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“Per la Somalia serve un piano Marshall” <br/> Le truppe islamiche lasciano Mogadiscio

Un piano Marshall per salvare la Somalia. A sottolinearne la necessità è Paul Collier, direttore del Centre for the Study of African Economies dell’università di Oxford, in un’intervista sulle pagine dell’Avvenire. “Il modello è quello – spiega l’esperto richiamando il piano per la ricostruzione del Vecchio Continente adottato dopo la Seconda guerra mondiale – . Non mi riferisco, però, alla distribuzione di aiuti che, indubbiamente, è necessaria. Le nazioni ricche devono cambiare la loro politica di sicurezza, la politica commerciale, gli standard internazionali. Quando l’America l’ha fatto – ricorda – ha funzionato. Perchè non dovrebbe funzionare ora?”, chiede. “Ci vuole uno sforzo internazionale”, chiarisce Collier, che è tra i massimi esperti internazionali di economie africane – coordinato e coerente. A guidarlo materialmente dovrebbero essere altre nazioni africane e mediorientali col supporto dell’Ocse”.

Intanto è di oggi la notizia che che i miliziani estremisti islamici shabab, che si battono per rovesciare il governo filo-occidentale della Somalia, hanno abbandonato nella notte molte delle loro posizioni a Mogadiscio; e le truppe del governo transitorio si sono inserite in alcune di queste aree. Un portavoce degli shabab, Ali Mohamed Rage, sollecitato a spiegare questi movimenti, ha parlato di “un cambiamento nella tattica militare”: “Abbiamo abbandonato Mogadiscio, ma restiamo in altre citta’”. Per contro, il portavoce del governo, Abdirahman Omar Osman. ha definito il ritiro delle truppe ribelli “una giornata d’oro” per la Somalia. Gli shabab controllano gran parte della parte centrale e meridionale della Somalia, un Paese attualmente devastato da una gravissima siccità e, molte aree meridionali, anche dalla carestia. Gli insorti vogliono rovesciare il governo transitorio del presidente Sharif Sheikg Ahmed, sostenuto dalla comunità internazionale e difeso dalle forze dell’unione africana (Amisom). Dal mese di febbraio, Amisom, che puo’ contare su 9.000 militari ugandesi e burundesi, ha fatto notevoli passi avanti nell’incalzare glI insorti.