Cronaca

Il mio blitz pacifico a Palazzo Grazioli

Nessuna premeditazione, ieri sono passato davanti a Palazzo Grazioli e, sempicemente, non ho resistito. Ho pensato: “Non sono né bella, né minorenne, né prostituta, ma vuoi vedere che riesco a entrare lo stesso?”

C’erano gli addetti stampa del Governo che stavano facendo entrare i giornalisti assiepati lì per le dichiarazioni di Berlusconi e di Alfano e mi sono intrufalato con la certezza che mi avrebbero bloccato.

Invece niente: pur non essendo accreditato, sono entrato senza problemi e senza dover mostrare nessun documento o tesserino. Anzi, se fossi stato violento e malintenzionato, avrei potuto portare con me qualsiasi oggetto, anche un’arma.

E mi sono trovato a due metri da Berlusconi, sorbendomi in maniera civile e paziente 20 minuti di monologo nel quale è riuscito a dire che le amministrative le ha perse per colpa della “tenaglia dei media” (?) in particolar modo “Annozero (??), una trasmissione micidiale che ha dato una visione distorta della realtà di Milano e delle città in cui si votava”, chiudendo con l’annuncio di voler “prendere provvedimenti in Parlamento” (???).

Alla fine spazio a tre domande assolutamente di “regime”. Dopo l’ultima “quale sará il suo successore?” non ho resistito per la ghiotta occasione di rispondergli per le rime alle offese di essere un “senza cervello” o un “coglione” e spiegargli finalmente cosa pensano i cittadini italiani e ho chiesto la parola.

Certo, avrei potuto chiedergli qualsiasi cosa, ma ne ho scelte tre: “E’ consapevole che lei porta sfiga agli italiani e che è una vergogna per tutti noi cittadini? Lo sa che il 12 e 13 giugno con i referendum verrá spazzato via? Berlusconi, si fará processare?”

A questo punto alcuni energumeni mi hanno portato via, facendomi scivolare e quasi strozzandomi. Volevano che mi abbassassi in un angolino per potermi tranquillamente prendere a calci, ma ho reagito urlando, consapevole che (con i giornalisti testimoni nella stanza accanto) avrebbero desistito. Un paio di cazzotti peró sono riusciti a sferrarli ugualmente. Poi mi hanno letteralmente strappato la giacca per togliere la spilletta del Popolo Viola e sequestrato per quasi un ora. Finchè non sono arrivati gli agenti della Digos e la mia serata è finita in Questura per l’autenticazione.

Questo è tutto, da parte di un giornalista free lance e un cittadino che non si rassegna, che pensa che alcuni ceffoni verbali siano necessari per svegliare un’opinione pubblica anestetizzata dalle telvisioni e dalle cassette preconfezionate di un premier che non ama il contraddittorio e non risponde mai alle domande dei cittadini indignati. E che non ha nessun controllo su chi entra ed esce a Palazzo Grazioli.