Giustizia & Impunità

L’urlo dei cittadini contro la cricca

Ci risiamo: riemerge lo spauracchio delle elezioni, e fa più paura a sinistra che a destra (ma come: non era Berlusconi quello in crisi?).

Gli elettori si allontanano dalla politica (ben un terzo, al momento, sarebbe intenzionato a non andare a votare), e nel si salvi chi può si alzano le voci di tanti attori sociali che prescrivono la loro ricetta per la sopravvivenza del rispettivo settore prima della caduta del governo: la Marcegaglia e gli imprenditori denunciano le riforme mancate, gli operai della Fincantieri di Genova chiedono una politica industriale che non c’è, i ricercatori e gli studenti lottano per non smantellare la già precaria istruzione nel nostro paese. Si potrebbe andare avanti all’infinito nell’elenco, ma si giungerebbe a un paradosso: non c’è un urlo nella società contro la corruzione, il cancro di questo paese.
Dopo gli imprenditori che ridevano nel letto pensando alle speculazioni che avrebbero fatto alle spalle degli Aquilani, dopo lo scandalo dei finanziamenti all’eolico in Sardegna, dopo che abbiamo addirittura scoperto dermatologi in combutta con case farmaceutiche per rifilarci farmaci che nella migliore delle ipotesi non ci avrebbero recato conseguenza alcuna, bene, dopo tutto questo (e tanto altro) il governo non si sente in dovere di adottare nessuna misura straordinaria per contrastare il fenomeno, anzi. Silvio Berlusconi al Parlamento la settimana scorsa ha detto che questo è il governo più sicuro di sempre e che abbiamo “la normativa antimafia più efficace al mondo“. Un dubbio: cosa sono le cricche che si sono infilate in tutti i settori della società, dagli appalti alle fiction tv, passando per tentativi di influenzare le decisioni dei giudici, se non espressione di un sistema mafioso dei più potenti a danno dei più deboli? E quante altre scuole, ospedali e edifici pubblici dovranno cadere a pezzi prima che il governo si decida a prendere delle misure forti ed efficaci contro la corruzione, che costa ogni anno agli italiani ben 60 miliardi di euro?
Avaaz.org, insieme a Agende Rosse, Ammazzateci Tutti, Andiamo Oltre, Fare Futuro, Generazione Italia, Italia Futura e Valigia Blu, ha lanciato una petizione per chiedere ai Presidenti di tutti i gruppi parlamentari di “rendere la lotta alla corruzione una priorità assoluta, di prendere provvedimenti immediati per sbloccare il dibattito parlamentare sulla proposta di legge e di votare una legge forte ed efficace contro la corruzione“. Nelle prime 48 ore sono state raccolte 30.000 firme, e ogni volta che viene superata quota +20.000, le firme vengono consegnate ai destinatari. Il Fatto Quotidiano si è già speso sulla questione, e sono tanti i parlamentari che hanno fatto dichiarazioni propositive in tal senso. Il passo più difficile è ora passare ai fatti, ma una speranza c’è e ci arriva dal Brasile, paese che in materia di corruzione non ha niente da invidiare all’Italia: domenica scorsa si sono tenute le elezioni, e ben un quarto dei deputati non si è potuto ricandidare perché condannato di crimini contro lo stato. E’ stata proprio Avaaz.org, insieme a un’ampia coalizione di movimenti della società civile, a battersi per ottenere la legge anti-corruzione, contro il volere dei parlamentari stessi.
Ci avevano detto che la “legge bavaglio” era una priorità assoluta per il governo e che la sua adozione era cruciale. Si sono dovuti rimangiare tutto, perché insieme ai media e a tanti movimenti e organizzazioni, la voce dei cittadini si è fatta sentire più forte e unita di quella del governo ed è riuscita con una mobilitazione su internet e nelle piazze senza eguali ad affossare la legge. Dobbiamo farcela anche questa volta, ora che la sfida è ancora più difficile: è in gioco la natura stessa della nostra democrazia. Firma e fai firmare la petizione, e invita i tuoi amici attraverso la pagina di Facebook!

Giulia Innocenzi e Gianfranco Mascia