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“Yes we camp”, in Spagna <br> arriva il movimento 15-M

Da Madrid a Barcellona va in scena la rivolta generazionale. Giovani precari, disoccupati, studenti, ma anche pensionati hanno organizzato mobilitazioni in decine di città in vista delle amministrative del 22 maggio: "Non diamo indicazione né di voto né di astensione. E questo fa paura, siamo una rivoluzione etica"

Il cartello “Yes we camp” risalta ben evidenza nel centro della principale tenda dell’accampamento di Plaza Catalunya di Barcellona. Rispecchia perfettamente il movimento 15-M: pacifico, eterogeneo, spontaneo ma soprattutto determinato.

“Non lasceremo questa piazza – dice Guillermo, studente universitario – abbiamo ancora troppe cose da dire. Non ci raccontano da sempre che in Spagna c’è la libertà d’ espressione?” Stesso tenore a Madrid, dove alla Puerta del Sol migliaia di persone si sono date appuntamento nel corso della scorsa notte malgrado una pioggia incessante. Ai manifestanti non importa nemmeno sapere il verdetto della Giunta Elettorale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità delle occupazioni durante la campagna elettorale. “Non stiamo facendo politica – precisa Luz, disoccupata di Madrid – non diamo indicazione né di voto né di astensione. E questo fa paura, siamo una rivoluzione etica e i partiti sono disorientati dalla nostra limpidezza”.

Di fronte a mobilitazioni in decine di città, stonano intanto su media e per le strade spagnole gli slogan della campagna elettorale per le amministrative di domenica 22 maggio.

E’ fino a questa data che i manifestanti vogliono proseguire gli accampamenti e rimanere visibili. Ma la sensazione è che questa rivolta non sparirà facilmente, soprattutto perché da mobilitazione partita dai giovani precari, disoccupati e studenti disillusi, si sta espandendo al resto della società civile. La svolta è avvenuta nelle ultime ore, quando al fianco di migliaia di ragazzi si sono uniti i cittadini di tutte le età, tra cui migliaia di pensionati. “Questi ragazzi hanno un compito gravoso: Noi abbiamo combattuto la dittatura – dice una signora catalana – il nostro nemico lo vedevamo e lo conoscevamo. Ora i giovani devono combattere un fantasma molto più pericoloso: la dittatura economica”.

Sotto il sole di maggio i centri urbani spagnoli si sono trasformati in pochi giorni in luoghi di incontro e dibattito.

A Barcellona, passando indistintamente dal castigliano al catalano, per ore giovani e pensionati si confrontano sui tagli compiuti sui servizi sociali: “Il PSOE sta togliendo l’ossigeno al sistema scolastico. Il famoso progetto Bologna è una clamorosa precarizzazione del sistema universitario a livello europeo” racconta uno studente a un sessantenne che ribatte: “E se parliamo della sanità? Sono in lista da 5 mesi per curare il ginocchio a mia moglie. Impossibile curarla privatamente con la pensione di 800 euro al mese”.

Famiglie, anziani, giovani fanno la spola per portare caffè, coperte e pane fresco per sostenere le lunghe ore della notte.

Il movimento “Democracia Real Ya” si organizza ed esercita la pratica dell’autogoverno, con commissioni per garantire l’informazione ai cittadini e alla stampa, il rifornimento di cibo e acqua fino alle iniziative da prevedere per i giorni a venire.

Per sabato il movimento sta organizzando nella giornata di riflessione nuovi dibattiti , una necessità di fronte alle pressioni che arrivano dai media anche internazionali: “Ci chiedono quali proposte facciamo per cambiare il sistema – dice Pedro, dell’accampamento di Barcellona – pensiamo prima di tutto a che cos’è la democrazia. Sicuramente non è quella esercitata dai partiti e dai sindacati, che ovviamente non vogliamo in questo movimento”.

Tra i capannelli si dibatte sulla riforma della legge elettorale, del finanziamento dei partiti e del divieto di proseguire la carriera ai politici imputati. “Sono stanca di essere il futuro – dice una ventenne – io sono il presente”.

di Cristina Artoni