Scuola

Gelmini, la riforma illegittima

Sono una dei 755 tra docenti, genitori, studenti e personale Ata che hanno presentato ricorso contro le circolari Gelmini su organici, iscrizioni e mobilità. Il Tar del Lazio, che si è pronunciato poche ore fa, ha riconosciuto le ragioni del ricorso: l’illegittimità delle circolari ministeriale. E’ stato dato ragione sul piano dei principi a noi 755 e alla Scuola della Repubblica, al Comitato bolognese Scuola e Costituzione, al Crides, alla Cgil . Si chiedeva al Tar di conferare la sospensiva – accordata 20 giorni fa in via provvisioria – relativa a quelle circolari , che il tribunale ha ritenute tutte illegittime perché “circolari applicative di testi normativi emanati successivamente e pertanto ancora privi di efficacia e di rilievo giuridico”.
La cosiddetta “riforma epocale” delle superiori, quella che – nelle parole del premier e di Gelmini – regge il confronto con la riforma Gentile , ha tentato di procedere attraverso circolari, anticipando illegittimamente le leggi: è così che le iscrizioni alla prima classe della superiore sono state realizzate sulla “nuova scuola”, quella “riformata”, nonostante la riforma non avesse compiuto il suo iter giuridico e non fosse legge. È così che sono state emanate circolari sugli organici (e la relativa previsione del taglio di 50.000 cattedre per il prossimo anno) prevedendo la falcidia di ore della scuola “riformata”, nonostante non fosse legge.

Il Tar, tuttavia, non ha confermato il provvedimento di sospensiva cautelare del 25 giugno, non ravvisando danno grave e irreparabile per i ricorrenti.
L’udienza di merito che andrà a sentenza è prevista forse per il mese di ottobre.

La riforma epocale muove i primi passi nell’illegittimità: e del resto molti di noi lo hanno sottolineato, durante tutto il suo iter anomalo e farraginoso.

Nonostante gli appelli dei proponenti, solo le province di Bologna, Cosenza, Pistoia, Vibo Valentia, i comuni di Empoli, Certaldo, Castiglionfiorentino e il Codacons, sono intervenuti a sostegno e si sono costituiti “ad adiuvandum”.

È mia opinione che una maggiore partecipazione degli enti locali (in quanto rapprsentanti dei cittadini) avrebbe dato ben diverso respiro all’iniziativa di associazioni che non sono state galvanizzate né sotenute da mondo politico e amministrativo, nonostante l’interesse generale e collettivo fosse evidente. Quello che è successo oggi consegna al Paese e alle forze politiche “amiche” un quadro esplicito di dove stare o non stare: dalla parte dei ricorrenti; o dalla parte di chi continua ad andare avanti nonostante l’illegittimità riconosciuta. È una scelta rispetto alla quale non si possono più tirare indietro: o restare nella propria immobilità collaborativa o assumersi la responsabilità – come hanno fatto la provincia di Bologna e gli altri, pochi, enti locali che ne hanno seguito l’esempio – di appoggiare la nostra battaglia. O, ancora meglio, di proporne una autonoma.