Emilia Romagna

“La coppia da 20.000 euro al mese del Pd: lui consigliere regionale, lei in Comune”

Polemica sulla nomina di Donatella Turci alla presidenza del consiglio comunale. Il Movimento 5 Stelle: "Un doppio stipendio pubblico in famiglia è troppo". Attacca Sel e una parte del partitone rosso. Ma soprattutto non piace il metodo: per ottenere i voti necessari c'è stato un accordo col Pdl. "Questo non è niente di nuovo, è il vecchio che avanza"

La “bella botta di aria fresca” promessa dal neo sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, si infrange sulla barriera del consociativismo alla uscita pubblica numero uno di fronte alla città. In un Consiglio comunale ieri sera stipato per la prima dell’ex “golden boy” rivierasco, inventore della Notte Rosa prima di diventare sindaco, è andato in scena un siparietto che di fresco ha ben poco. La sostanza è breve: il nuovo presidente del consiglio comunale è Donatella Turci che, altri non è, che la moglie dell’unico consigliere regionale del Pd a Rimini, Roberto Piva.

Turci, classe 1953, dopo aver collezionato due mandati nella giunta del predecessore di Gnassi, Alberto Ravaioli, ha fatto parlare di sé in questi ultimi mesi per gli scarsi successi collezionati dall’amministrazione comunale nell’ambito di una delega molto chiacchierata in città, lo Sport. Dalla crisi finanziaria dei Crabs, la società del basket riminese, all’addio del Rimini Calcio al professionismo passando per l’incompiuta cronica del nuovo stadio, ma anche per la rinuncia alla serie B1 da parte del Viserba Volley, il settore negli ultimi anni ha vissuto un autentico calvario. Calvario che Turci- o perché oscurata da Ravaioli o per difficoltà proprie- nonostante le buone intenzioni non è riuscita ad alleviare. Comunque sia, con buona pace di Gnassi quello di Turci è tutt’altro che un nome nuovo.
Di più: la neo presidente del Consiglio comunale di Rimini è moglie dell’unico consigliere regionale del Pd riminese, il veterano Roberto Piva. “In questo momento in Italia l’aria non è favorevole all’accentramento di 12.000 euro di stipendi pubblici in un solo nucleo familiare”, fa presente Luigi Camporesi, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle alle comunali che, forte del 12% ottenuto, siede per la prima volta in Consiglio con i colleghi Daniele Arduini e Carla Franchini.

La carica di presidente del consiglio comunale, infatti, prevede una bella remunerazione, equiparata a quella di un assessore: siamo sui 2.300-2.500 euro netti al mese (sui 3.500-3.800 lordi).

Dunque, prescrizioni statutarie a parte, la scelta su Turci alla luce del ruolo di Piva (che in Regione è stato riconfermato proprio l’anno scorso su input di partito) risulta piuttosto in controtendenza rispetto allo spirito sbandierato dal Pd oggigiorno sul fronte incarichi e merito. Anche se la ‘accoppiata’ Turci-Piva non è formalmente vietata, insomma, la questione di opportunità c’è tutta, almeno secondo quanto dicono i consiglieri del Movimento 5 Stelle.

Lo hanno pensato, del resto, una buona fetta degli stessi consiglieri comunali del Pd di Rimini, che negli ultimi giorni mettendosi di traverso alla nomina di Turci hanno dato parecchio filo da torcere ai notabili del partito. Nel corso di una consultazione interna al gruppo Democratico tenutasi venerdì sera, infatti, sette consiglieri del Pd hanno votato per Vincenzo Gallo, già consigliere nella precedente legislatura; i restanti nove, su 16 aventi diritto complessivamente, hanno scelto Turci.
A tessere la tela diplomatica giusta nelle ultime ore è stato Marco Agosta, il capogruppo – ovviamente riconfermato dopo la scorsa legislatura – del partitone in riviera. Agosta ha strappato la maggioranza relativa pro-Turci lanciando l’ex assessore come “una figura di garanzia”, che va rilanciata perché “ha l’esperienza giusta”.

Non la pensa così, tra gli altri, Bertino Astolfi – un ex Pd che per farsi rieleggere quest’anno ha dovuto traslocare nella lista civica pro-Gnassi Rimini per Rimini – il quale assicura di non aver apprezzato per nulla “il metodo” adottato; al momento buono, però, come al solito non ha fatto mancare il proprio sostegno.

Per eleggere la neo presidente del Consiglio, comunque, serviva la maggioranza qualificata, ovvero i due terzi dell’assemblea: 22 preferenze su 32, con voto segreto. Turci ne ha raccolte 24 (cinque bianche, due nulle, un voto a testa per lo stesso Gallo e per Fabio Pazzaglia, l’ex Pd candidato sindaco di Sinistra Ecologia e Libertà al primo turno).
Dunque, il Pdl ha votato senza troppi problemi per Turci, sancendo l’inciucio che, di pari passo alla questione di “opportunità” per la signora Piva, sta facendo discutere non poco a palazzo. La contropartita ai berlusconiani affinché dicessero sì ai dirigenti del Pd su Turci è stata la contemporanea elezione a vice presidente del Consiglio comunale di Oronzo Zilli, vecchio leone ex An tuttora coordinatore comunale di un Pdl uscito malconcio dalle elezioni.

Zilli, finora anche consigliere provinciale, ha scelto però di non aggrapparsi alle poltrone: infatti, ha già presentato le dimissioni in Provincia (gli subentra il collega verucchiese Jean Louis De Carli). Chi ha tuonato contro l’inciucio è invece il candidato Pdl-Lega Nord alle recenti comunali, l’ex consigliere regionale An Gioenzo Renzi. Escluso da tutte le cariche consiliari in questa fase, in primis quella di capogruppo che è andata alla ciellina Giuliana Moretti, Renzi ha sottolineato che “non era scontato che la presidenza dovesse andare alla maggioranza: Gnassi dice basta con la vecchia politica, ma qui invece la si ripropone in tutto e per tutto, con la complicità della minoranza. Questo teatrino deve finire perché non è più accettabile”.
Critiche anche da Pazzaglia, fra l’altro in odore di scomunica da parte di Sel: “Questa doppia nomina Turci-Zilli cementa l’asse tra Pd e Pdl. Per voltare davvero pagina anche la nomina del presidente andava innovata”. Il consigliere leghista Marco Casadei rincara la dose, bollando tutto come “il peggior modo di iniziare la legislatura”. Il grillino Camporesi da parte sua non si scosta dai moniti già lanciati: “Se voleva davvero una botta d’aria fresca, Gnassi avrebbe potuto assegnare la presidenza a qualcuno della minoranza”.
Il sindaco in aula ha rispedito tutto al mittente: quella di Turci è “una nomina decisa autonomamente dai partiti: io ho ascoltato la maggioranza, ho già detto che non mi piace l’idea di un uomo solo al comando. Il sindaco rispetta l’autonomia dei vari gruppi consiliari. Ci confronteremo sul merito, bisogna comprendere i ruoli ricordando che ai cittadini bisognava offrire il meglio possibile. E così- ha scandito Gnassi- è stato fatto”.
Intanto, gli otto neo assessori nominati da Gnassi (età media sui 40 anni) ieri sera al primo appuntamento ufficiale in pubblico si sono mostrati a dir poco emozionati, tra il pressing dei fotografi e gli sguardi dei curiosi accorsi in municipio. Il sindaco ha voluto in squadra Jamil Sadegholvaad, strappato alla Provincia, a Polizia municipale e Sicurezza, deleghe assunte nella precedente legislatura dallo sceriffo Roberto Biagini, l’unico riconfermato dell’era Ravaioli. Ci sono pure l’ex nazionale di pallamano Gian Luca Brasini e l’artista Massimo Pulini. Venendo alle quote rosa, la vice sindaco Gloria Lisi, personalità vicina da sempre alla Caritas, prende per mano Nadia Rossi, Irina Imola e Sara Visintin. Quest’ultima, a sua volta, è finita nei giorni scorsi nel mirino del Movimento 5 Stelle per la sua recente esperienza in testa al comitato acqua pubblica locale, nelle stesse ore in cui Gnassi l’aveva già battezzata assessore.

e.liu.