Politica

Cossiga, le frasi celebri

Tante sono le frasi a effetto e le battute brucianti per cui Francesco Cossiga è divenuto celebre.

Eccone alcune:
“Adesso gli scherzi sono finiti”, 23 marzo 1991 –  Intervistato alla Fiera di Roma, Cossiga, presidente della Repubblica, minaccia lo scioglimento delle Camere e annuncia la stagione delle ‘picconatè.

“Violante è un piccolo Vishinski”, luglio 1991 – In risposta all’esponente del Pds.

“Io ho dato al sistema picconate tali che non possa essere restaurato, ma debba essere cambiato”, 11 novembre 1991, alla presentazione del libro “Cossiga, uomo solo” di Paolo Guzzanti.

“Io facevo parte di una formazione di giovani democristiani armati, armati dall’arma dei carabinieri, per difendere le sedi dei partiti e noi stessi nel caso che i comunisti, perdute le elezioni, avessero tentato un colpo di stato”, 11 gennaio  1992, rievocando le elezioni del 1948.

Achille Occhetto, segretario del Pds, è uno “zombi con i  baffi”, che fa rivivere “le cose più abbiette e più volgari  del paleostalinismo”, 22 gennaio 1992. In risposta al Pds che  attacca su Gladio.

“Se Berlusconi è il nuovo De Gasperi, io sono il nuovo Carlo Magno”, 18 aprile 1998, in risposta a don Gianni Baget Bozzo che esalta Berlusconi.

“Quando vedo Folena penso sempre a quanto ha perduto la moda e quanto poco ha guadagnato la politica”. “Con la sua eleganza, la sua finezza è chiaramente un mancato indossatore”, 22 giugno 1998, in polemica con il responsabile  giustizia dei Ds.

“Io ho concorso ad uccidere o a lasciar uccidere Moro quando scelsi di non trattare con le Br e lo accetto come mia responsabilità, a differenza di molte anime candide della Dc”, 15 febbraio 2001.

“La giustizia sportiva è una buffonata”, 6 luglio 2006, su Calciopoli.

“E’ anche vero che io abbia una origine familiare di grandi tradizioni repubblicane, antifasciste, radicali e massoniche. Ma non sono stato e non potrò mai essere massone perchè sono cattolico”, 16 ottobre 2009, sui suoi rapporti con la  massoneria.