Politica

Maroni, la sicurezza e i diritti degli uomini

Ministro Maroni,
questa è la seconda volta che, dalle pagine di questo blog, Le scrivo una lettera aperta.

Stavolta non sarà la censura preventiva del solerte funzionario che limita la mia libertà individuale l’oggetto di queste righe. No, stavolta vorrei sollevare qualche obiezione direttamente a Lei, signor Ministro, nella duplice veste di rappresentante dello Stato, garante dunque della Costituzione, ma anche in quella di autorevole membro di una forza politica che spesso da quei principi sanciti dalla Costituzione si mostra orgogliosamente lontana.

Avrei voluto chiederLe chiarimenti sulle Sue esternazioni riguardo ai pericoli di nuovo terrorismo (dopo un presunto attentato di cui più niente si sa) o domandarLe dei motivi che l’hanno portata maldestramente a pubblicizzare i Suoi timori di disordini di fronte ad una manifestazione come quella della Fiom (palesati, mi permetterà, in evidente contraddizione con il Suo ruolo istituzionale). Sarei stata anche tentata di chiederLe ragione delle Sue critiche a Saviano con Sua pressante richiesta di confronto televisivo viso a viso nella prossima puntata di Vieni via con me.

Ma, così facendo, avrei distolto la Sua attenzione circa la gestione del problema immigrazione, sulla quale si è fondata, me lo concederà, la fortuna della Sua formazione politica e, in fondo, il pretesto di questa lettera.

Vengo ai fatti.

Succede a Brescia che alcuni extracomunitari salgano su di una gru e, da quella posizione, nella convinzione di essere in una democrazia, pretendano pericolosamente la garanzia dei diritti che spettano a tutti gli uomini, a prescindere dalla loro nazionalità.

Nessuno avrebbe immaginato, neppure Lei, che potessero resistere tanto a lungo in quella situazione, ma proprio questa ostinazione, protratta per tanti giorni, nel rivendicare le loro ragioni avrebbe dovuto consigliare il Suo dicastero, rappresentato dai funzionari di Brescia, a valutare la vicenda anche in senso umanitario.

La cautela per la salute e l’incolumità di coloro che manifestavano in condizioni tanto estreme è invece passata del tutto in second’ordine, per privilegiare l’aspetto ideologico che questo confronto tra noi, italiani brava gente, e i cosiddetti irregolari poteva proporre.

Ma non erano pochi, signor Ministro, coloro che hanno preferito non adeguarsi a questa semplificazione e che, in prossimità del luogo della protesta, hanno testimoniato le profonde differenze di pensiero che, anche in un Paese condizionato mediaticamente alla paura per il diverso, esistono ancora.

Alcune immagini, che hanno fatto il giro della rete, documentano quanto fastidio queste forme di vicinanza e il dissenso in generale, e questo in particolare, possano arrecare alla sensibilità di chi è preposto a garantire l’ordine pubblico. Il riferimento è in particolare allo zelo preoccupante del vicequestore di Brescia, Emanuele Ricifari, che personalmente si incaricava di indicare ai perplessi poliziotti le persone che dovevano essere portate via.

Signor Ministro, lunedì sera, i quattro ragazzi rimasti sulla gru, Arun, Sajed, Rachid e Jimi sono scesi. Ma rimangono interrogativi che Lei, come ministro degli Interni e come responsabile, insieme ad altri, delle iniziative di governo, dovrebbe chiarire. Mi riferisco alla mancata concessione della visita di un medico di Emergency sulla gru, come all’espulsione di nove egiziani, rei di essere presenti al presidio di Brescia e, non ultima, la sorte che attende chi è salito sulla gru.

Lunedì, a Milano, Mohamed, “Mimmo”, uno dei volti del movimento dei migranti, è stato portato in questura per la notificazione di un atto: quello del diniego della richiesta di regolarizzazione con la sanatoria; da lì è stato deportato al centro di identificazione ed espulsione di via Corelli. Signor Ministro, anche se i detenuti non subissero abusi fisici nei CIE, com’è possibile che delle persone, in un Paese liberale, siano detenute per aver compiuto un reato che non dipende dalle loro azioni ma dal loro stato, appunto quello di clandestini?

Signor Ministro, io non credo che Lei sia tanto sprovveduto da non comprendere che leggi immorali e illogiche come la Bossi-Fini non favoriscono la sicurezza dei cittadini e che il trattamento che subiscono gli immigrati in questo Paese non è degno di quel che ci vantiamo di essere: una democrazia liberale. E non credo neppure che i tanti Suoi elettori non si rendano conto che favorire la clandestinità, frapponendo tra l’immigrato e la regolarizzazione una miriade di ostacoli e cavilli, vuol dire creare lavoratori ricattabili, loro malgrado sleale concorrenza dei lavoratori tutelati.

Signor Ministro, spero di sbagliarmi, ma ho l’impressione che il Suo sia un preciso metodo di governo, quello della paura, e che Antonio Albanese, per  la sua fortunata invenzione appunto del ministro della Paura, Le sia debitore di qualcosa.

Se Lei non è né ingenuo né in malafede, dimostri a noi cittadini che il trattamento subito dai manifestanti a Brescia e l’indifferenza verso le condizioni umane dei migranti sulla gru non sono l’atteggiamento che dovrebbero tenere le forze dell’ordine: prenda provvedimenti contro chi ha macchiato la funzione dei servitori dello Stato, non solo per tutelare i cittadini (immigrati o italiani, poco importa) ma per preservare l’autorità del Suo Ministero e, di conseguenza, quella dello Stato.

Per quanto riguarda il problema della clandestinità, della sanatoria-truffa, dei CIE, La rimando a quel che chiedono, con un volantino, i migranti di via Imbonati, a Milano (il 5 novembre, Lei dovrebbe saperlo, cinque immigrati sono saliti sulla torre Carlo Erba).

Come i ragazzi di Brescia, anche loro hanno motivazioni, idee e dignità.

Da loro, tutti, e pure Lei, signor Ministro, dovremmo prendere esempio.

P.S. Quando si chiede qualcosa, si deve essere disposti a poterla concedere a propria volta. Ministro, come Lei ha chiesto a Saviano un incontro faccia a faccia, così ne proponga uno ai cittadini informati. Immagino che gli amici di Telebavaglio sarebbero felici di poterLa ospitare.