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Referendum, Di Pietro: “Italiani all’estero? Venerdì presentiamo il ricorso in Cassazione”

Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, non sta fermo un attimo. “Sto facendo una vita d’inferno per i referendum – dichiara a ilfattoquotidiano.it – farei a cambio volentieri con quella di voi giornalisti. Ora, però, c’è da sistemare la vicenda degli italiani all’estero” e, aggiunge “la strada per il voto è ancora costellata di ostacoli durissimi”. Il numero uno dell’Italia dei Valori ha dichiarato che il quorum è impossibile da raggiungere se si calcolano anche i 3 milioni e 200mila aventi diritto al voto degli italiani residenti all’estero. “Venerdì, acceleriamo, presentiamo un ricorso alla Cassazione, lo sta preparando il professor Alessandro Pace” poi afferma “governo e maggioranza hanno creato questo problema attraverso una legge truffa, dunque noi ora chiediamo alla magistratura di non considerare il voto all’estero ai fini del conteggio del quorum”. In pratica, secondo l’Idv, la soglia del quorum di 25 milioni e 332mila deve abbassarsi a 22milioni e 132mila. “Dai dati che possediamo, sappiamo per certo che al primo giugno, data di scadenza del voto, hanno votato nei consolati o nelle ambasciate italiane all’estero solo poche decine di migliaia di nostri connazionali”.

Ma è evidente che il governo farà le sue contromosse. “Mi aspetto, mi ci gioco la testa, che presenteranno una memoria contraria attraverso l’avvocatura dello Stato, lo hanno già fatto altre volte”. I tempi di risposta della Cassazione, ovviamente, non saranno immediati. “La Cassazione deve aspettare la chiusura delle votazioni del 13 giugno, prima – dichiara – non può esprimersi”. Ma c’è un’altra via da percorrere. “Nel caso solleveremo un conflitto di costituzionalità. Ai nostri connazionali – precisa Di Pietro – hanno fatto votare un quesito diverso da quello passato in Cassazione e non possono tornare indietro perché le operazioni di voto si sono concluse il primo giugno, ma la sentenza che ha dato il via alla nuova formulazione è proprio del 1 giugno” e ancora “al peggio si potrebbero considerare valide queste poche decine di migliaia di schede all’estero anche se espresse sulla vecchia formulazione del quesito sul nucleare“.

Dopo le parole del Capo dello Stato (“Sono un elettore che fa il suo dovere”), si ha la sensazione che quella che sembrava una chimera fino a poco tempo fa, la metà più uno dei votanti, sia oggi realizzabile. Di mezzo c’è sempre la scarsa attenzione che i grandi media hanno dedicato e stanno dedicando ai quesiti referendari. Tg1 e Tg2 hanno addirittura mandato in onda servizi dove sono state sbagliate anche le date del referendum. “Domani – conclude il leader Idv – tra i tanti impegni, andremo in una borgata disagiata di Roma, Tor Bella Monaca, per far capire a giovani, famiglie, anziani, che cosa si va a votare, visto che l’informazione tiene ai margini tutti”.

Poi l’ex magistrato si dirige con uno dei suoi legali alla Procura della Repubblica di Roma, ha pronta una querela per diffamazione contro Libero. “Si riferisce ad un articolo di metà aprile. Dal titolo: Di Pietro: soldi e manfrine. Hanno scritto che avrei ‘incassato’ oltre 80mila euro per le spese elettorali sostenute nel Mugello, quando nel 1998 sono stato eletto deputato in quota Pds. Ma io quei soldi non li ho mai ottenuti, ma – precisa – tanto meno li ho mai richiesti”. E proprio Libero ieri lo ha attaccato sempre sui rimborsi ai partiti, ma stavolta legati alle firme per il referendum. Secondo il quotidiano di Feltri e Belpietro l’Idv punterebbe sì al quorum, ma anche al rimborso per la raccolta firme sui referendum. “Il rimborso per la raccolta firma è di poche centinaia di migliaia di euro al massimo – dichiara a ilfattoquotidiano.it – il nostro partito ha speso milioni di euro per questa campagna di raccolta firme oltre che di sensibilizzazione sui quesiti referendari, è ridicola questa storia del tesoretto”.