Società

La casa dei mostri

Sono i preferiti dei bambini. Luoghi magici, lontani dal rumore di sottofondo della frenesia metropolitana e dello shopping agonistico, che ingoiano i più piccoli nella penombra per raccontar loro storie senza tempo. Luoghi dove l’immaginazione trasforma nozioni scientifiche in infinite avventure, nomi impronunciabili in personaggi mitici e giganteschi catalizzatori di sogni. Sono i vecchi musei di storia naturale. Gli acquari civici. I planetari.

Milano, tutta gonfia di orgoglio per l’apertura del monumentale Museo del Novecento a pochi metri da Palazzo Reale e dal Duomo, ha dimenticato i suoi. Il mitico Museo di storia naturale, dove hanno passato pomeriggi piovosi generazioni di piccoli milanesi e dove, ancora oggi, centinaia di bambini ogni giorno trascinano i genitori per la centesima visita alla “casa dei mostri” (come lo chiama il Cobra e come, sicuramente, continuerà a chiamarlo sua sorella appena comincerà a pronunciare qualcosa di più articolato dell’attuale “uh”), è tristemente abbandonato all’incuria, alla polvere, al logorio del tempo. Tra le gigantesche ricostruzioni dei dinosauri, lo scheletro della balena e i diorami degli animali esotici (“Mamma il babbuino ha il sedere rosso perché non si vuole cambiare mai il pannolino?”) i più piccoli corrono tra le grandi teche ormai obsolete, comunque affascinati da un mondo che non appartiene al quotidiano ma al lessico della storia raccontata e, quindi, ai colori della loro immaginazione.

Forse i nostri bambini meriterebbero di più del rassegnato grigiore in cui oggi galleggiano “i mostri”. Forse Milano, che tanto sfarzo dedica alla moda (nel caso dell’Arengario qualche volta – fortunatamente – all’arte), potrebbe dirottare qualche manciata di brillantini per rendere questo luogo un po’ più vicino alle aspettative magiche dei milanesi sotto il metro d’altezza. Nel frattempo, anche solo pulire i bagni sarebbe d’aiuto: provate a cambiare un pannolino o a far fare pipì a un duenne lì dentro senza farvi venire tutti i capelli bianchi. Non è facile.

Il Comune di Milano è genericamente impegnato nella ricerca di uno sponsor per rilanciare il Museo. E’ la deprimente realtà: pare proprio che in questa città, senza un’azienda che ci metta il budget e il marchio in bella vista, non si riesca neanche a piantare un’aiuola. Ragionando per obiettivi e non per principi, però, a questo punto sarebbe auspicabile che qualche direttore marketing – magari ex bambino rapito dal fascino di questi luoghi – ci facesse un pensierino e una telefonata a Palazzo Marino.

Anche il Planetario, come il Museo di Storia naturale situato all’interno dei giardini pubblici della centralissima via Palestro, ha bisogno di un restyling tecnologico e il Comune pare abbia promesso che entro il 2011 comprerà una nuova macchina per le proiezioni dal costo di 8 milioni di euro. Intanto, l’Acquario del Parco Sempione, che lo scorso anno ha registrato 170mila visitatori, sembra una metafora di come l’uomo tratta i propri mari tra sporcizia, vasche vuote e pesci malandati. Eppure, chiunque abbia portato i propri bimbi a visitarlo sa quanto possa conquistare la loro immaginazione e quante volte gli sia poi toccato inventare favole della buonanotte con pesci vari impegnati in improbabili avventure sottomarine. Non lasciatelo morire d’incuria. La vita in città è già abbastanza difficile per bimbi e genitori, fra orari lavorativi impossibili e veleni nell’aria tre volte oltre la soglia. Almeno, lasciateci i luoghi magici.