Scuola

Scuola sempre più al collasso, adesso <br/> anche i direttori generali se ne vanno

Complice la riforma Tremonti-Brunetta buona parte dei ruoli chiave dell'amministrazione restano vacanti. Molti hanno scelto il pensionamento

L’amministrazione scolastica italiana sull’orlo del collasso: da alcuni giorni, infatti, hanno lasciato il servizio i più esperti direttori generali, sia al centro che in periferia. A cominciare dal capodipartimento Giuseppe Cosentino, ossia il massimo responsabile della macchina organizzativa della scuola italiana, un funzionario che è stato punto di riferimento degli ultimi ministri dell’istruzione. Con lui se ne è andato Mario Dutto, che lascia scoperto la direzione degli ordinamenti, vale a dire uno dei settori nevralgici dell’amministrazione, quello per intenderci che scrive le circolari su cui si regge la filosofia degli interventi a cui devono attenersi presidi e insegnanti.

Se n’è andata anche Maria Grazia Nardiello a sua volta perno del sistema dell’istruzione tecnica, professionale e istruzione degli adulti. E lascia pure gli affari internazionali (il collegamento con il sistema europeo) Antonio Giunta La Spada. Con questi sono usciti di scena anche alcuni vice che pure rappresentavano un punto di forza dell’amministrazione, magari per far fronte all’inesperienza di qualche capo arrivato al ministero per meriti politici (se non addirittura di semplice parentela).

E certo tra questi vice si rimpiangerà Sergio Scala. In conclusione un fuggi fuggi generale che ha una sola spiegazione: i provvedimenti dell’accoppiata Tremonti-Brunetta sulle prospettive pensionistiche dei dirigenti generali che per non essere pesantemente penalizzati si sono visti costretti a chiedere di essere messi a riposo. “Non potevamo fare altrimenti – osserva un direttore generale appena pensionato – perché se fossimo rimasti l’avremmo pagata cara. Tremonti ha giustificato il nuovo sistema di pensionamento dicendo che lo Stato avrebbe ottenuto un grande risparmio. Niente di più falso. Perché a noi non possono togliere nulla, e chi verrà al nostro posto dovrà essere pagato. In verità questa manovra serve a chi è ministro in carica, per avere dei posti su cui mettere i propri uomini (o le proprie donne). E se il governo ora se ne va, prima piazzeranno i loro protetti”.

Ma a completare il quadro della diserzione di massa di dirigenti generali non va dimenticato chi ha lasciato la guida degli uffici scolastci regionali: oggi infatti sono già senza dirigenti la Toscana, il Molise, la Sicilia, la Liguria, l’Abruzzo. Anche tra questi pensionati gente di grande esperienza e qualità, comme Anna Maria Dominici, che nella sua lunga esperienza ha retto uffici come la Campania, l’Umbria, il Piemonte, la Lombardia e fino all’altro giorno la Liguria. Già Maria Stella Gelmini ne ha fatti di tutti i colori nella sua gestione, e ora come se la caverà senza tante competenze? Un orizzonte certo non roseo per lei. Almeno fino a quando manterrà il suo posto.