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Cartellino rosso. Da Barbara Berlusconi ad Andrea Agnelli, nuovi Buddenbrook pallonari

Inter, Milan e Juventus, le grandi del calcio si affidano ai rampolli di famiglia. Tocca alle terze generazioni prendere in mano il blasone di queste squadre

 
Barbara Berlusconi assiste a Milan-Real Madrid il 3/11/2010

Numeri dal campionato

La scorsa settimana avevamo parlato dei buu a Balotelli e di Rafah Benitez che, suo malgrado, rischia il pronto esonero da Moratti. Siamo stati facili profeti: la partita della nazionale a Klagenfurt è stata una vergogna e l’Inter ha perso di nuovo. Per il tecnico ex Liverpool i giornali hanno parlato di “vittima sacrificale”, “dell’uomo sbagliato al posto sbagliato”, di un amore mai sbocciato con il presidente. Povero Rafah: cosa s’ha da fare per mangiare un panettone. Così a trarne vantaggio è il Milan di Allegri e Zlatan. Il quale, come una formichina, sta accumulando quei punti di vantaggio che a fine stagione si rivelano sempre fondamentali. Adesso non conta il bel gioco, insomma, ma mettere fieno in cascina. Anche perché, checché se ne dica, i campionati non si decidono a primavera, ma diradando le nebbie d’autunno. Parafrasando Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti. Pure il campionato.

 Foot&brook
Comunicato dell’AC Milan: “La dottoressa Barbara Berlusconi ha incontrato nella sede di via Turati l’ad del Milan Adriano Galliani per discutere di un suo possibile impegno all’interno del club”. Detto fatto, domenica la ragazza sedeva in tribuna a San Siro per Milan-Fiorentina. Ricordiamo che Barbara si è laureata pochi mesi fa in filosofia (corso triennale) con una tesi su Amartya Sen (e “a pieni voti!!!” come ci tennero a strillare i giornali). Ovviamente della scelta si dispiacerà Don Verzé, il quale le aveva offerto niente meno che una cattedra universitaria ispirata alla sua tesi. Ma tant’è: Barbara ama il Milan e, cosa ancor più incredibile, il Milan ama lei. E se anche non si è capito bene chi dei suoi antenati abbia prodotto l’accumulazione originaria (per Marx sempre un crimine), sappiamo che Barbara è figlia di Silvio, il quale è figlio di Luigi (terza generazione). Si dice che anche Massimo Moratti, ma sono solo rumors, stia dando una ripulita ai conti della squadra per poi succederla al secondogenito Angelomario, che quindi è figlio di Massimo, il figlio di Angelo il capostipite. Insomma, un altro di terza generazione. E la Juventus? Da quest’anno “è tornata all’antico” come hanno scritto i giornali: “Dopo cinquant’anni un Agnelli, Andrea, diventa presidente della Vecchia Signora!” Infatti suo padre Umberto (figlio di Edoardo, il figlio di Giovanni) aveva guidato la squadra negli anni Sessanta. Be’, Andrea è un discendente addirittura di quarta generazione. Così, a noi non resta che porgere a tutti i rampolli i nostri più sentiti auguri. E consigliare una lettura: I Buddenbrook di Thomas Mann.

Black bloc Cantona
Eric Cantona fa discutere, come sempre. Madre sarda, padre catalano (combatté Franco), calciatore del secolo per i tifosi del Manchester United, attore nel film di Ken Loach “Il mio amico Eric”, il francese aderisce al movimento Stop Banque (bankrun2010.com) e per il 7 dicembre propone di andare in banca a ritirare tutti i soldi. “È inutile manifestare per non essere ascoltati e magari prendersi delle manganellate dalla polizia: un gesto semplice e simbolico può rimettere le cose a posto.” È vero, se tutti lo facessero toglierebbero alle banche la linfa vitale. Peccato che in Italia ciò avvenga da tempo, anche se a farlo non sono gli squattrinati correntisti. Ma i grandi capitali che, come si sa, prendono il volo per i paradisi fiscali. Cantona poi continua: “Bisognerebbe fare come Spaggiari” (ossia il celebre bandito che nel luglio 1976 fece la rapina del secolo a Nizza: 50 milioni di franchi). Intendiamoci, Eric avrebbe fatto meglio a citare Bertold Brecht: “È più criminale fondare una banca o rapinarla?” Ma il concetto è quello. Anche perché Albert Spaggiari dopotutto era un criminale. E diceva: “Credo che ogni atto compiuto contro la società sia un atto politico, e il primo fra questi è il furto. Non parlo del furto comune, che, legalizzato o meno, consiste nel danneggiare le persone povere […] Parlo della suprema speranza di un individuo di raggiungere i suoi obiettivi con i propri mezzi. Le altre possibilità che conosco sono: scommettere sui cavalli o giocare al lotto.» (Albert Spaggiari, Les égouts du paradis, Parigi 1978). Solo che i soldi delle rapine lui li utilizzava per se stesso e per finanziare gruppi di estrema destra. Mica era Robin Hood.

Non solo calcio
Ironia della storia, la notizia di Eric è riportata dal Corriere della Sera di lunedì. Il cui allegato Corriere Economia titola: “Fate i vostri conti, giovani! Giocate d’anticipo”. Il sunto del discorso è: i giovani di oggi avranno domani una pensione che coprirà solamente 11 giorni al mese, massimo 15 (e questo se non avranno lavorato con contratti atipici, se no manco quelli). Insomma, da vecchi faranno la fame e quindi bisogna correre ai ripari. Come? Al solito con le pensioni integrative, che, con le Borse in altalena, è come affidare i propri soldi al gatto e la volpe. CorEconomia continua: “Privarsi di poco oggi, mentre si è lavoratori, per non privarsi di molto quando saremo pensionati. Un’assunzione di responsabilità che ognuno dovrà farsi in proprio.” Ma come? Scherzate? Avete detto ai giovani di studiare, che nemmeno una laurea triennale sarebbe bastata. Di accettare stage da fame e lavori precari, perché tutto fa curriculum e lavorare nobilita l’uomo. Avete creato un debito pubblico monstre che, in sostanza, significa far pagare alle generazioni successive sprechi e privilegi di cui non hanno beneficiato in vita. E adesso che questi s’accontentano di 1200 euro al mese, che derogano i propri diritti in cambio di un contratto purchessia, dite loro di privarsi di qualcosa oggi, ché la vecchiaia di domani sarà dura? Che rispondere. Che i giovani devono scommettere sui cavalli o giocare al lotto? No. Ricordate cosa fece Eric Cantona a quel tifoso che lo insultava dalla tribuna?

Ubi Report…
Un plauso infine alla trasmissione Report che, come sempre, ci informa e ci ricorda. Domenica sera, nella rubrica “Come è andata a finire”, il sequel della saga Tanzi. Ebbene, quando Callisto era presidente del Parma, con un giro di fideiussioni acquistò anche il Verona, che poi girò a Pastorello, perché una proprietà non può, per ovvi motivi, avere due squadre nella stessa serie. Come non detto, l’Hellas si salvò all’ultima giornata vincendo proprio a Parma. E grazie a un rigore provocato da Benarrivo, il cui procuratore era Pastorello jr. Ad andare in serie b, e poi fallire, fu il Napoli di Corbucci. Il quale, indignato, si rivolse a Carraro. Che gli rispose (ma ha smentito): “In una nazione in cui Berlusconi ha quel che ha, cosa vuoi che sia avere due squadre nella stessa serie?” In effetti, ubi major…

Colpo grosso Chelsea
Su indicazione di Carlo Ancelotti, il Chelsea di Abramovich ha commissionato la composizione dell’inno della squadra a Umberto Smaila. Ma, secondo la Gazzetta, la dirigenza lo starebbe tenendo nel cassetto. Forse aspettano le ore piccole.

di Matteo Lunardini