Diritti

Le carceri scoppiano: 20 mila detenuti di troppo

L'associazione Antigone amplifica la battaglia di Marco Pannella che continua lo sciopero della fame

È allarme sovraffollamento nelle carceri italiane. La denuncia dell’associazione Antigone arriva nei giorni dello sciopero della fame del leader radicale, Marco Pannella, e amplifica l’attenzione su un sistema al collasso. Negli ultimi tre anni la popolazione carceraria è aumentata del 50 per cento passando da 45 mila a 67 mila persone, superando di oltre 20 mila il limite considerato regolamentare. E se aumentano i detenuti, contestualmente calano le risorse a disposizione del sistema carcerario, che diminuisce del 10,4%.

“Il nostro sistema carcerario è allo stremo”, denuncia Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone. A fine maggio i detenuti raggiungevano il numero di 67.174, di cui 14.251 in attesa di primo giudizio, 28.178 imputati e solo poco più della metà, 37.257, condannati con sentenza definitiva. “Una così alta presenza di detenuti sotto custodia cautelare è una anomalia tutta italiana: abbiamo una percentuale quasi doppia rispetto la media europea, che è del 24,8%. In Italia – sottolinea Gonnella – è una prassi che va al di là dei vincoli di legge e che impone una condanna preventiva”. Ma non è l’unica anomalia. Anche la percentuale di detenuti stranieri e quella di chi ha violato la legge sulle droghe è doppia rispetto al resto d’Europa.

Fin qui solo numeri, ma l’immagine dell’illegalità viene fotografata dalla Corte europea per i diritti umani che afferma che si è in presenza di tortura quando un detenuto è sottoposto a ristrettezza di spazi, assenza di luce, privazione della libertà di lavarsi, esiguità delle ore d’aria. Tutti fattori riscontrabili negli istituti penitenziari italiani e che hanno portato il difensore civico a presentare alla Corte 350 ricorsi. In questo contesto di emergenza lo scorso anno è stato approvato il Piano carceri, presentato dal Commissario straordinario Franco Ionta, che prevede la realizzazione di 9.150 posti e una spesa di 661 milioni. Il tutto da realizzare entro la fine del 2012. Ma nella Finanziaria 2010 sono stati previsti stanziamenti per 500 milioni di euro, il resto verrà prelevato da un fondo destinato al reinserimento dei detenuti. Con quali tempi? Per Antigone “anche ammesso che il piano parta adesso, al ritmo di crescita dei detenuti, nel 2012 mancheranno ancora 14 mila posti”. Su sovraffollamento delle carceri, condizione dei detenuti e amministrazione della giustizia è intervenuto anche Giorgio Napolitano che, in una lettera a Marco Pannella, ha richiamato “l’attenzione di tutti i soggetti istituzionali responsabili sollecitandoli ad adottare le indispensabili misure amministrative, organizzative e legislative. Non sono ammissibili sottovalutazioni e fatalismi – ha denunciato Napolitano – di fronte a situazioni drammaticamente incompatibili con il rispetto della dignità delle persone e con la necessità di fornire un ‘servizio giustizia’ efficiente, a garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini”.

A Pannella, ricoverato dopo aver intrapreso lo sciopero della fame e della sete per richiamare l’attenzione sulla situazione carceraria, sono arrivate altre testimonianze di solidarietà dalla politica italiana. Nella mattinata di ieri è giunto Gianni Letta “latore anche di un messaggio di Silvio Berlusconi” ha raccontato Pannella a Radio Radicale. Subito dopo è stato il turno del presidente del Senato Renato Schifani, che lo ha chiamato convenendo – “sull’opportunità, se non sulla necessità, che il tema della riforma della giustizia debba essere affrontato”.

Nel pomeriggio la visita di Rosy Bindi, secondo la quale “è tempo di voltare pagina”. Per la vicepresidente della Camera dopo anni di leggi ad personam e propagandistiche politiche per la sicurezza “la questione va affrontata con umanità e giustizia”. Qualunque sarà la strada maestra, dall’amnistia chiesta da Pannella alla riforma del codice Penale suggerita da Pisapia, è necessario a riportare dignità e diritti umani anche ai detenuti.

di Caterina Cosentino dal Fatto Quotidiano del 24 giugno 2011