Politica

Camera, claque per Silvio e trolley pronti <br/> la cronaca dell’ultimo giorno di lavori in aula

L’immagine che segna il tempo del lento tramonto di Silvio Berlusconi la regala Renato Farina, l’ex ormai mitico “agente betulla” radiato dall’Ordine dei Giornalisti. Berlusconi aveva appena cominciato a parlare che lui già batteva le mani sul tavolino dello scranno a sottolineare rumorosamente i passaggi meno soporiferi del discorso del suo leader. Poi l’attacco dell’opposizione sulla frase ad effetto più forte pronunciata dal Cavaliere: gli speculatori mordono le caviglie del mercato italiano? “Avete davanti un imprenditore con tre aziende tutte quotate in Borsa che ogni giorno segue con apprensione quanto accade”. Non ha fatto in tempo neppure a finire che già Farina era in piedi, ad inveire contro i banchi dell’opposizione spellandosi le mani per applaudire, forse in cuor suo pensando di mettere a tacere la rumorosa disapprovazione degli uomini di Di Pietro; un’immagine grottesca. Superata, in piaggeria, sempre dallo stesso Farina non appena ha terminato il suo primo intervento in aula da segretario Pdl il giovane Angelino Alfano. L’ex agente Betulla si è lanciato verso di lui, abbracciandolo con così tanto calore da costringere l’ex Guardasigilli a toglierselo di dosso (con qualche sforzo) per non finire soffocato.

I banchi del Pdl, come sempre, si erano attrezzati per sostenere il Capo. E lui, il Cavaliere, visibilmente sotto tono, gonfio, ha più volte ricambiato con cenni della mano e sorrisi l’incitamento dei suoi. Ad un certo punto si è unito al coro del consenso anche Renato Brunetta. Che prima ha fatto passare dai colleghi verso Berlusconi un fogliettino con scritto “Bravo Silvio” a caratteri cubitali, poi si è alzato dal suo banco in fondo ai posti del governo ed ha voluto abbracciare di persona il Cavaliere tendendo anche le sue piccole mani al volto  per una carezza in un momento così difficile. Tutti stretti intorno a Silvio e guai a chi pensa che il governo traballi. Prima di tutto Tremonti. Che quasi a voler smentire quanto gli si sta scaraventando addosso in questi giorni, compresa la freddezza con Berlusconi, è stato tutto il tempo seduto alla sua sinistra, pronto a sostenerlo con dati tecnici se l’opposizione avesse fatto pressioni. Non è accaduto e il ministro dell’Economia è si è mosso solo per sporgersi a guardare Pierferdinando Casini mentre chiedeva al governo di anticipare, con un decreto, alcune misure della manovra previste per il 2014. Per il resto, nessun fiato.

Immobili anche le signore del governo, tutte in fila una dietro l’altra, unica distante Gelmini, ciarliera con La Russa. Poi ha finito di parlare Silvio, ha replicato (senza troppa convinzione) Bersani e quindi è stata la volta di Algelino Alfano. E dopo, un minuto dopo, è scattato il rompete le righe. Davanti ad un attonito – ma impotente – Fini, dai banchi della Lega, alla spicciolata, hanno cominciato a scendere gli uomini del Carroccio in fuga verso le vacanze, trolley da una mano e ipad regalo di Silvio dall’altra; saluti a tutti, ci vediamo il 3 settembre. Forse anche dopo. Unica vedetta rimasta, il capogruppo Marco Reguzzoni, ma di certo più per una questione di forma che di sostanza.

E’ toccato a lui fischiare, per conto del Sole delle Alpi, un Antonio Di Pietro battagliero. “Caro Silvio e te lo direi da allievo attento che ha seguito la lezione”. Berlusconi si è fermato a guardarlo e ha riso: ”Ma lei c’è o ci fai?: O lei è Alice nel paese delle Meraviglie o è il più grosso bugiardo della storia!”. Poi, il Cavaliere si è distratto e Di Pietro non gliel’ha fatta passare richiamandolo all’ordine con un laconico ”Ao!”. Il tutto sotto lo sguardo stupefatto di Tremonti, spostatosi vicino ai banchi del Pd per sgranchirsi le gambe: ”Mi sono rimesso a raccogliere di nuovo le firme per la legge elettorale – ecco l’annuncio di Di Pietro – e lei lo sa che quando mi ci metto io a raccoglierle il risultato e’ assicurato, come dimostrano i tre referendum…comunque, faccia un favore: se ne vada e mi mandi una cartolina da Antigua!”. A quel punto quelli che erano ancora in aula sono esplosi con un applauso scrosciante, liberatorio e il campanello di Gianfranco Fini ha dato il via libera. Tutti a casa.