Politica

Fini, B. e il gioco del cerino

Che ci sarà più da recuperare tra i finiani e Berlusconi? Ad un giorno dal vertice del Pdl che dovrebbe rilanciare il governo sugli ormai famosi quattro punti – federalismo, sud, giustizia e fisco – o sancire il definitivo crollo, a voler leggere solo le parole, la seconda ipotesi sembra quasi certa. Ma Fabio Granata che scrive nel suo blog una lettera a Berlusconi e chiude con un ironico “Hasta la victoria presidente” è più di una coincidenza con Filippo Rossi che dalle colonne virtuali di FareFuturo magazine si prende il lusso di smontare sedici anni di alleanza e dire: “Abbiamo capito adesso, c’eravamo sbagliati”. Messe insieme le due cose sembrano dire una cosa sola: fine. Ma possono anche significare ben altro. Perché se Fini non è uscito distrutto dallo scandalo – vero o presunto – sulla casa di Monaco, l’opportunità politica in questo momento è tutta nelle mani dei finiani, a patto di non bruciarlo scontrandosi al proprio interno: lealtà formale nei voti di fiducia in cambio di reale peso nelle scelte di governo. Un tormento per Berlusconi, una opposizione interna che condiziona come e più di quella esterna perché sa di avere i numeri. Farcita da un lento logorio fatto di critiche, ironie e stilettate.

Il ‘pentimento’

Di quali possano essere queste critiche, l’editoriale di FareFuturo è un assaggio. Dossieraggio, slogan, editti: il direttore di ffwebmagazine usa tre parole secche per definire Berlusconi che nessuno, neanche nel centrosinistra, aveva mai pronunciato nella stessa sequenza e con tanta libertà. Ma Fare Futuro fa di più e si spinge al pentimento, diretto e sbandierato, per non avere capito B: ”Nessuno – scrive Rossi – ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare l’avversario e distruggerlo”. Il berlusconismo, prosegue il testo, si nutre di “propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario”.

“Eravamo convinti – confessa Rossi – che fosse un semplice dibattito politico, il confronto tra due idee di centrodestra, e che tutto potesse scorrere nei canali della democrazia interna a un partito”. Certezze in base alle quali, spiega la fondazione, “abbiamo difeso per anni Berlusconi, sperando nella sua capacità di spiccare il volo e diventare un grande politico, uno statista”.

Ma se volo c’è stato, assomiglia più alla picchiata di un falco che al librarsi di una colomba. Ora insomma, “che gli editti toccano da vicino, è fin troppo facile cambiare idea. Oggi ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima? Non c’è una risposta che non contempli un pizzico di vergogna. Un vergogna che, però, non prevede ora il silenzio, il ripetersi di un errore”.

Palla a Berlusconi

Eppure, scrive Rossi, “intendiamoci, tutto questo poi non impedisce la politica, non impedisce di trovare accordi per governare il paese”. Parole che fanno il paio con i proclami di lealtà di Bocchino e che ancora una volta sembrano dire: “Non che ne andiamo noi, ci devi cacciare tu”. Oppure scendere nel terreno dei compromessi, della politica.

Nello spazio molto ristretto che gli rimane, Berlusconi può scegliere due strade: staccare la spina al governo, rischiando di essere rimandato in Parlamento dal presidente della Repubblica senza maggioranza o peggio ancora di vedere una diversa maggioranza prendere il suo posto. Oppure cedere, condannandosi ad un sipario da simil-pentapartito che non gli si confà.

Il premier sa che il logorio darebbe all’avversario interno il tempo di rafforzarsi e diventare un vero partito. Per questo le sta provando tutte. Da un lato le pressioni sul Quirinale e le inchieste. Dall’altra il ramoscello d’ulivo, con la chiamata di ieri a recuperare i moderati “uno per uno”, nella speranza di spaccare l’alleato-nemico. Entrambe le tattiche, tuttavia, sembrano non avere dato al momento i risultati sperati.

Al contrario, potrebbe giocare a favore di B la scarsa coesione all’interno dell’area finiana. Dopo l’uscita di Rossi su ffweb, infatti, dentro l’area di Fli è partita la corsa al distinguo. Prima da Silvano Moffa, che si è detto non rappresentato dalle parole dell’editoriale di Rossi, poi da una nota congiunta dei gruppi parlamentari di Futuro e libertà per l’Italia: “E’ fuorviante e strumentale – si legge – alimentare la polemica a partire da editoriali sicuramente fuori misura e che non impegnano i gruppi parlamentari e che in ogni caso non rappresentano ne’ dettano la linea politica che intendiamo seguire. Dovrebbe essere ovvio – prosegue la nota – ma e’ opportuno precisarlo, soprattutto quando ci si trova di fronte a professionisti del ‘pretesto’, che anziché affrontare l’impegno duro del confronto sulle tesi e sui problemi, preferiscono utilizzare libere e personali riflessioni intellettuali per motivare e giustificare l’unilaterale volontà di rottura”.