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Matrimonio gay a New York, basta un clic <br/> Ma c’è da dichiarare lo sposo e la sposa

La reazione della comunità omosessuale è arrivata subito. "Ci voglio femminizzare". E così dal sito del comune l'obbligo della dichiarazione vine modificata in un più neutro “sposo A” oppure “sposo B”

NEW YORK – Pronti a sposarsi? Basta un click. I gay di New York, forti della nuova legge che riconosce il loro matrimonio, hanno invaso il sito del comune per richiedere la cerimonia che tra qualche giorno sarà aperta anche a loro. Tra i primi, racconta il New York Times, ci sono Fredy Kaplan, 50 anni, e Anthony Cipriano, sette di meno. I due, alti e massici, vivono nell’East Village. Kaplan è un esponente dei Stonewall Democrats, un gruppo di attivisti democratici per i diritti degli omosessuali.

Martedì Fredy e Anthony sono rimasti perplessi di fronte alle pagine da compilare sul sito municipale: si doveva dichiarare chi è lo sposo e chi è la sposa. Cosa difficile, per gli omosessuali. La coppia dell’East Village l’ha buttata sul ridere, e ha deciso che uno dei due farà la sposa. Altri, invece, non l’hanno presa altrettanto bene. “Ci volete femminizzare!”, tuonava un arrabbiato messaggino su Twitter. Dopo diverse ore di lamentela, i moduli online erano stati provvidenzialmente modificati con la possibilità di dichiarare un generico “sposo A” oppure “sposo B” (in inglese, altrettanto provvidenzialmente, non c’è solo il genere maschile o femminile, ma anche il neutro).

I problemi, comunque, sono tutt’altro che finiti. Ci sono diversi nodi ancora da sciogliere: la data ufficiale per sposarsi è il 24 luglio, una domenica, quando teoricamente gli uffici del comune dovrebbero essere chiusi. Ci sarà un’apertura straordinaria, visto che tutti vogliono festeggiare? Forse sì, ma ci si potrà sposare subito? In teoria bisognerebbe aspettare almeno ventiquattro ore tra il rilascio dei documenti per sposarsi ed il matrimonio vero e proprio. Anche in questo caso, comunque, si potrebbe fare un’eccezione, perché sono in molti a volersi sposare già il 24 luglio.

“La burocrazia può impiegare qualche tempo per mettersi al passo con la storia, anche nell’era di Internet”, rilevava il New York Times. Il sindaco Michael Bloomberg, comunque, proclamava che “questa è una citta aperta a tutti”. L’estate 2011 sembra soffiare un vento di cambiamento per i diritti dei gay d’America. Mercoledì una corte federale d’appello, a San Francisco, ha imposto un ulteriore stop alla legge “Don’t Ask Don’t Tell”, che obbligava le persone dichiaratamente omosessuali all’espulsione dall’esercito. La norma è stata mandata in pensione dal Congresso, ma rimane valida fino a quando i vertici militari non diranno ufficialmente la parola fine, dopo una serie di revisioni interne.

Il tribunale d’appello della California ha preso atto della diversa atmosfera politica e sociale negli Stati Uniti, e in particolare dell’impegno del presidente Obama nel porre fine alle discriminazioni legate all’orientamento sessuale. I giudici hanno quindi chiesto di congelare ulteriormente la Don’t Ask Don’t Tell, che dovrebbe essere archiviata in via definitiva entro la fine dell’anno.