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Ambiente & Veleni

I rifiuti in Campania, la nuova peste dell’Italia

Nel nuovo libro di Tommaso Sodano e Nello Trocchia il racconto di quello che Piero Calamandrei chiamava "la putrefazione morale"

Anticipiamo stralci del libro La Peste (edito da Rizzoli), scritto da Tommaso Sodano con il giornalista Nello Trocchia. Sodano, nel 2003 denuncia alla procura della Repubblica le irregolarità nel ciclo dei rifiuti, una denuncia da cui partirà il processo contro Bassolino e i vertici di Impregilo. In questo estratto pubblichiamo uno dei documenti esclusivi presenti nel libro, una informativa dei carabinieri che racconta i rapporti spericolati di Luigi Cesaro, Pdl, attuale presidente della provincia di Napoli, presentato come fulgido esempio di rinnovamento e del rilancio della Campania.

“Gigino! Gigino! Gigino!” Un grido si alza nella sala e tutti in coro a intonarlo. Un solo nome: Gigino. Attorno al tavolo, lo stato maggiore del Pdl: Mario Landolfi, Nicola Cosentino, Mara Carfagna, Sergio De Gregorio, Paolo Russo, Stefano Caldoro. Il nuovo è servito. In mezzo c’è Luigi Cesaro, candidato alla presidenza della Provincia di Napoli. È il 17 gennaio 2009 e all’Hotel Excelsior si celebra la new entry.

Ma chi è questo cinquantasettenne dal napoletano fluente e dall’italiano carente? Il suo discorso comincia così: “Non riesco a quantizzare quanti amici stanno in questa sala. Questo abbraccio mi entusiasma e mi sprona al mio e nostro progetto di costruire una provincia di Napoli finalmente vivibile”. E poi sferza la platea: “Il disastro è sotto gli occhi di tutti, non da oggi, sono cose già detto da tante persone. Sciolgo la riserva e accetto l’invito che mi avevate fatto”. Scrosciano applausi. Gigino balbetta, inciampa di continuo, cambia i fogli rapidamente e si giustifica: “Leggo perché sono emozionato”. La notizia della candidatura viene salutata positivamente dal centrodestra. Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità, non nasconde l’emozione: “Sono qui perché questo è il giorno del riscatto. Pensiamo ai milioni di euro spesi in opere pubbliche mai realizzate, al disastro dei rifiuti, alla mancanza di sicurezza nelle scuole. Il governo Prodi non ha voluto disturbare i suoi luogotenenti”. (…)

Cesaro che ripete alla platea di accoliti le parole d’ordine “passato, disastro, cambiamento, novità, futuro”. Il vocabolario dell’homo novus, arrivato a mutare le sorti di una provincia per avviare la presa, armi in spalla, di Comune e Regione. Cesaro può farlo, viaggia sull’onda dei successi di Silvio Berlusconi. Lo chiama “presidentessimo”: “Quando scende il premier, gli faccio mangiare la mozzarella”. L’aria è cambiata, il presidente del Consiglio ha fatto il miracolo; lo dicono i giornali, ne sono convinti i cittadini. Basti guardare il sondaggio effettuato dall’Istituto Piepoli. Domanda semplice: “Di chi è la responsabilità dell’emergenza rifiuti?”. Più di un terzo, il 36 per cento, ha risposto di Bassolino e Jervolino, presidente della Regione e sindaco di Napoli. Opinione diffusa è che la classe dirigente di centro-sinistra abbia toppato, stagione finita. Ma quando si chiede il giudizio sull’operato del governo, l’82 per cento degli italiani (sommando “molto” e “abbastanza”) approva l’apertura delle discariche e la realizzazione di quattro forni o inceneritori. Nel famoso discorso del 17 gennaio 2009 Cesaro, futuro presidente della Provincia, confessa: “Noi abbiamo lavorato nei Comuni a costruire questa nuova classe dirigente. Ora dobbiamo governare e ridare dignità al nostro popolo”. Ecco, i Comuni: come hanno lavorato nei Comuni? Bisogna partire da lì per capire, e poi torneremo a quel tavolo; nel frattempo, teniamola a mente la foto di famiglia: Landolfi, Cosentino, De Gregorio, Russo. Tutti attorno al primo viceré: Luigi Cesaro, per tutti Gigino. L’armadio del primo viceré è ricco di particolari. Non solo il processo per rapporti con la camorra negli anni ‘80, da cui è uscito assolto, ma anche altro.

Cesaro arriva da un comune in provincia di Napoli, Sant’Antimo. Nel 1991 il comune di Cesaro viene commissariato per mafia.(…) Su Gigino i Carabinieri scrivono, e tanto. C’è un altro documento salvato dal fuoco dell’occultamento. L’informativa riguarda gli accertamenti per dare seguito alla proposta di scioglimento. Sempre anno 1991(…). La pubblichiamo per la prima volta. Si legge: Luigi Cesaro […] ricopre la carica di consigliere provinciale eletto nelle liste del Partito socialista italiano […].

Numerose sono le relazioni di servizio redatte dall’Arma di Sant’Antimo circa le frequentazioni di questi con noti pregiudicati del luogo tra cui Santo Flagiello [soprannominato “Santuliello Capa ’e Bomba”, noto affiliato al clan camorristico capeggiato da Geremia Ranucci, soprannominato “Ciruzzo o’ Curnutiello”], Salvatore Puca [soprannominato “Barbettella”, ucciso in un agguato di matrice camorristica] ed il libero vigilato Francesco Di Sebastiano.

Gigino “il presidente” è stato tirato in ballo dalle dichiarazioni del pentito dei sacchetti Gaetano Vassallo, quello che ha guidato la devastazione di una regione. Vassallo lo accusa di rapporti molto pericolosi e di contiguità con il potere camorristico. Cesaro si dichiara innocente e si dice indignato. “Solo fango su di me” ripete. “Non conosco il signor Vassallo né tantomeno altri esponenti della criminalità organizzata napoletana”. Cesaro ha chiuso l’armadio e riciclato il passato. Luigi Cesaro, chiamato “’a Pulpetta”, oggi è presidente della Provincia, partito Pdl, e mantiene il posto in Parlamento da deputato. Fa parte della schiera dei politici con il doppio incarico. Le malelingue hanno una spiegazione: in caso di mandato di arresto non può finire in galera, per questo si tiene l’immunità parlamentare. Ma sono solo malelingue.