Giustizia & Impunità

Faccia di Paniz

L'avvocato in carriera, estensore della norma sulla prescrizione breve, insiste serafico: "Berlusconi credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak". E aggiunge: "Niente leggi ad personam, tuteliamo tutti allo stesso modo"

L'avvocato-deputato del Pdl Maurizio Paniz

L’antefatto. In riunione il direttore aveva chiesto: “Sulla giustizia voglio un’intervista a Paniz. Prima facciamo un suo ritratto, poi l’andiamo a sentire”. C’era la Pasqua di mezzo, a me è venuta l’idea di intervistarlo nella sua Belluno, come dice lui “la città più vivibile d’Italia”. Vero.

Maurizio Paniz è l’ultima incarnazione del berlusconismo, la più interessante. Deputato dal 2001. Ex alpino. Ex animatore dell’Azione cattolica. Ex presidente del Rotary. Dalla sua dichiarazione dei redditi abbiamo scoperto che è uno degli avvocati più ricchi d’Italia, ma, come dice lui con puntiglio: “Non ho mai lavorato per Berlusconi”. È l’estensore dell’emendamento sulla prescrizione breve, il cavillo, a suo modo diabolicamente geniale, che ha distrutto il processo di Mills. Ma lo ha difeso da garantista dicendo: “Non avrà nessun esito sul processo di Berlusconi. La mia è una battaglia di principio a favore dei diritti degli incensurati”.

Ci siamo dati appuntamento nel suo studio come due duellanti conradiani. Mi ha fatto le feste. Prima mi ha mostrato con orgoglio le bellezze (innegabili della sua città). Poi mi sono affacciato sulla straordinaria terrazza di casa sua, affacciata a 360 gradi, sulle Dolomiti e sul Piave. Davanti al suo studio ho avuto la prima strabiliante dimostrazione della mitografia paniziana: “Vedi, questo è il mio ufficio. Ho iniziato con due stanzette, negli anni Settanta. Poi ho comprato tutto il primo piano. Poi anche il secondo. Poi il primo piano del palazzo a fianco. Poi il secondo piano del palazzo a fianco. Quindi il primo piano del palazzo a sinistra”. Provo a precederlo con una battuta: “…poi il secondo piano del palazzo a sinistra, e poi sono finiti i palazzi e ti sei dovuto fermare”. Paniz mi incenerisce con un sorriso dei suoi: “Poi ho comprato tutto il palazzo di fronte”. Così l’intervista è iniziata e abbiamo iniziato a picchiarci come due lottatori di Sumo.

Avvocato, come sta?
Stavo meglio prima che sul vostro giornale Erminia Della Fratina mi diffamasse.

Cominciamo bene. Ci querela?
No, non rientra nella mia visione del mondo. Io rispetto tutti, soprattutto i miei avversari.

E cosa contesta di quel ritratto, scusi?
(Ride). Tutto! Bastava chiedere a me, non ho segreti.

Lei è un self made man.
Avete scritto che ho raggirato il primo avvocato che mi ha dato lavoro e non è vero. Al punto che la famiglia mi ha chiesto di commemorarlo.

Lei è nato in America.
Sì, sono figlio di emigranti. Mio nonno era emigrante. Ha costruito un po’ di benessere, poi la crisi del ’29 lo ha travolto e siamo ripartiti da zero.

Suo padre faceva il contadino.
Sono riuscito a studiare grazie alle 50 mila lire al mese del presalario. Per due anni ho fatto l’insegnante di educazione fisica.

Lei aveva giurato: il mio emendamento non agevolerà in nessun modo Berlusconi.
Lo confermo.

Ma il processo sarebbe dovuto durare un anno e invece adesso viene cancellato.
Credo che lei si sbagli. Il processo è stato accorciato di soli otto mesi.

E quale sarebbe la differenza se gli ha fatto scampare un processo?
Quel processo si sarebbe chiuso comunque senza un giudizio.

Cosa prova a stare in un partito dove il candidato più in vista a Milano affigge manifesti per dire che nelle procure ci sono le Br?
E cosa dovranno provare i magistrati che sono nella stessa categoria con un magistrato come Cascini secondo cui questa maggioranza non ha nessuna legittimità morale e storica?

Noto che fatica a condannare quel gesto e quello slogan farneticante.
Noto che non si è reso conto che mi sono già dissociato, anche pubblicamente.

Oggi alla Camera inizia la riforma della giustizia che fate per massacrare i magistrati.
Ovviamente è una sua illazione. È una riforma della giustizia fatta nell’interesse dei cittadini.

Lei, in quel Parlamento, ha chiesto ai deputati della sua maggioranza il voto su un documento in cui si sosteneva che Berlusconi era davvero convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Io ne ero e ne sono convinto, dopo aver letto 250 pagine di documenti della magistratura.

Lei sta sorridendo, perché nessun uomo con la sua intelligenza può credere una fantasia di questo tipo.
Dovrebbe leggere le testimonianze di decine di persone che Ruby aveva convinto della stessa cosa.

Mi faccia capire: lei crede che Ruby sia stata ad Arcore per 22 notti, intercettata nella cella della telefonia mobile, a parlare di filosofia?
Non credo che parlassero di filosofia. Ma l’intercettazione di un telefonino non prova quello che lei vuole dimostrare.

Ho parlato a lungo con lei di queste vicende perché penso che il gruppo dirigente del centrodestra di cui lei fa parte abbia firmato un patto con il demonio.
Quale?

Vivete la vostra vita di professionisti integerrimi, ma per Berlusconi direste che gli asini volano in cielo.
Non è così. Abbiamo dovuto fronteggiare una persecuzione giudiziaria contro il premier. Abbiamo dovuto rispondere a una parte della magistratura che considera illegittimo il diritto sovrano del Parlamento a legiferare.

(Abbiamo parlato per due ore. Non ho più nulla da chiedergli. Io sono esausto, lui impassibile. Quando l’intervista finisce allarga un grande sorriso e mi fa: “Posso invitarla a cena, vero?”).

da Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2011