Società

San Patrignano, comunità in crisi

Non c’è pace per i santi in terra, uomini e donne che la vulgata popolare santifica prima ancora della loro morte. Dopo il falso manager Verzè è scoccata l’ora di Muccioli junior che, incredibilmente, lascia la guida di San Patrignano su richiesta, pare,  dei finanziatori principali: famiglia Moratti.

E qui la storia si fa stravagante. Quasi fosse una società per azioni,  San Patrignano diventa proprietà dei soci di maggioranza, ovvero coloro che, evidentemente, cacciano la grana perché vada avanti. I motivi del dissidio? Questioni economiche e questioni legate ai rapporti umani.

Alcune cronache ci dicono che una delle accuse,  verte sulla incapacità dell’educatore Muccioli “di empatia” con i propri ospiti. Accusa grave per un educatore. Più modestamente le voci che girano all’interno dell’ambiente parlano di una San Patrignano rimasta talmente indietro nella lettura delle dipendenze da raffigurarla, ormai, non più una comunità terapeutica ma un comune ad alta densità ex tossicomanica. In altre parole “Sampa” non funziona più. Non è appetibile per i dipendenti di oggi,  e i famosi 1500 ragazzi che, tradunt,  vengono riportati negli articoli dei giornali in realtà si riducono ad uno zoccolo duro di persone che sono rimaste a vivere a San Patrignano,  vuoi per scelta vuoi per disperazione.  Che San Patrignano debba pescare in altri paesi europei per fare andare avanti la macchina produttiva non è una novità degli ultimi giorni. Dalla Croazia soprattutto,  perché i tossicodipendenti italiani, oggi,  hanno metadone e farmaci per la testa.  E quando nemmeno i farmaci riescono nel proprio intento vanno in strutture maggiormente accreditate dal punto di vista scientifico.

La crisi delle comunità, con buona pace di Giovanardi, è cosa ormai arci nota. Le strutture più professionali si sono date da fare ed oggi viaggiano a metà strada tra strutture per tossicodipendentii e strutture per problematiche psichiatriche. San Patrignano non ha voluto piegarsi all’idea di cure anche farmacologiche all’interno di percorsi residenziali ed è rimasta al palo.  Psicoterapeuti, psicologi e psichiatri sono rimasti estranei alla storica comunità con il risultato che i casi più complessi sono rifiutati  per due buone ragioni: troppo problematici e troppo poco produttivi da un punto di vista lavorativo.

Una macchina a cui manca la materia prima: il lavoro gratuito di tantissime persone. Sarà per questo che i Moratti sono entrati in dissonanza con Muccioli. O altre e più misteriose ragioni