Lavoro & Precari

Referendum Mirafiori, vincono di misura i sì<br>Camusso: “Bocciato modello autoritario”

Prevalgono i voti favorevoli all'accordo con il 54,7%. Cremaschi: "L'azienda non ha più gli operai dalla sua parte. Anche in una condizione di ricatto e fascismo hanno detto no"

La lunghissima notte del referendum Fiat si è conclusa con un risultato sorprendente. I voti favorevoli all’accordo di Mirafiori hanno infatti prevalso, ma solo di un soffio: si sono infatti fermati al 54,7%. A far pendere la bilancia nei confronti del sì è stato il voto decisivo degli impiegati. Nella notte il no era andato in vantaggio perché le operazioni di scrutinio erano partite dai reparti montaggio e lastratura, ma poi, con il voto degli impiegati, la situazione si è rovesciata e il testa a testa si è risolto a favore dei sì. Altissima l’affluenza al voto, al 94,6% dei circa 5.500 aventi diritto. Le operazioni di scrutinio sono andate avanti circa per nove ore. Qualche momento di tensione quando si è avuta la certezza della vittoria del sì: alcuni esponenti del Fismic (uno dei sindacati favorevoli all’intesa) hanno esultato e ne è nato un alterco con alcuni militanti della Fiom. Uno di loro è stato addirittura colto da un malore e portato via in ambulanza.

Anche se Sergio Marchionne commenta il risultato parlando di “scelta coraggiosa dei lavoratori che hanno dimostrato di avere fiducia nel futuro”, a cantare vittoria è soprattutto la Fiom-Cgil. Il presidente del comitato centrale Giorgio Cremaschi al fattoquotidiano.it dice che “l’Ad non ha più gli operai con sé. Anche in una condizione di fascismo e repressione i lavoratori hanno detto di no”. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, parla di “risultato straordinario” e commenta: ”Sarebbe un atto di saggezza da parte di Fiat riaprire una trattativa vera, perché le fabbriche senza il consenso dei lavoratori non funzionano”. Secondo il segretario generale della Fiom-Cgil, Susanna Camusso, ”il voto di Mirafiori, per il quale Rsu e iscritti Fiom si sono spesi, dimostra che non c’è la possibilità di governare la fabbrica senza il consenso dei lavoratori e quindi nega il ritorno del modello autoritario delle fabbriche-caserme. Sappiano Marchionne e Confindustria che così non si governa”.

Il risultato in realtà ha sorpreso anche lo stesso sindacato delle tute blu che si aspettava delle percentuali simili a quelle della consultazione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, dove, lo scorso 22 giugno, vinsero i sì al piano del numero uno della casa automobilistica con il 63,4%. “Questo referendum ha superato le nostre aspettative, tutti sapevamo che gli impiegati avrebbero votato compatti per il sì, ma fra gli operai la nostra posizione è la netta maggioranza. L’operazione di Marchionne di provare a restaurare il capitalismo selvaggio si è conclusa con un flop”, dice Cremaschi che rilancia le prossime iniziative di lotta, a partire dallo sciopero generale proclamato dalla Fiom per il 28 gennaio.

Cantano vittoria anche sul fronte opposto, quello dei sindacati che avevano sottoscritto il patto di Mirafiori e avevano fatto campagna per il sì alla consultazione. “Nasce lo stabilimento del futuro. Ora festeggia Torino, sbaglia chi pensa che Marchionne va a festeggiare a Detroit”, queste le parole di Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim Cisl. Anche Luigi Angeletti benedice i risultati: “Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì all’accordo ci fa vedere con più ottimismo il futuro di Mirafiori e dell’industria automobilistica del nostro Paese”. Sull’argomento è intervenuto anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che al giornale radio Rai ha detto che “questo voto apre un’evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e effettiva crescita dei salari”.

Ma il dato è che, rispetto alla consultazione della scorsa estate nello stabilimento campano della Fiat, il manager italo-canadese ha perso numerosi consensi. “Ne perderà ancora”, assicura Cremaschi che non risparmia critiche alla Cgil di Susanna Camusso e al Partito democratico. Il sindacato confederale, secondo la tuta blu, deve prendere del peso e dell’importanza della Fiom, mentre il Pd ne esce con le ossa rotte. “Fassino aveva detto che se fosse stato un operaio avrebbe votato sì – incalza Cremaschi – Avrebbe fatto meglio a dire ‘se fossi un impiegato’. Il Pd non si rende conto che il tempo sta cambiando, Matteo Renzi, Sergio Chiamparino e tutti gli altri sono solo delle anime morte”.

Insomma, secondo le tute blu della Cgil questi risultati segnano il passo a una sconfitta politica e morale dell’Ad del Lingotto e dei suoi sostenitori. Non è un mistero che la casa di Torino sperasse che i voti favorevoli alla consultazione superassero il 60 per cento, come nel caso di Pomigliano. Così non è stato. “C’è la forza di andare avanti e di rovesciare l’accordo della vergogna – dice il sindacalista delle tute blu – Abbiamo tutto il tempo. Domani a Torino c’è ancora la cassa integrazione. Abbiamo un anno intero in cui la Fiat deciderà il suo futuro”. E la Fiom assicura che comunque ci sarà, nonostante uno dei punti del nuovo patto (non avendo firmato l’accordo) la metta di fatto al di fuori della fabbrica. Anzi, a questo punto bisogna dire “della NewCo”.