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Il metodo Brunetta sbarca in Gran Bretagna <br/> il governo assume i cacciatori di teste

Tagliatori di teste cercansi. Potrebbe essere una delle pensate del nostro ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Invece l’iniziativa è del governo britannico, precisamente del capo di gabinetto Gus O’Donnell. Per fare fuori il mezzo milione di posti di lavoro nel settore pubblico, già annunciati dalla coalizione conservatrice-liberaldemocratica, ha pensato di prendere lezioni dai migliori: amministratori delegati e presidenti di compagnie private che in questi anni di recessione hanno tagliato centinaia di impiegati. Chi meglio di loro potrà insegnare ai funzionari statali come massimizzare le risorse ed eliminare le forze inutili? Del resto il fior fiore degli imprenditori del Regno appoggiano i conservatori, dare una mano al premier David Cameron in questo periodo di austerità è quasi diventato un dovere. Downing Street si rifiuta di rendere noti i futuri carnefici del settore pubblico, ma il quotidiano Independent è venuto a sapere alcuni dei nomi in ballo. Sicuramente è stato consultato Richard Barker, direttore esecutivo della catena di farmacie Boots, un gigante in Gran Bretagna. Barker è un vero esperto in lacrime e sangue: durante la sua ristrutturazione l’azienda ha cancellato 2.000 posti di lavoro e il prezzo delle azioni della compagnia è raddoppiato. Adesso Barker è presidente della catena di palestre Virgin, ha rifiutato di diventare consulente fisso del governo ma non ha escluso di poter dare il suo prezioso consiglio.

O’Donnell potrebbe essersi liberamente ispirato a Brunetta. Come lui, con la sua legge anti-fannulloni, anche il capo di gabinetto intende liberarsi dei funzionari di scarso rendimento e premiare quelli meritevoli. Licenziare i più anziani per lasciare spazio ai giovani. Che nel frattempo sono diventati bamboccioni, proprio come gli italiani, e rimangono a casa con mamma e papà fino ai 30 anni suonati per mancanza di risorse. Per centrare questo obiettivo tra i papabili tagliatori di teste c’è anche Sir Roy Gardner, direttore esecutivo della compagnia che gestiva British Gas. Anche lui ha sulle spalle mille licenziamenti. Anthony Habgood, invece, direttore della casa editrice Reed Elsevier, è un esperto di outsourcing. Delegare e dare potere e responsabilità ai cittadini sono i mantra del governo Cameron e le basi della sua Big Society. Lo stato non può fare tutto, quindi ha necessità di affidare alcuni compiti a risorse esterne, come gli elettori stessi. Habgood sarà utile per mettere in atto questo cambiamento nella maniera meno traumatica possibile.

Nelle intenzioni di Whitehall ogni ministero avrà un proprio consulente esterno, appartenente al settore privato. Il cattivo di turno, per intenderci. Per i tagli alla spesa pubblica (oltre 80 miliardi di sterline) il primo ministro ha già ingaggiato il discusso imprenditore Sir Philip Green, proprietario di Arcadia, che gestisce varie catene di negozi low cost in Gran Bretagna. Proprio lui, che folleggia con Kate Moss e i protagonisti della Londra nottambula. Proprio lui, simbolo dell’imprenditoria boriosa e spendacciona, è stato incaricato di mettere a dieta i conti pubblici. Ai cittadini non è piaciuto.

E poco importa se d’ora in poi potranno leggere online i budget di ciascun ministero, i progetti avviati e gli obiettivi prefissati, controllando se sono stati raggiunti in tempo. La trasparenza non basta. Non è un caso che recentemente i sondaggi diano il Labour di nuovo in testa sui Conservatori dopo quasi due anni di affanno. I laburisti hanno appena annunciato 40.000 nuovi iscritti al partito, per la maggior parte delusi dal vice premier liberale Nick Clegg e scappati dalle fila dei Liberal Democratici, che sono caduti in picchiata e oggi registrano l’8-9% di preferenze, contro il 20% dello scorso maggio.

di Deborah Ameri