Mondo

Libia, Obama: “Restano ancora molte incognite, ma Gheddafi è alla fine”

La reazioni in Italia e all'estero alla probabile caduta del colonnello. Per Frattini mattinata ad alta esposizione mediatica: "Non vedo il rischio di guerra civile". La Nato: "Le operazioni militari continuano fino alla resa finale del Rais". Settimana fitta di appuntamenti per gestire quello che succederà quando il regime sarà definitivamente caduto

I ribelli libici festeggiano a Tripoli

Muammar Gheddafi ha parlato fino a quando la sede delle televisione di stato è rimasta in mano ai suoi fedelissimi. Ha parlato mentre nella capitale libica gli insorti conquistavano un quartiere dopo l’altro e si sentiva dovunque il rumore degli spari e delle mitragliatrici. E ha continuato anche quando buona parte della guardia presidenziale lasciava campo libero ai ribelli e tre dei suoi figli- Saif, Saadi e Mohammad – venivano fatti prigionieri. Ma il leader che da 42 anni guida con il pugno di ferro la Libia, non ha smesso di lanciare proclami, di scandire seccamente che non cederà, che non c’è resa di fronte ai ‘nuovi colonizzatori’. Nonostante tutto insomma, Gheddafi ha continuato a chiamare la sua gente alla battaglia (Leggi la cronaca minuto per minuto).

Con qualche successo, dato che nel pomeriggio il figlio maggiore Mohammad è stato liberato da un gruppo di lealisti ed è tornato uccel di bosco. Mentre il figlio minore Khamis, alla testa di fedelissimi, stamane combatteva a difesa del rais e della sua famiglia.

Dove Gheddafi sia, mentre nella capitale i combattimenti continuano pur se non se ne capisce l’intensità, resta un mistero. Nei labirintici sotterranei della sua cittadella fortificata Bab al-Aziziya secondo qualcuno, nell’ambasciata del Venezuela secondo altri, in fuga verso il deserto del sud del Paese secondo voci più insistite. Verso sera dagli Usa il Pentagono ha fatto sapere di ritenere che il colonnello non abbia lasciato la Libia. Ma non ha detto nulla in merito alla sua presenza o meno a Tripoli.

La diplomazia internazionale intanto, a seguito dell’accelerazione degli eventi nelle ultime 48 ore, ha fissato una serie di riunioni: domani a Bruxelles si terrà una riunione degli ambasciatori dei Paesi membri della Nato; giovedì a Istanbul si riunirà il gruppo di contatto sulla Libia a livello di funzionari in vista di un appuntamento ai più alti livelli; entro la fine della settimana si svolgerà anche un vertice Onu, con la partecipazione dell’Unione Africana e della Lega Araba.

Su tutto una sola parola d’ordine, sintetizzata dal discorso serale del presidente americano Barack Obama: “Il regime di Gheddafi ha raggiunto il punto di non ritorno … Restano incognite … ma il futuro della Libia appartiene al popolo libico”.

All’interno al Cnt slitta il rimpasto che doveva essere annunciato nei prossimi giorni a Bengasi. Il Consiglio nazionale transitorio libico ha deciso di “prendere tempo per poter annunciare da Tripoli la nascita di un vero e proprio governo transitorio”, e non più di un ufficio esecutivo temporaneo, ha spiegato il console italiano a Bengasi, Guido de Sanctis, riferendo che in queste ore i membri del Cnt sono “riuniti in conclave” per discutere delle prospettive politiche del dopo-Gheddafi. Il ‘governo’ guidato da Jibril, composto da 15 membri con il compito di amministrare gli affari correnti delle zone della Libia sotto il controllo dei ribelli, era stato sciolto dal presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, l’8 agosto scorso, una decina di giorni dopo l’uccisione del capo di Stato maggiore degli insorti, generale Abdel Fattah Younes, in circostanze mai del tutto chiarite. Il giorno stesso Jalil aveva incaricato Jibril di avviare le consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo.

L’Unione Europea ha avvertito che per ora le sanzioni contro la Libia rimarranno in vigore, potendo comunque essere revocate rapidamente in ogni momento. La Nato dal canto suo ha fatto sapere che le operazioni militari proseguiranno finché tutti i lealisti non si saranno arresi. Intanto il premier dei ribelli Jibril ha iniziato a muoversi per vie diplomatiche: mercoledì sarà a Parigi da Nicolas Sarkozy e, come ha annunciato il premier Silvio Berlusconi, nei prossimi giorni anche in Italia. Il premier era intervenuto nel primo pomeriggio sancendo la rottura definitiva con l’ex alleato: ”Il Consiglio nazionale transitorio e tutti i combattenti libici impegnati a Tripoli stanno coronando la loro aspirazione a una nuova Libia democratica e unita. Il governo italiano è al loro fianco. Esortiamo il Cnt ad astenersi da ogni vendetta e ad affrontare con coraggio la transizione verso la democrazia con spirito di apertura nei confronti di tutte le componenti della popolazione. Al tempo stesso, chiediamo al Col. Gheddafi di porre fine a ogni inutile resistenza e di risparmiare, in questo modo, al suo popolo ulteriori sofferenze”, aveva dichiarato Berlusconi. Prima di lui a parlare era stato il ministro degli Esteri Franco Frattini per il quale “è finita l’epoca della dittatura”. Protagonista di una mattinata ad alta intensità mediatica, con collegamenti alla a Start (Radiouno), Unomattina (Rai Uno), SkyTg24, Frattini ha affermato di non vedere “il rischio di una lunga guerra civile”. Freddo invece il ministro della Difesa Ignazio La Russa: “Gheddafi ha le spalle al muro e mi auguro che accolga la proposta degli insorti, ma da qui a dire che tutto è finito ce ne corre. La situazione in Libia è estremamente favorevole per gli insorti, ma”, continua il  ministro, “l’evoluzione potrebbe essere rapida come pure lenta”. Voce isolata, quella del deputato di Popolo e territorio (ex Responsabili) di provenienza Pdl Giancarlo Lehner che ha chiesto immunità e ospitalità per Gheddafi e per i suoi familiari nel nostro Paese. “Ammesso che sia possibile gestire una qualche politica estera autonoma”, ha dichiarato, “sarebbe auspicabile da parte dell’Italia, a lungo amica e alleata del regime libico, un’iniziativa umanitaria a favore di Gheddafi e dei suoi familiari, concedendo loro immunità e ospitalità”.

Onu, Ban Ki moon: “Presto summit con Lega Araba e Unione africana”. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha annunciato che convocherà un summit questa settimana sulla situazione in Libia, e saranno invitati i  rappresentanti dell’Unione africana e della Lega araba. La riunione di alto livello si concentrerà sui meccanismi  per la transizione politica nel Paese, che è stato sconvolto da mesi di violenti scontri tra le forze fedeli a Muammar Gheddafi  e i ribelli. “Viviamo un momento di speranza, ma ci sono anche diversi  rischi all’orizzonte”, ha sottolineato il segretario generale parlando ai giornalisti alle Nazioni Unite.

Chavez: “Paesi Nato compiono massacri in nome della pace”. Tra le reazioni internazionali di pressoché unanime plauso per la probabile caduta del dittatore che governa il paese con il pugno di ferro dal 1969, si distingue il presidente venezuelano Hugo Chavez: “Così come ci sono falsi dei, ci sono dei falsi democratici”, ha affermato Chavez, riferendosi ai paesi della Nato, sottolineando come questi stiano compiendo massacri in nome della pace. Chavez ha poi rincarato la dose: “Dobbiamo neutralizzare i piani di violenza che stanno preparando, piani diretti dall’impero yankee”. Secondo il capo di stato venezuelano, i suoi oppositori vogliono destabilizzare il Paese affinché possa essere fatto un intervento così come sta avvenendo in Libia ed in Siria. “Seminano violenza e distruzione nel nome della pace, invocando l’interesse di questo paese. In realtà lo fanno per invadere e conquistare, spogliarlo delle ricchezze, come stanno facendo in Libia”.

Lega Araba: “Piena solidarietà alla Libia e al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi”. “Piena solidarietà” alla Libia e al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi in un “momento storico” per il Paese arriva dal segretario generale della Lega Araba, Nabil el-Arabi. In una nota dell’ufficio di El-Arabi si parla di “un momento cruciale nella storia moderna della Libia” e si invitano tutte le parti coinvolte a rispettare gli impegni assunti a livello internazionale. El-Arabi ha anche espresso il proprio sostegno al Cnt affinché lavori per proteggere gli interessi dei libici, “la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale” del Paese. La Lega Araba, però, non ha ancora riconosciuto il Cnt come unico rappresentante legittimo della Libia. “Questa questione – ha detto un funzionario della Lega Araba al sito web del quotidiano egiziano al Ahram – deve essere oggetto di consultazioni”. Domani stesso, stando alla fonte, si discuterà dell’argomento durante una riunione a livello ministeriale in programma a Doha. “Questo non significa – ha proseguito il funzionario – che domani sarà riconosciuto il Cnt, non necessariamente domani”.

Egitto e Kuwait riconoscono il Cnt come governo legittimo della Libia. L’Egitto ha riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione libico come governo legittimo del Paese. Lo ha annunciato il ministro degli esteri Mohammed Amr. Ieri stessa comunicazione era stata fatta dalla Tunisia. Anche l’ambasciatore libico a Kuwait City, Mohammad Al-Mubarak ha comunicato che l’ambasciata libica in Kuwait opera da oggi in qualità di rappresentanza del Cnt di Bengasi. Stessa cosa per l’ambasciata libica a Damasco che ha espresso il suo “assoluto sostegno” alla rivoluzione del 17 febbraio e che ha annunciato il suo appoggio al Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi come riferisce una nota della rappresentanza diplomatica di Tripoli citata dall’agenzia d’informazione ‘Xinhua’. “Promettiamo che l’ambasciata libica a Damasco continuerà a servire i figli della Libia senza eccezioni e guarderà ai loro interessi con sincerità”, si legge nella nota. Salgono così a 30 i Paesi che hanno riconosciuto ufficialmente il Cnt.

Italia, Berlusconi: “Presto leader del Cnt a Roma”. Un documento di Palazzo Chigi rende noto che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha avuto oggi pomeriggio un colloquio telefonico con il Primo Ministro del Consiglio Nazionale Transitorio libico, Mahmud Jibril. Nel corso della telefonata, il premier si è complimentato per la rapida avanzata delle forze del Cnt, confermando l’impegno dell’Italia a sostegno delle nuove Autorità. Il nuovo Primo ministro Jibril ha ringraziato l’Italia per l’appoggio dato. Entrambi avranno modo di discutere più approfonditamente in un incontro che avrà luogo nei prossimi giorni in Italia.

Gb, Cameron: “Necessario sostenere i ribelli per abbattere Gheddafi”. “Il nostro compito ora è di fare il possibile per sostenere il volere del popolo libico. Ovvero un’efficace transizione verso una Libia democratica”, ha detto il premier britannico David Cameron commentando i fatti di Tripoli. “Questo – ha proseguito – sarà un processo guidato dai libici per i libici, con il sostegno della comunità internazionale guidata dall’Onu”. “Chiaramente – ha continuato il premier – la priorità è di mettere in sicurezza Tripoli. E stiamo lavorando a stretto contatto con il Cnt, sostenendo i loro piani, per far sì che questo avvenga. Ho parlato col presidente Jalil la settimana scorsa. E’ importante rispettare i diritti umani, evitare rappresaglie e far sì che tutti in Libia possano condividere il futuro del Paese”. In questo senso il premier britannico è stato chiaro: “La missione della Nato è proteggere i civili e la missione continuerà fino a quando sarà necessario”. Cameron è quindi tornato a parlare dell’opportunità di scendere in campo per sostenere i ribelli. “E’ stato necessario – ha detto – perché altrimenti Gheddafi avrebbe massacrato la sua stessa gente. Questa non è stata la nostra rivoluzione, ma possiamo essere orgogliosi di aver fatto la nostra parte. Nessuna transizione è facile. Ma oggi la primavera araba è un pò più lontana dall’oppressione e dalla dittatura e un passo più vicina alla libertà e alla democrazia”.

Francia, Sarkozy: “Gheddafi irresponsabile, deponga le armi”. Dura condanna del presidente francese Nicolas Sarkozy nei confronti di Gheddafi il cui atteggiamento viene definito “irresponsabile” nel suo “cinico e criminale tentativo” di rimanere attaccato al potere nonostante l’evidente crollo del regime. In un comunicato il presidente francese ha quindi invitato le forze ancora leali al regime a voltare le spalle al loro leader “a cessare il fuoco e a deporre le armi”. Sarkozy ha anche ufficialmente invitato il leader del Consiglio di transizione libico, Mahmoud Jibril, a venire a Parigi per un incontro mercoledì in cui discutere la situazione. Stamane il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, aveva lanciato la proposta di una riunione straordinaria del Gruppo di contatto sulla Libia, da tenersi a Parigi la settimana prossima, per tracciare una road-map sul futuro del Paese nordafricano. “Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno, e questo è motivo di grande soddisfazione”, ha dichiarato Juppè, secondo cui “il regime ha ormai i giorni contati”.

Germania, Merkel: “Stiamo assistendo alla fine di Gheddafi”. ”Oggi stiamo assistendo alla fine di Gheddafi, con il suo regime che sta collassando. In questi momenti è importante evitare ulteriori spargimenti di sangue”, ha dichiarato il cancelliere tedesco, Angela Merkel, durante una conferenza stampa a Zagabria, dove si trova in visita ufficiale. “La Germania e altri Paesi lavoreranno nel prossimo periodo per aiutare la Libia a creare una società democratica e libera” perché “bisogna impedire che altre persone innocenti perdano la vita nei combattimenti”. “Dobbiamo creare rapidamente le strutture politiche per consentire la transizione verso una società pacifica, libera e democratica, poiché i libici hanno sofferto troppo”, ha detto la cancelliera tedesca sostenendo la necessità di parlare al più presto con i “futuri dirigenti della Libia” e con il Consiglio nazionale di transizione.

Russia: “La fine di Gheddafi metta fine al bagno di sangue”. Il governo russo auspica che il passaggio del potere nelle mani dei ribelli metta fine al bagno di sangue in Libia. “La drammatica svolta degli eventi nel conflitto libico testimonia, da tutti i punti di vista, un imminente passaggio di potere nelle mani dei ribelli”, afferma in una nota il ministero degli Esteri di Mosca. “Ci auguriamo che questo metta fine alla lunga carneficina tra i libici, che ha provocato molte disgrazie e sofferenze al Paese”. Il governo di Mosca si augura inoltre che la caduta del regime di Muammar Gheddafi dia inizio a una fase di dialogo in cui gli altri Paesi “non interferiscano negli affari interni della Libia”.

I diplomatici libici a Praga hanno issato oggi sul tetto dell’ambasciata libica le bandiere dei ribelli invitando il governo ceco a riconoscere il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) come il legittimo governo del paese. “Continuiamo a rappresentare la nostra patria nella Repubblica ceca così come le altre missioni diplomatiche nel mondo”, hanno dichiarato i diplomatici in un comunicato stampa. Allo stesso tempo i diplomatici libici hanno bruciato la bandiera del regime del colonnello Muammar Gheddafi e il suo ritratto. Secondo Nuri Ghavi, l’incaricato d’affari libico a Praga, la bandiera dei ribelli sull’ambasciata a Praga è “il segnale chiaro” che il governo ceco deve riconoscere il nuovo governo di questo paese nordafricano. A fine luglio, il ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg, ha detto che la Repubblica ceca non riconoscerà ufficialmente il governo dei ribelli finchè esso non avrà preso il controllo dell’intero paese.

”La Cina rispetta la decisione del popolo libico e spera nel ritorno della stabilità in Libia”, è invece la laconica dichiarazione del portavoce del Ministero degli esteri cinese riferita l’Agenzia Nuova Cina mentre l’Angola, secondo il sito dell’emittente britannica Skynews, sarebbe l’unico Paese ad aver offerto esplicitamente asilo al Colonnello.