Politica

Berlusconi ai ministri <br> “Non è riforma ad personam”

Abbiamo una maggioranza solida e contiamo di arrivare a 330 deputati a Montecitorio. E’ il ragionamento svolto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso del Consiglio dei ministri, secondo quanto riferito da fonti governative.

“E’ dal 1994 che volevo questa riforma”. Ma il caso Ruby ha influenzato i tempi della riforma? “Zero, dice Berlusconi. “E’ dai tempi della nostra discesa in campo, finalmente riusciamo a realizzare un punto fondamentale del nostro programma”, ha detto il premier. “Ripeto, il caso Ruby non c’entra niente. Ma questa volta andrò in aula a difendermi nei prossimi quattro o cinque processi che rimangono aperti e così spiegherò finalmente agli italiani come stanno le cose”. Rispondendo a una domanda sull’ipotesi che questa riforma fosse stata fatta 20 anni fa e cosa sarebbe accaduto Berlusconi ha detto: “Sicuramente se questa riforma fosse stata applicata 20 anni fa non ci sarebbe stato l’annullamento di una classe dirigente nel 1993, non ci sarebbe il terremoto politico nel 1994, non ci sarebbe stata la caduta del governo nel 1998 del centrosinistra. Ma soprattutto non ci sarebbe stato il tentativo di eliminare questo governo in carica attraverso le inchieste. E comunque il pm per parlare con il giudice dovra’ fissare l’appuntamento e battere con il cappello in mano e possibilmente dargli del lei”.

E ancora un Berlusconi in grande forma davanti ai giornalisti: “E’ un punto qualificante della nostra azione di governo, una riforma organica, di prospettiva e di profondo cambiamento che non ha nulla a che fare con i processi in corso”. Il Cavaliere ha in sostanza negato che si tratti un provvedimento ad personam e sottolineato che non è contro qualcuno ma va nell’interesse generale del paese.

Sono intervenuti durante il Cdm tutti gli esponenti dell’esecutivo dopo la relazione di Angelino Alfano durata circa 20 minuti.

“Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica presentiamo un testo di riforma completo, organico, chiaro, convincente. Lo portiamo all’attenzione del Parlamento che lo discuterà, lo approverà e intendiamo sostenere questa riforma con una larga comunicazione. E’ una riforma che va nell’interesse dei cittadini”, ha affermato Silvio Berlusconi al termine del Cdm in una conferenza stampa. “Il 29 settembre presentammo il nostro progetto di riforme – ha ricordato il premier – e ottenemmo la fiducia: federalismo, piano per la sicurezza, piano per il sud, la riforma costituzionale della giustizia, tutti – ha concluso il Cavaliere – punti approvati. Questa riforma costituzionale avrà  bisogno di dieci leggi di attuazione che noi presenteremo al parlamento. Le abbiamo già pronte”.

Il cardine della riforma della giustizia è la divisione tra giudici e pm. Lo afferma il ministro della Giustizia Angelino Alfano presentando la riforma costituzionale in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. La riforma, ribadisce il Guardasigilli, “pone al centro la parità tra accusa e difesa. E’ un impegno che abbiamo assunto con i cittadini. Ed è quello che stiamo sostenendo dal 1994”. Il nuovo testo, aggiunge, “contiene una visione che pone al centro i cittadini”. Il giudice diventa colui che è davvero sopra le parti, sottolinea Alfano, perché non è più pari al pm. Giudice e mm, ribadisce, “svolgono mestieri differenti. Il giudice deve valutare cosa gli vengono a dire accusa e difesa.  La riforma costituzionale della giustizia non riguarderà i procedimenti in corso. Lo prevede l’ultimo articolo del disegno di legge approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Questi principi non si applicano ai procedimenti in corso alla data dell’entrata in vigore della legge”.

La riforma, come ha spiegato Alfano, nei punti cardini prevede oltre alla separazione delle carriere, lo sdoppiamento del Csm. E non sarà più appellabile da parte della pubblica accusa un’assoluzione in un processo di primo grado. Sulla obbligatorietà dell’azione penale il principio resta saldo. Ma oggi, anche in buona fede, è stato trasformato dai pubblici ministeri ed è diventato a discrezione del pm che decide quale reato perseguire. Ora ci sarà una lista di priorità stabilite per legge. Si parte prima dalle priorità, poi arriva il  resto”. E un probabile sciopero dell’Anm? Su questo Alfano è stato netto: “Loro non fanno le leggi, le applicano. Poi non mi sembra che ci possano essere i motivi per scioperare”.