Politica

Giustizia, Fini avverte il governo<br/> “Su alcuni punti c’è rischio crisi”

Il presidente della Camera è arrivato a Milano per lanciare Futuro e libertà. Nella città che ospiterà l'atto fondativo del partito, Fini parla di legalità e proposte legge: "Chi è condannato per reati contro la pubblica amministrazione non sia ricandidabile"

“Parassiti e delinquenti, gli unici a cui noi non ci rivolgiamo”. E Gianfranco Fini si guadagna l’ennesimo applauso. In un teatro Derby pieno oltre misura, con la gente costretta a stare fuori, il presidente della Camera ha lanciato Futuro e libertà a Milano. Qualche ora prima il leader Fli, parlando del nodo giustizia, aveva mandato un avvertimento al governo: ”Su alcuni punti c’è rischio crisi”.

Il capoluogo lombardo, a fine gennaio, ospiterà l’atto fondativo del partito. Con l’ambizione “di riscoprire la politica, la vera politica; che prima di chiedere ai cittadini lavora per i cittadini”. Fini ha parlato di legalità, facendo riferimento alla Costituzione: “Piaccia o non piaccia, la legge è uguale per tutti”. Poi annuncia di volere presentare un progetto di legge che renda ineleggibile, e quindi non candidabile, chi è stato condannato in via definitiva per reati contro la Pubblica amministrazione. “E’ venuto il momento per un provvedimento ad hoc per far sì che chi è condannato in terzo grado per reati contro la pubblica amministrazione, magari con l’eccezione dell’abuso d’ufficio, non sia ricandidabile e quindi rieletto”.

Il presidente della Camera ha definito “fuori luogo” le tante polemiche di questi giorni nel Pdl. Ha ribadito quindi la sua posizione sul lodo Alfano ritenendo “sacrosanto garantire la funzione ma non la persona”. E al riguardo ha precisato di non avercela con Silvio Berlusconi. Il leader di Fli non è convinto nemmeno dall’idea del processo breve confermando il suo no alla definizione dei “tempi dei processi in modo retroattivo”.

”Rischio crisi”, dunque. Durante un’intervista all’emittente televisiva Antennatre Nordest, il presidente della Camera ha detto: “Noi non crediamo che si possa o si debba riformare la giustizia punendo la magistratura. La magistratura non deve essere sottoposta ad altri poteri e quindi nemmeno a quello esecutivo. Questo è un rischio concreto”. Per questo “mi auguro non si concretizzi”.