Politica

Ballottaggio, Berlusconi prepara<br>il suo ritorno a reti unificate

Dopo quattro giorni di silenzio assoluto, il premier torna nell'agone politico in vista del voto del 29 e 30 maggio. Cinque interviste ad altrettanti telegiornali

Il silenzio post elettorale di Silvio Berlusconi è ufficialmente finito. In vista dei ballottaggi per le amministrative, il premier registrerà nel tardo pomeriggio cinque interviste da mandare in onda su altrettanti telegiornali della sera. Il Cavaliere, dopo la clamorosa scoppola elettorale di Milano dove ha dimezzato le preferenze individuali rispetto al 2006, s’appresta a un ritorno a reti unificate nell’agone politico: Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto. Insomma, chi accenderà il piccolo schermo dalle 18.50 alle 21.00, sarà molto difficile che non si imbatta nel mezzobusto del premier.

Un cambio di strategia rispetto al low profile adottato subito dopo i risultati del primo turno, quando affidò a Umberto Bossi le dichiarazioni sull’imminente ballottaggio nella roccaforte del berlusconismo.

Vedremo se il primo ministro riuscirà a mettere ordine in un centrodestra che, forse ancora frastornato dalla bastonata di Pisapia, continua a camminare in ordine sparso. Con il Giornale che accusa Comunione e liberazione di avere tradito la Moratti. E con gli esponenti di Pdl e Lega che chiedono di abbassare i toni per poi, un minuto dopo, tornare dare a Pisapia del matto e dell’estremista di sinistra.

All’indomani del voto, il quotidiano di via Negri ha aperto un caso tutto lombardo che ha costretto il premier a intervenire di persona per fermare la caccia al capro espiatorio. O Alessandro Sallusti la pianta di attaccare Formigoni e company o può dire addio alla direzione del quotidiano dei fratelli Berlsuconi. La pace armata fra i berluscones e i moderati ciellini è stata sancita dall’arrivo nello staff della Moratti di Maurizio Lupi. Il fedelissimo di Cl cercherà di pianificare le ultime mosse di Lady Letizia in vista del ballottaggio.

Mentre Lupi cerca di risollevare le sorti di una campagna elettorale quasi impossibile, il leader del Carroccio, al quale Berlsuconi (fino a stasera) ha lasciato gli onori della ribalta mediatica, dà fuoco alle polveri: “Pisapia è un matto con un progetto di città indecente”.

Eppure sembrava che dopo il primo turno il centrodestra avesse capito l’errore: troppa personalizzazione della campagna elettorale. Fallito il tentativo di trasformare le amministrative in un referendum pro-Silvio e naufragato quello di demolire l’immagine del candidato del centrosinistra (ex terrorista rosso con simpatie per il fondamentalismo islamico), la linea di Pdl e Lega era di concentrarsi sul programma.

Le parole d’ordine diventano zingaropoli, stanze del buco e Leoncavallo a Palazzo Marino. E l’avvocato milanese ritorna ad essere il pericoloso estremista di sinistra del primo turno. Che vuole riempire la città di clandestini, moschee e zingari. “Pisapia vuole una città dove i rom possono costruirsi la propria casa”, ammonisce il presidente della Lombardia Roberto Formigoni. Secondo Libero invece, il candidato del centrosinistra “darà la caccia al contribuente, raddoppierà l’Ici e porterà lo spinello libero al Comune”. Certo, perché come dice Formigoni, il vero sponsor di Pisapia è niente di meno che il terribile centro sociale Leoncavallo. “E’ grazie a loro che ha vinto le primarie contro Stefano Boeri”. Per non parlare poi delle stanze del buco che per il presidente lombardo sono una vera e propria ossessione: “Quando era era parlamentare di Rifondazione comunista fece un ddl per la somministrazione di siringhe per i tossicodipendenti. Voglio sapere se vuole fare le stanze del buco anche a Milano”.

Insomma, per il momento il tenore della campagna per il ballottaggio è ancora questo. Vedremo se, durante il prime time a reti unificate, il Berlusconi catodico impartirà una linea differente ai suoi uomini. Così come chiesto dalla Moratti. Che per il momento sembra essere la sola ad aver capito l’errore: “Sono disposta a chiedere scusa a Pisapia a patto di un nuovo confronto televisivo”. Fin troppo facile la risposta dell’interessato: “Chi chiede scusa non pone condizioni e il confronto ci sarà, ma nelle urne”.