale con mezzi e con propositi diversi da quelli tradizionali. Ho presentato il mio governo alle Camere nel 2008 chiedendo uno sforzo comune per la crescita e proponendo una fase nuova e pacificata nella vita nazionale dopo le drammatiche divisioni del passato e l’imbarbarimento del linguaggio e dei metodi politici. Ho cercato di fare il mio dovere e di riunificare il Paese, come con il discorso di Onna il 25 aprile. Ho ammonito tutti, nel gennaio di quest’anno, sulla necessità di arrivare alla primavera-estate, mentre nuove regole e parametri incombevano sul sistema finanziario europeo e mondiale, con la più grande frustata della storia al cavallo dell’economia”.

La lettera si conclude con un Berlusconi trionfante che passerà alla storia: “Alcuni circoli mediatico-finanziari anglofoni mi hanno giudicato inadatto a governare l’Italia ma gli italiani sono stati di diverso parere, e ho dalla mia, dal tempo in cui entrai in politica, risultati che saranno scritti nei libri di storia. Saranno ancora una volta gli italiani, e poi gli storici, a dare il loro giudizio su un Paese in cui si fanno centomila e poi altre centomila intercettazioni ancora per devastare attraverso i media il lavoro quotidiano di chi ha avuto l’investitura democratica per guidare l’Italia in questi anni difficili”.