Cronaca

Gemonio, Bossi: “Bombaroli di stirpe leghista” Uno di loro è figlio di un simpatizzante padano

Il Senatùr: "I miei figli li conoscono". Ma quattro giorni fa in un'intervista alla 'Padania' aveva alzato il tiro parlando di segnali provenienti dalla "palude romana"

Sono di “stirpe padana” i tre ragazzi denunciati per l’attentato alla sede della Lega nord di Gemonio (Varese). Il padre di uno dei giovani è infatti di spiccate simpatie leghiste. Si tratta di Renzo Previati, il papà di Marco, 21 anni. E dunque, altro che segnali arrivati dalla “palude romana”, come Umberto Bossi aveva definito i due grossi petardi esplosi nella notte tra martedì e mercoledì scorso, ad appena cento metri da casa sua. Parole azzardate e  poi rettificate a Capodanno: “I miei figli li conoscono – conferma il Senatùr – . Le loro famiglie dovrebbero essere leghiste. Capita che ogni tanto una pecorella si smarrisca”. I genitori devono stare attenti, avverte Bossi, se no i giovani fanno la fine di quelli sotto accusa a Gemonio. “Ragazzi – precisa il leader del Carroccio – che frequentano i centri sociali, non la Lega, anche se la famiglia di uno di loro è vicina al nostro partito”.

Dal canto suo Renzo Previati ci tiene a precisare: “Non sono iscritto, ma sostengo la Lega – dice al Corriere della Sera -. Qui in paese lo sanno tutti”. Suo figlio è stato arrestato dopo una serie di perquisizioni effettuate dalla polizia varesina nelle abitazioni di alcuni giovani legati all’ambiente antagonista e alla sigla “Antifa”. A Marco Previati sono stati sequestrati polvere pirica e alcuni circuiti elettrici simili a inneschi. Polvere nera, insieme a un bossolo di granata, sono stati trovati anche a casa delle altre due persone denunciate: un 26enne e un 29enne legati ad ambienti antagonisti, entrambi di Gemonio.

Per ora i tre ragazzi sono accusati di detenzione di armi ed esplosivi. Non ci sono, infatti, elementi concreti per dimostrare che sono due di loro le persone incappucciate riprese da una telecamera, mentre si avvicinano alla sede della Lega, piazzano i petardi e scrivono sul muro: “Antifa, secondo atto”. Parole che hanno portato gli investigatori a seguire fin da subito la pista anarchica. “E’ vero, mio figlio conosce un paio di ragazzi del paese che hanno simpatie anarchiche, ma li conoscono tutti”, ribatte Renzo Previati, che poi torna a parlare della passione di famiglia: “Sosteniamo il Carroccio fin dall’inizio: i militanti di Gemonio lo sanno. Ma nostro figlio non si è mai interessato di politica. Sta cominciando adesso a farsi qualche idea”.

Ma a difendere Marco Previati, che ha frequentato le stesse scuole medie di Renzo Bossi, non c’è solo il padre. Ci pensa anche il Senatùr, che dei ragazzi denunciati dice: “I miei figli li conoscono e non credono siano stati loro”. Il leader della Lega però non ha dubbi: quei tre sono innocenti. E poi rilancia sulle indagini. “Mia moglie pensa che abbiano voluto chiudere subito il caso”.  L’attentato alla sede della Lega è un “atto non democratico”, ma “non è stata una cosa tanto grave, quanto un messaggio che va bastonato”. Quasi una bravata, quindi, quella dei giovani di famiglia padana. Parole ben più miti rispetto a quanto lo stesso Bossi aveva dichiarato alla Padania dopo l’attentato. Quando tra i responsabili aveva additato “anche chi non ha voluto mandare il Paese alle elezioni. Se fossimo andati alle urne, come suggerivo, tutto questo non sarebbe successo”. E poi le accuse ai mandanti, da cercare tra coloro che “non vogliono che il Paese cambi e ora si affidano al terrorismo per spaventare la gente”. Insomma, aveva concluso il ministro delle Riforme: “E’ la palude romana che manda segnali”.