Politica

Berlusconi: “Se lascio, Tremonti candidato”

In un'intervista a 'Porta a porta' il premier discute del clima politico italiano e del futuro del Pdl. "Sono amico di Tremonti, ma Berlusconi resterà a lungo", commenta Bossi. E il Cavaliere propone uno stadio a Milano con il suo nome

Dopo Silvio Berlusconi, potrebbe esserci Giulio Tremonti. Il premier ha indicato durante un’intervista a ‘Porta a porta’ il ministro dell’Economia come suo possibile successore. “Vedremo alla fine di questa legislatura se sarà necessario per il centrodestra mettermi ancora quale candidato alla guida del governo”, ha spiegato Berlusconi. In quel caso, il Cavaliere ha specificato che non si tirerà indietro. Ma se i sondaggi dovessero indicare altri nomi, “Tremonti in primis, che possano suscitare consenso elettorale – ha aggiunto – io sarei felice di poter magari restare ancora in politica ma occuparmi del PdL e lasciare ad altri la conduzione del governo”. “E’ un ottimo ministro, sarebbe un ottimo presidente del consiglio, l’ho sempre detto”, così ha commentato il titolare dell’Interno, Roberto Maroni, i passaggi dell’intervista del premier riguardo alla sua possibile successione. Più cauto Angelino Alfano, indicato qualche settimana fa come delfino del premier. “Se l’ha detto Berlusconi è una cosa condivisibile”, è il freddo commento del ministro della Giustizia. Chi  ci crede poco è Umberto Bossi: “Si sa che io sono amico di Tremonti, ma secondo me Berlusconi dice le cose per allontanare il più possibile il momento”. Intanto i tre si incontrano in serata per un vertice a Palazzo Grazioli, dopo le tensioni degli ultimi giorni sull’intervento militare in Libia. I nomi dei presunti successori sarebbero invece “solo dei diversivi” per Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera, “perché è evidente che Berlusconi vuole succedere a se stesso”.

Bossi minimizza, ma fonti parlamentari del Pdl confermano che dentro al partito è in corso un confronto sul dopo-Berlusconi. A contrapporsi sarebbero due gruppi: da una parte Claudio Scajola con il suo folto gruppo di parlamentari, Antonio Martino e gli altri ‘berlusconiani’ – forse anche Beppe Pisanu – della prima ora; dall’altra gli esponenti di governo. L’ex responsabile dello Sviluppo avrebbe chiarito di non volere lo strappo con il premier, ma di ritenere indispensabile un riequilibrio nel partito e nel governo dopo le elezioni amministrative. Riequilibrio che non però non piace a tutti e che nel rimpasto a breve termine chiederebbero di ritoccare il meno possibile. I papabili finora erano quattro esponenti del gruppo dei Responsabili, ma durante l’incontro di stasera tra Berlusconi e Bossi potrebbe essere discusso anche l’ingresso nel governo di due esponenti della Lega, Matteo Brigandì e Sebastiano Fogliato. Durante il vertice a palazzo Grazioli si dovrebbe parlare anche del decreto sviluppo che domani arriverà in Consiglio dei ministri. Senza che molti ministri, che vogliono restare anonimi, siano stati consultati e ascoltati. Lo stesso Berlusconi pare non abbia ancora letto il testo. E le delusioni all’interno del partito sarebbero arrivate anche sulla questione economia. Nessuna scossa ma massima adesione da parte del premier alla linea di rigore di Tremonti. “Non è possibile ridurre la pressione fiscale, per nessun Paese europeo in un momento in cui la crisi globale non è ancora del tutto alle spalle”, ha dichiarato il presidente del Consiglio ancora nell’intervista.

Il primo test arriverà comunque con le elezioni amministrative che Berlusconi si dice sicuro di vincere. Nonostante i toni della campagna elettorale, definiti “accesi”, come accesa è “tutta la vita politica italiana, c’è un clima da guerra civile e non certo per colpa nostra”, ha dichiarato il presidente del Consiglio. La colpa sarebbe della sinistra, che “annovera tra i suoi sostenitori i centri sociali in cui si annidano molti facinorosi”. Gli elettori, secondo il premier, dovranno quindi scegliere tra “una alleanza di sinistra, che comprende di tutto di più e una di centro destra che comprende gli italiani moderati e di buon senso”. Ma per Berlusconi ad arroventare il clima politico sono anche i magistrati, contro i quali ha ancora una volta puntato il dito. “Gli italiani dovrebbero riflettere sul fatto che già 24 volte la Procura di Milano mi ha mosso accuse simili – ha spiegato Berlusconi – che sono poi state giudicate infondate per 24 volte da altri loro colleghi magistrati”. I pm avrebbero messo in atto “una campagna eversiva rispetto alla volontà espressa dagli elettori”. Un clima pesante che secondo il Cavaliere renderebbe “assolutamente scontenti della politica dei gruppi ai quali appartengono” diversi parlamentari, che potrebbero quindi entrare a far parte della maggioranza.

E a proposito di attacchi, Berlusconi ha anche risposto al pentito Giovanni Brusca che durante un interrogatorio a Firenze lo aveva indicato come uno dei politici contattati nel corso della trattativa tra Stato e mafia. “Pura irrealtà” secondo il premier, che ha spiegato di non avere mai avuto contatti con uomini d’onore, “né ho mai avuto richieste di contatti, visto che facevo l’imprenditore”.

Un breve passaggio dell’intervista è stato infine dedicato al calcio. Un premier scaramantico ha deciso di non parlare di un sempre più probabile scudetto per il Milan. “Se ne parla soltanto quando lo si è già cucito sulle maglie della propria squadra”, ha detto. Sarebbe il 27esimo trofeo conquistato dalla squadra sotto la gestione Berlusconi, che azzarda: “Sono il presidente che nella storia del calcio ha vinto di più. Chi ha vinto di più dopo di me, è il grande Santiago Bernabeu del Real Madrid, al quale gli spagnoli riconoscenti hanno intitolato lo stadio della capitale…”.