Politica

La sinistra e l’efficienza amministrativa

Una vittoria l’abbiamo ottenuta: la maggioranza degli italiani ha capito che lo stato butta via 330 miliardi di euro all’anno.

E’ la somma di evasione fiscale + corruzione + mafie.
E siamo anche arrivati a imporre la discussione sui tagli ai costi della politica.
Ma il conteggio dello sperpero arriva a 565 miliardi di euro se ci aggiungiamo il lavoro nero, le truffe commerciali, lo spreco energetico e l’inefficienza amministrativa (burocrazia e giustizia alle calende greche).
In tutta la discussione sui tagli e nei programmi dei partiti di sinistra si parla molto di recuperare denaro dalla lotta all’evasione fiscale, alle mafie, ai costi della Casta e alla corruzione, molto poco di efficienza amministrativa.
Io credo sia un errore.
Ho accennato a questa questione a margine del mio precedente articolo e un lettore mi ha detto che sono un bugiardo perché il 7° punto della contromanovra del Pd è proprio sull’efficienza dell’amministrazione pubblica.
No. Si parla di tagliare i costi della politica, eliminare le province e di creare un calmiere sui prezzi degli acquisti delle amministrazioni pubbliche, non di efficienza.
E il fatto che non ci si capisca sulle parole evidenzia quanto sia grande questo problema.

Storicamente l’efficienza non va giù alla sinistra perché questa parola è stata da sempre usata per far passare licenziamenti, delocalizzazioni, attacchi ai diritti dei lavoratori.
Ma esiste un altro modo di intendere l’efficienza.
Ho scritto su questo blog 2 lettere a Marchionne: cercando di spiegare come mai gli operai Volkswagen sono pagati il doppio e rendono più del doppio degli operai Fiat.
Questo concetto pare difficile da capire al di qua delle Alpi. La battaglia tra Marchionne e la Cgil ha tenuto fuori dagli argomenti di scontro la questione dell’efficienza.

Ugualmente se incentriamo solo sulla questione evasione fiscale/corruzione/mafia/Casta la nostra campagna di resistenza a questa manovra da macelleria sociale, non andiamo lontano.
Per carità, farlo è sacrosanto e può evitare di far pagare la crisi a chi ha meno soldi… Ma per togliere dalla melma il Sistema Italia non basta!
Sarebbe il caso di rendersi conto che si è rotto TUTTO il nostro modello di sviluppo!
E quando si analizza l’impatto dell’evasione fiscale bisogna riflettere sul fatto che valutarla in 130 miliardi e contemporaneamente valutare in 60 miliardi il costo dell’inefficienza amministrativa è solo un modo di considerare la questione.

Infatti, le lungaggini burocratiche e l’evasione fiscale hanno anche un costo indiretto che è enorme nel caso dell’inefficienza burocratica: toglie efficienza al sistema Italia, demotiva chi ha idee ed energie per intraprendere attività, fa fuggire i cervelli migliori, toglie la voglia di dar vita a imprese nel nostro paese agli investitori stranieri.
Mi spiego meglio: la lentezza della giustizia italiana ha un costo diretto perché un processo che dura 9 anni costa molto di più di uno che dura un anno.

Ma poi ci sono costi indiretti ben più grandi: quante aziende falliscono ogni anno perché non riescono a farsi pagare? Quante famiglie pagano care truffe subite perché le sentenze esecutive non arrivano mai? E quante aziende vengono strangolate da assurdi labirinti burocratici?
In altri paesi lo stato ti dice se puoi fare una cosa o no in 30 giorni, e se la puoi fare te la autorizza immediatamente. In Italia puoi aspettare una risposta per anni. Quanti giovani imprenditori sono deceduti prima di dar vita alla loro impresa?
Quante cose potremmo fare con i miliardi sequestrati alla mafia che lo stato non riesce a utilizzare a causa di sistemi bizantini di sequestro?
Quanti lavoratori non morirebbero sul lavoro se esistessero leggi efficienti capaci di essere deterrente per le aziende furbastre?
Quanti brevetti di proprietà delle università non arrivano sul mercato per questioni “tecniche burocratiche”?
E potremmo continuare a lungo.

Ma il calcolo dei danni dell’inefficienza del Sistema Italia diventa ancor più gigantesco se ci si mette a calcolare il costo della demotivazione collettiva, della sfiducia… Quanti dipendenti pubblici potrebbero produrre molto di più e molto meglio se gli si concedesse la possibilità di lavorare in modo creativo e sensato? Quante idee verrebbero realizzate, quante energie si sprigionerebbero nel nostro bel paese, se la gente riacquistasse fiducia nella collettività?

Vedi anche: Ecco il default dell’Italia