Politica

Il tradimento di Fini

Casini, perché attaccare Berlusconi solo dopo averlo abbandonato? La domanda di Mentana sullo speciale de La7 al termine del discorso di Mirabello è legittima e illuminante. L’imbarazzo di Casini – “Ci siamo sbagliati”, ha spiegato,”pensavamo che alla lunga il suo agire si sarebbe normalizzato”. Ricorda qualcosa? E il mea culpa di Fini sulla legge elettorale? “Ho contribuito anch’io alla porcata” – ammetteva – queste ammissioni tradiscono l’opportunismo dei due, tanto che Di Pietro può dire a Fini di “non fare il furbo”.

D’altronde, a detronizzare i leader di regimi autoritari ci pensano solitamente, in mancanza o prima delle rivoluzioni, gli ex alleati; che però difficilmente sanno fornire spiegazioni convincenti, a posteriori, del perché si siano accorti così tardivamente degli errori compiuti. E lo stesso Fini, che pure ringrazia B. per aver sdoganato l’Msi trasformatosi in An, ha ricordato un solo motivo che possa spiegare l’abbraccio mortale con colui che oggi lo espelle dal partito: fermare, nel ’94, la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto. Certo, sulla macchina non c’era il centro guidato da Martinazzoli, che però avrebbe dato vita all’Ulivo di lì a due anni; ma davvero il pericolo (quale, poi?) della gioiosa macchina da guerra giustifica il regime di B.?

Difficile che un partito come quello di Casini, abituato a votare in base alla convenienza politica, possa ricordare di essere stato parte di un progetto politico-ideale, e per questo scusiamo l’incapacità di fornire una risposta sensata al perché della tragica alleanza. Ma lo stesso Fini non ha voluto ricordare alcun risultato positivo del suo (ex) governo, e si è limitato a dire che l’esecutivo si è comportato bene (?) in merito alla crisi economica per poi sparare a zero, come notava giustamente Travaglio, sull’essenza dei principali provvedimenti presi dai ministri di B. – in primis la sciagurata riforma di scuola e università che di certo non fa nulla per risolvere il male che Fini sente al cuore per quel giovane disoccupato ogni quattro.

Un governo senza politica industriale, che ha tradito il suo orientamento liberale, e ha promosso politiche insensate, come spiega lo stesso Fini (federalismo, riforma della giustizia, ecc.), e che anzi ha di fatto favorito il sorgere di cricche e illegalità di ogni tipo. Fini non può certo ricordare con merito, alla luce delle sue posizioni attuali, la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e quella Fini-Giovanardi sulla droga. Ma allora cosa?

Nulla. Resta solo la distruzione della macchina da guerra, l’unico risultato dell’impegno politico di B. che resterà negli annali. Vent’anni bruciati, oltre ai danni irreparabili subiti dalla democrazia. Un paese mancato, come direbbe Guido Crainz. E a subirne le conseguenze sono proprio i giovani che preoccupano il cuore di Fini. Lo sguardo di Bersani era giustamente sconsolato, ieri sera. Ora però anche Bersani sa che il governo non sa giustificare il suo operato, e che fare peggio è impossibile. L’occasione è irripetibile: il vuoto da riempire è fortunatamente enorme. Se solo il Pd dedicasse un po’ del tempo che ha perso per difendere i diritti di Schifani (ma l’opinione pubblica non ha il diritto d’interrogare la seconda carica dello stato sulle accuse che gli sono state rivolte?) a costruire un programma e un’alleanza, la gioiosa macchina, non da guerra ma da governo, potrebbe finalmente vincere la sua corsa.