Cronaca

Affittopoli al Pio Albergo Trivulzio <br/> Ecco le case della libertà

Nello scandalo che ha travolto la Baggina dei milanesi c'è qualche vip di sinistra, ma il resto è tutto destra. E Pdl in particolare per quanto riguarda i ruoli dirigenziali del Pat. A partire da presidente Emilio Trabucchi molto vicino al sindaco Moratti. Domani, intanto, verranno rese note le liste delle compravendite

Canoni irrisori per gioielli immobiliari del Pio Albergo Trivulzio. E una lista zeppa di nomi noti. L’affittopoli meneghina annuncia una nuova stagione di malaffare all’ombra della Madonnina. Sì, perché oltre ai cognomi eccellenti (tra i nuovi la moglie dell’ex ministro Brancher e l’ex “spione” di Telecom Fabio Ghioni) pizzicati a versare poche centinaia di euro al mese per case di lusso, la vera partita ora si gioca all’interno della dirigenza della Baggina dei milanesi (sotto inchiesta da parte della Corte dei conti) che si svela per quello che è: un protettorato del Pdl e di Silvio Berlusconi. Qui, infatti, il Cavaliere nel 2009 ha donato 500 mila euro per restaurare un reparto poi dedicato alla madre.

E sempre qui, negli anni, sono state impostate tutte le linee operative: dagli appalti, agli affitti fino alla vendita del patrimonio immobiliare, il vero punto di domanda ancora irrisolto.
Un enigma che, stando alla dirigenza del Pat, dovrebbe essere svelato domani con la consegna a Palazzo Marino di una seconda lista di nomi e indirizzi. Tra questi, ad esempio, un appartamento in largo Rio de Janeiro 7 venduto ad Antonio Mobilia, direttore generale dell’ospedale San Carlo, molto vicino alla famiglia La Russa. Ma c’è ancora tanto da capire: ad esempio che fine hanno fatto i nove appartamenti di corso Sempione 51 (uno abitato dall’attuale assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti) o ancora i dodici di via Tortona 21 in zona Navigli. Tutti indirizzi già trascritti nell’elenco del 1999, ma non citati in quello reso noto giovedì.

Nel frattempo, lo scandalo aiuta a mettere in luce, all’interno del Pat, un comitato affaristico-politico che ruota attorno al Pdl. Questo il punto: un centro di potere che dopo lo scossone di Mani Pulite si è rimesso in piedi, macinando nuove ombre, mille sospetti e soprattutto reati come fu dimostrato nel 2000 dal rapporto del segretario generale del Comune di Milano Giuseppe Albanese, incaricato dall’allora sindaco Gabriele Albertini di compulsare gli affari della Baggina. Ne uscì un documento di venti pagine in cui si accertarono “irregolarità per violazione di legge e sotto il profilo dell’eccesso di potere”. Un dato certo che non finì sul tavolo della Procura di Milano. Il Cda del Pat fu commissariato, come dopo lo tsunami di Tangentopoli. Bastarono pochi mesi perché le forze politiche riequilibrassero il tutto. Ora, però, i giochi potrebbero essere riaperti da un esposto dell’Usis (Unione sindacale italiana sanità) atterrato l’11 novembre scorso sul tavolo del procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Guarda caso lo stesso magistrato che proprio ieri ha aperto un fascicolo sull’affittopoli della Baggina. Al momento non viene specificato alcun reato, anche se l’ipotesi più probabile è che nei prossimi giorni, dopo l’acquisizione degli elenchi, si procederà per abuso d’ufficio.

Nell’attesa, a colpire è il monocolore azzurro che veste una parte consistente dell’organigramma del Pat. Un’onda lunga rimontata direttamente dal vecchio Psi milanese, che dopo il crollo del ’92 ha trovato naturale dimora in Forza Italia. Un’appartenenza politica (ma non di partito) di cui non ha mai fatto mistero l’attuale presidente del Cda Emilio Trabucchi. Non è un segreto la sua amicizia con Letizia Moratti. Trabucchi al Pat ci arriva nel 2004. Con lui in Cda troviamo il consigliere Stefania Bartoccetti che nel 2006 ha partecipato alle amministrative milanesi con la lista della stessa Moratti. Per lei la partita politica è stata un flop. Molto meglio è andata a Fabio Nitti, direttore generale della Baggina e attuale consigliere provinciale, naturalmente in quota Pdl.

Proseguiamo: direttore del reparto di Cardiologia è Stefano Carugo, il quale occupa anche una poltrona nel consiglio regionale lombardo eletto nelle liste del Pdl. In passato è stato prima consigliere e poi assessore a Monza con un passaggio anche a Palazzo Marino sempre nella squadra dei berluscones. Impiegato del Pio Albergo è poi quel Vincenzo Giudice, già presidente della municipalizzata Zincar (fallita nel 2009 con un crack da milioni di euro) e attualmente consigliere comunale del Pdl. Lo stesso Giudice che, in curriculum, può mettere un incarico di rappresentante sindacale al Pio Albergo Trivulzio. Sindacato di riferimento: la Uil, la cui grande stagione al Pat coincide con la presidenza di Mario Chiesa.

Politica, dunque. Ma anche poteri forti. Al Pio Albergo Trivulzio tutto si rappresenta. E così dal cda spunta Francesca Zanconato, carica da vice presidente e moglie di Paolo Scaroni, presidente dell’Eni e consigliere di Generali, con piccoli interessi nell’universo del Cavaliere. Scaroni, infatti, detiene poche quote della società Milan. Per non parlare degli impresentabili riciclati come Vito Corrao, condannato in primo e secondo grado per aver pilotato alcuni appalti pubblici tra il 1996 e 1998. Fino a venti giorni fa, Corrao, all’interno del Pat, ricopriva l’incarico di direttore sanitario.

Questo lo scacchiere sul quale affittopoli rappresenta solo l’ultima mossa. Sì, perché oltre ai canoni e alle compravendite ci sono gli appalti milionari. Ma qui la partita, ancora tutta da disputare, aggiunge altri giocatori: i boss della ‘ndrangheta.

da Il Fatto Quotidiano del 20 febbraio 2011