Cronaca

Pompei, il neo-ministro Galan esordisce <br> a suon di “non so” e “vedremo”

L'ex ministro dell'Agricoltura e attuale titolare del dicastero dei Beni Culturali interviene a Pompei per parlare della situazione degli scavi. Molte proposte, tante buone intenzioni, ma nei fatti manca un piano dettagliato nei tempi e nei costi per salvare il patrimonio del sito

Il neo ministro della Cultura Giancarlo Galan

Pompei – Di quanti soldi hanno bisogno gli scavi di Pompei per essere messi in sicurezza dopo i crolli dei mesi scorsi? “Non lo so. Come faccio a dirlo? Dipende dalla manutenzione che si intende programmare”. E quanto tempo ci vorrà? “Se non sappiamo prima cosa fare di preciso, sono incerti anche i tempi”. E perché gli imprenditori dovrebbero investire nel recupero del sito? “Per avere una targhetta ricordo come si faceva sulle panche regalate alle chiese”. A quel punto bisognava fare un’ultima domanda, ma purtroppo non ci sono stati il tempo e la possibilità: neo ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, erede della scomodissima poltrona di Sandro Bondi e della guida un ministero svuotato di fondi, per quale ragione ha deciso di debuttare con una conferenza stampa a Pompei, il luogo che segnò la morte politica del suo predecessore e della credibilità del ministero?

Per dire, come in effetti ha detto, che intende impegnarsi per il recupero del sito archeologico più visitato d’Italia, il secondo in assoluto dopo il Colosseo? Ma questa è la ragione sociale della ditta e forse bisognava portare qualche notizia più precisa ed esaustiva. Il ricordo della Domus del Gladiatore sbriciolata dalle piogge è ancora vivo, insieme alla figuraccia mondiale fatta dal nostro Paese, di quelle che lasciano il segno negli anni.

C’è di che essere perplessi, se la riscossa è affidata alla presentazione in Power Point di un piano di manutenzione programmata illustrato su una planimetria degli Scavi del 2008, mentre alcuni tecnici della Soprintendenza si danno di gomito e ci spiegano, a microfoni spenti e taccuini chiusi, che quella planimetria è inutile, negli ultimi tre anni la mappatura dei siti aperti e chiusi al pubblico è profondamente cambiata, e quindi di cosa stiamo parlando?

Mette le mani avanti, Galan. “Un muro potrebbe crollare ancora, anche domani. Pompei sarà sempre un’emergenza”. L’ottimismo… “Sì, gli Scavi ricevono circa 2 milioni e mezzo di visitatori all’anno. Ma io dico: sono solo 2 e milioni e mezzo. A Efeso va più gente. Mi chiedo: perché non potremmo arrivare a 5 milioni? Pompei è il simbolo dell’Italia, nel bene e nel male. Da domani però inizia la nuova cura”. Ma per questo malato non ci sono mutue. “Servono i privati”. Quali? “Ho in mente un nucleo di imprenditori napoletani e campani”. Chi? “Beh, se incontro Gianni Lettieri, anche per il nuovo ruolo che ha (è il candidato del Pdl a sindaco di Napoli, ndr), lo obbligherei a sponsorizzarmi come minimo tre case”. E perché imprenditori privati dovrebbero investire in siti archeologici? Qui il discorso del neo ministro si avvita tra i rimbrotti all’attuale legislazione fiscale “che rende difficile ottenere capitali” e l’esempio della panca di cui sopra, condito con una frase dalla molteplice lettura: “L’ultimo dei problemi sono i soldi. Se si ha voglia di fare una cosa, i soldi si trovano”. Peraltro, da buon veneto, non poteva mancare il pistolotto sul Sud incapace di spendere i fondi europei. ”Provo rabbia perché per il quinquennio 2007-13 ci sono 34 miliardi di risorse comunitarie per le regioni del Sud. Ne sono stati impegnati il 16%, spesi il 9%. La Campania in particolare ha impegnato il 6,68% di queste risorse e ne ha effettivamente spese il 2,7%. Poi come si fa ad andare da Tremonti, che peraltro come è noto non mi è particolarmente simpatico, a dirgli che servono soldi?”.

Comunque, senza i fondi europei, probabilmente Pompei andrebbe in malora nell’attesa vana di quelli del governo Berlusconi. Tanto per cominciare “il collega Fitto sta lavorando per recuperare i vecchi fondi”. Ma ci sono 100 milioni di euro che ”l’Europa è disposta a destinare per un progetto di salvataggio per Pompei a fronte però di un piano dettagliato su cui garantisce il ministro: il Mibac è pronto a lavorare da domani mattina insieme agli uffici periferici”. Altri 100 milioni sono quelli del piano per gli attrattori culturali da destinare a quattro regioni del Sud. Silenzio di tomba sui finanziamenti nazionali. Quelli che bisognerebbe ottenere dalle politiche economiche di Tremonti, che con i finanziamenti alla cultura non ha un ottimo rapporto.

In sintesi. Galan ha presentato un primo piano di manutenzione per gli scavi di Pompei. Ricco di buone intenzioni, che come è noto lastricano le vie dell’inferno. Il piano a poco a poco riguarderà tutta l’area archeologica. Si utilizzeranno i laser per rilievi di 3D. “E’ indispensabile una manutenzione programmata, la manutenzione ordinaria non basta”. Il ministero non lavorerà da solo: ”Penso di coinvolgere studiosi, università, i tecnici Mibac che sono bravissimi – dice – ma serve anche l’apporto dei privati. Discreto, utile ad entrambi ma senza demonizzazioni, i privati servono. Io non mi scandalizzo”. Manca solo il personale. Ma sono state promesse anche le assunzioni. Chissà però da dove arriveranno. “Non c’è una graduatoria disponibile in Campania e stiamo, quindi, pensando di assumere persone dalle graduatorie delle altre regioni. In ogni caso entro un mese ci saranno le assunzioni – 30 archeologi e 40 operai specializzati, come da decreto legge approvato il 23 marzo – e un nuovo bando per la regione Campania”.