Politica

Alfredo Biondi: “Con il Pdl solo signorsì”

Dopo 16 anni l'ex ministro dà l'addio a Berlusconi: "Non ne potevo più. Ormai nel partito tutti pensano ad adulare il capo solo per fare carriera o arricchirsi"

Alfredo Biondi

“Sa, io posso aver sbagliato molte cose. Un liberale ha dentro il suo Dna l’idea del dubbio… Posso aver fatto delle battaglie inutili, o persino sbagliate, ho provato ad essere un garantista e so che questa per voi del Il Fatto è già una mezza bestemmia. Ma quello che non posso fare, e non ho mai fatto, è unirmi al coro dei laudatores imbambolati che cantano la gloria del capo e si commuovono quando ripetono ‘Meno male che Silvio c’è!’. A tutto c’è un limite no?”.
Persino lui, l’uomo del “decreto Biondi”, Alfredo Biondi, 80 anni, liberale di antica data, ha finito per gettare la spugna. Dopo essere stato il ministro simbolo del primo governo Berlusconi, adesso dice addio al Pdl, al Cavaliere, a vent’anni di storia, a “un amico”, se ne va senza rancore, senza sbattere la porta, ma con una punta di ironia sulfurea: “Sa, io sono entrato in politica con l’idea che si possono fare mille compromessi. Ma che non si può fare carriera per adulare un capo, né arricchirsi”. Biondi ha rotto per il suo dissenso sul procedimento contro Gianfranco Fini. Ma aggiunge anche di aver sentito crescere dentro di sé un malessere crescente: “Mi sono reso conto che, nell’ultimo anno in Parlamento, avevo votato in maniera difforme dal partito su tutte le questioni della laicità e delle libertà individuali”.

Ministro…
Macché ministro!

Senatore…
Non lo sono da due anni.

E quindi?
Avvocato, più semplicemente. Ma in fondo sono un tergicristallo (e ride).

Prego?
No, non mi sono ancora rincoglionito, ma ha capito bene. Vede, rispetto a quelli nati con le certezze delle ideologie, noi liberali eravamo come tergicristalli. Siamo cresciuti con una dialettica interiore, con un dubbio: ‘Sì-No, Sì-No’.

Oggi, con il tergicristallo sul “No”, l’hanno cercata tutti i giornali…
Buffo, vero? È la prova che uno diventa importante solo quando non c’è più. Mi sento come un personaggio di Gogol!.

Ma lei non è sparito. Lei se n’è andato!
Sì, sono d’accordo con quello che dice Fini. Anche nel centrodestra, sulle questioni della legalità, non si possono fare deroghe. E sui diritti civili sto soffrendo da anni.

Ad esempio?
Sulla fecondazione assistita, sui contratti di unione solidale, o i Pacs, o come li volete chiamare. Fino al 2008 ho votato sempre contro, applaudito da Vendola e da Pisapia, che considero un galantuomo e guardato come un marziano dai miei compagni di partito. Ma si può?

C’è meno libertà nel Pdl che nella prima Forza Italia?
Su questi temi senza dubbio.

Ma ci sono altri laici, nel Pdl?
Dice? C’erano ‘i socialisti di sua maestà’… Che però adesso sono i socialisti di… ‘sua santità’. Nel senso della devozione per il pontefice, intendo.

I nomi non li fa?
Ma certo. Avete visto Sacconi? Una conversione sorprendente. Siccome è veneto si è messo in testa che per stare nel Pdl deve essere anche devoto.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso?
Volevano discutere la questione di Fini nell’ufficio di presidenza, che è un gruppo di consulenti di Berlusconi. Eh no, ho detto e scritto: ci vuole la direzione nazionale. Non mi hanno nemmeno risposto!!!

Con Berlusconi non ci ha parlato?
Venti minuti fa, era lui quando trovava occupato. Mi ha colpito che non mi abbia detto: ‘Perché non resti?’.

Non ci credo.
È così. Ha detto: quando tornerai ammazziamo il vitello grasso. Non è la stessa cosa. Lui non chiede, capisce?

Dicono: Biondi è amareggiato perché non è stato ricandidato…
Ma sono pazzi? Ho fatto nove legislature, come le Sinfonie di Beethoven!

Non mi dica che era contento di restar fuori?
Per nulla. Ero già vecchio e usurato nel 2008, figuriamoci ora. Però se fossero entrati dei giovani dinamici sarei stato felice. Ma vista la pletora degli yes-man che si sono affollati…

Cosa fa ora?
L’avvocato. Lo pratico da tre quarti di secolo e lo farò finché campo. Quindi per poco, eh, eh…

Chi è rimasto dei padri fondatori di Forza Italia?
Antonio Martino. Di cui immagino il disagio, anche se lui è molto riservato. Tutti gli altri sono stati già epurati: zaaac!

Ad esempio?
Il povero Jannuzzi, decapitato come me. Vedo che è scomparso Pera. E Urbani che entra ed esce dalla soffitta, eh, eh, eh… Siamo stati tutti sterminati.

Cosa pensa dei nuovi protagonisti come Scajola?
Mi provoca? Io ho una biografia di antiscajolismo nel curriculum. Una vita da onesto e implacabile avversario dello scajolismo da difendere. Non è che ho aspettato la casa a sua insaputa

È colpevole?
Sono garantista, gliel’ho detto. Attendo. Ma altre colpe, per me più gravi, le ha di sicuro.

Lo odia?
Ma no… Se posso dire, lo stimo persino, come persona. Ma la sua idea della politica, poi imposta a tutto il partito in Liguria, è feudale. Si immagini che mi ha costretto ad emigrare, l’ultimo anno alle elezioni, perché non voleva che fossi eletto nella mia regione. Questo è l’uomo!

Bertolaso?
Eh, eh, eh… Un mito infranto.

E Verdini?
Pensavo che vivesse confinato a via dell’Umiltà. Non immaginavo che trovasse il tempo per accudire una banca.

Che fa, un “liberale” come lei suggerisce il conflitto di interessi?
Le dico una cosa: a ottant’anni vivo in una casa in affitto, senza lussi né privilegi, non ho auto blu. La differenza fra quelli della mia generazione e questi, è che mai abbiamo pensato che ci si potesse arricchire.

Finirà insieme a Fini?
Mica ho la fregola di andare a fare il figurante! Mi piacerebbe costituire con qualche amico un nucleo di opinione che pesi nel dibattito del centrodestra.

Però Fini le piace…
Al congresso ha fatto un discorso da uomo di Stato.

Facciamo un test. Lei che pensa dello scudo?
Che ci sia un’immunità retroattiva alla funzione lo accetto. Che ci sia una protezione retroattiva per Berlusconi, no.

Non credo alle mie orecchie.
Sono garantista, ma non tollero l’impunità. Si tutela la funzione, non la persona. Spero che gli avvocati che ha intorno gli spieghino la differenza, a Silvio.

La vedo indignato
Per non dire della lotta alla mafia.

Adesso ruba il mestiere a noi!
Senta, io difendevo la famiglia Dalla Chiesa nel 1982.

Non è che con questo strappo ambisce a qualche ruolo?

Sono stato segretario del Pli, tre volte ministro, nove volte in Parlamento, adesso voglio diventare il sindaco di Staglieno, il cimitero monumentale. Ah, ah, ah. Sa che la vita è strana?

Perché?
Domani vado a comprare il Fatto, per la prima volta in vita mia. Non l’avrei mai detto. Con questa intervista guadagnate un lettore.

Da Il Fatto Quotidiano del 28 ottobre 2010